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LETTERA AL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE

 

 

 

 

 

 

 

APPUNTI SU “LETTERA AL PRESIDENTE”

 

 

 

La lettera/domanda del 30/01/09 al Presidente del Tribunale di Treviso è stata consegnata manualmente alla Cancelliere Gorghetto Diana. Dopo qualche tempo, non ricevendo risposta, ne ho spedito una copia anche per posta a mezzo raccomandata semplice. Mi ero rivolto al Presidente, incoraggiato dalla sua prime dichiarazioni, subito dopo il suo insediamento: quando ho saputo che la disamina formale della mia domanda, inizialmente prevista nella primavera, era slittata a causa di una intervenuta ispezione ministeriale, ho avvertito una forte sensazione di pericolo, come se una tale ispezione potesse celare qualche intento intimidatorio: oggi sappiamo che, probabilmente, a capo degli ispettori c’era un certo Arcibaldo Miller……….

 

 

 

TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA :

 

 

 

 

            Treviso, 31/01/2009

            Preg.mo Presidente del Tribunale di Treviso

            dr. Giovanni Schiavon

 

            In mancanza del Vostro modulo di richiesta (in allestimento, c'è scritto sul sito del Tribunale), propongo urgentemente la mia candidatura ad essere incluso nell'Albo dei Periti nel settore della informatica e gestione aziendale.

 

            Ritengo di avere tutti i requisiti in quanto gestisco in qualità di socio accomandatario, coadiuvato da mio figlio Marco, la ESSEDI STUDIO E ASSOCIATI SAS, via del Solstizio n. 2, 31044 Montebelluna (TV). La società è attiva da oltre un ventennio ed ha una ristretta ma molto qualificata clientela.

 

            La nostra attività abbraccia, con la eccezione dell'hardware, della progettazione dei siti web  e del software CAD, l'intera gamma delle esigenze della media azienda industriale. Per altri dettagli sulla nostra attività ho inserito, nel CDROM allegato, la nostra brochure in formato elettronico.

 

            Mi è noto che la presente domanda darà luogo alla raccolta di informazioni a mio carico e, datosi che nella lunga carriera lavorativa (di circa 40 anni) ho incontrato un unico problema giudiziario, proprio con codesto Tribunale, ove ho subito una accusa infamante ed una condanna penale, allego per comodità un resoconto della intera vicenda, suddiviso in alcuni files.

 

            La urgenza della presente deriva da quanto segue:

 

            - ho appreso (da Antenna Tre) che nel giorno del Suo insediamento, Ella ha trovato un chiodo sulla poltrona;

 

            - ho appreso (da Antenna Tre) che Ella si sente bersaglio di iniziative di contrasto alla Sua iniziativa di cercare di mettere ordine e smaltire gli arretrati.

 

            La vicenda descritta nello allegato CD ha segnato la mia vita: lo stress era tale che solo la mia indole alquanto serena mi ha preservato, almeno sino ad ora, la salute fisica; ha costituito inoltre un baluardo contro i tentativi di farmi passare per squilibrato, alcuni dei quali sono fotografati nel resoconto stenografico della udienza penale da me subita nel 2000.

 

            Mi sono sempre rallegrato di vivere in una città dove non esiste un esteso fenomeno di omertà. Ora invece penso con una qualche invidia a quegli imprenditori siciliani che stanno finalmente trovando il coraggio di ribellarsi al raket, ma che, superato tale punto, possono confidare nelle Istituzioni giudiziarie; la mia vicenda invece mi ha fatto (soggettivamente, spero non sia un reato) perdere ogni fiducia verso codesto Tribunale (dove tuttavia ho incontrato anche persone ammirevoli).

 

            Sono proprio le difficoltà che Ella ha incontrato che mi hanno convinto a rischiare di fidarmi di nuovo ed incoraggiato a formulare la presente  domanda di iscrizione, ad un ruolo per il quale so di essere idoneo, con la speranza che essa sia presa in considerazione senza pregiudizi legati alla condanna subita.

.          

            Il chiodo sulla Sua poltrona (proprio in occasione del Suo insediamento) è una stranezza , le difficoltà che Le vengono create sono delle stranezze: anche la mia vicenda è contrassegnata da una abnorme quantità di stranezze.

 

            Fra le une e le altre esiste un comune denominatore: il Tribunale di Treviso. E' possibile, anzi a mio avviso probabile, che vi siano ben altri comuni denominatori: in tale evenienza, auspico che la lettura della mia vicenda possa essere di qualche utilità.

 

            Che, ad incontrare certe difficoltà, sia un Magistrato nel Suo alto ruolo, è indice di quanto possa essere pericolosa la situazione, per me, che sono invece un semplice cittadino (N.B. quando a suo tempo ho ricevuto la lettera del Procuratore Candiani ho avvertito una forte sensazione di pericolo: ciononostante, forse per aver vissuto la mia infanzia nelle caserme dei carabinieri, è stato più forte di me: ho insistito nel chiedere, sia pure con la massima deferenza, che si facesse luce su circostanze sconcertanti; i problemi di carattere penale,che erano iniziati poco prima ma si trovavano in uno stato di sospensione e potevano evolvere favorevolmente, precipitarono, anzi la azione penale del Tribunale di Treviso nei miei confronti si è svolta ad una velocità del tutto inusuale; probabilmente, mi sembra lecito dedurre, ho "goduto" di una corsia preferenziale.

 

            Ma come, spesso veniamo a sapere di grossi criminali che escono per decorrenza dei termini (quando non, invece, solo perchè allergici ai ceci) ed a me in pochi mesi sono state riservate ben 6 udienze! (con 3 diversi Gip ed un Giudice Monocratico): se questi fossero i ritmi usuali non esisterebbe l'annoso problema della lentezza giudiziaria......

 

            Datosi che da una modestissima controversia civile è derivato tutto quanto descritto nel CD, che dura da quasi 20 anni e non accenna a finire, la lettura della vicenda offre spunti interessanti in materia di ingolfamento degli uffici giudiziari. L'Ordine degli Avvocati, cui mi ero rivolto con fiducia (ed avrebbe potuto chiudere la vicenda sino dal 2000, anche con un semplice invito al loro iscritto), ha di fatto avallato tutti i suoi comportamenti: alla luce di ciò la offerta di assumere a proprie spese del personale di rinforzo per il Tribunale mi appare come mirata ad accreditare mediaticamente la reputazione ma a me sembra che sia in contrasto con l'ingolfamento di cui sopra, che non si sarebbe mai verificato se l'Ordine avesse preteso anche solo il rispetto delle più elementari regole che ciascun cittadino ha l'obbligo di osservare.

           

            Datosi che non è pervenuta alcuna risposta al mio esposto del 2000 e che le archiviazioni vengono sempre notificate all'autore dello esposto, come mi ha assicurato la dottoressa Piccin, quando ho telefonato, a distanza di mesi, per aver notizie, deduco che detto Ordine abbia continuato a vigilare sulla condotta del suo componente e ne approvi il comportamento sotto il profilo deontologico. Chi legge i resoconti allegati e riscontra la mia ricostruzione con la documentazione originale, ripresa come immagine nei punti salienti (ma che può essere consultata direttamente nel fascicolo), può farsi una idea alquanto precisa su tale punto.    

 

            Tengo a precisare che il contenuto della presente e del CD allegato è rivolto unicamente ad un Ufficio Giudiziario che può disporre dei più ampi poteri di verifica e pertanto chiedo di essere tutelato dalle norme che regolano i confidenti di polizia, anche per quanto attiene alla riservatezza sulla mia identità. Mi auguro solamente che la presente non finisca in mani sbagliate (cosa già accaduta, quando un mio esposto è stato a suo tempo intercettato dalla segretaria del dr. Cicero, una certa Signora Stella che non ho mai conosciuto e pertanto non poteva avere nulla di personale nei miei confronti: a distanza di qualche mese il mio esposto non risultava nemmeno presentato: ritengo tale episodio di una gravità inaudita! ). Non si è trattato dell'unico comportamento, a mio parere irrituale, da parte di impiegati presso il Tribunale: l'Ispettore Panighel, interpellato perchè nel corso della sua indagine non avesse chiesto al ristretto gruppo di componenti dello Studio Nordio chi avesse personalmente ritirato i reperti sigillati in custodia presso il Tribunale, ha risposto (deponendo come testimone, sotto giuramento)  che tale azione non era autorizzata dal Magistrato e che "non poteva divagare".

 

            Il magistrato inquirente, non avendo (beninteso, se l'Ispettore non ha testimoniato il falso)  autorizzato una tale "divagazione", ha insistito sulla chiusura della indagine, alla fine concessa dal GIP, sostenendo che "era passato troppo tempo". Avevo una grande considerazione per questo GIP che ha respinto la prima richiesta di archiviazione e, quando ha accolto la seconda, prendendo atto che la indagine non aveva fatto progressi, ha annotato alcune sue perplessità nel decreto di archiviazione. Nella mia posizione di debole cittadino, non potevo che giudicare le persone dai comportamenti: per tale motivo negli esposti alla Procura indicavo "alla personale attenzione del GIP Giuliano"; datosi che non arrivavano risposte, non sapevo più cosa pensare.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

 

            Ancora oggi, dopo l'episodio della Signora Stella, ho il dubbio che tutti gli esposti fossero intercettati. Se così fosse, è utile che Ella sia a conoscenza di un possibile punto debole nelle procedure; un secondo punto che a mio avviso è di fondamentale importanza è il criterio di assegnazione del lavoro e/o delle cause.

 

            Per superare l'ostacolo ho denunciato tale episodio, che a me sembrava di una gravità inaudita, direttamente al Procuratore Gianfranco Candiani, a mezzo lettera raccomandata. Nella sua lettera di risposta egli ha ritenuto quanto da me riferito non meritevole di alcuna menzione ma ha invece chiaramente manifestato la sua disapprovazione per le mie supposte accuse di collusione fra il CTU Ruota e qualche esponente dello Studio Nordio.  Devo ribadire, e lo feci anche all'epoca, che mai ho formulato le accuse che mi venivano imputate; ho dedotto pertanto che fosse il mio desiderio di conoscere la verità, che non era a tutti gradito, ed ho immaginato, ma meglio sarebbe dire sperato, che il Procuratore fosse stato male informato. 

 

             La conclusione della indagine a me è sembrata un autentico sfregio alla "Istituzione" Tribunale. Non credo che tale mia opinione fosse esagerata, visto che i reperti sotto custodia e sigillati erano stati trovati dopo 5 anni dalla sparizione nel possesso della mia controparte nel processo civile e questa li ha restituiti, dopo alcuni giorni dalla richiesta, privi di sigilli. La onestà del Cancelliere, che aveva consegnato un resoconto scritto con la indicazione che i reperti erano stati ritirati da un componente dello studio Nordio, la cui firma era difficile da decifrare, ed aveva persino smentito la testimonianza dell'avv. Bonotto che giurava di aver restituito IMMEDIATAMENTE, e quindi non dopo alcuni giorni, come invece attesta il cancelliere, i reperti nel suo indebito possesso) non è servita a nulla!

 

            L'ispettore Panighel ha chiarito che aveva capito che era sufficiente fare una semplice domanda a poche persone già individuate, ma riferisce che non era autorizzato.... A me risulta che qualsiasi esperto grafologo sarebbe in grado di collegare una firma alla persona che la ha scritta, nell'ambito di un gruppo molto ristretto: questo anche a distanza di tempo!

 

            A me sembrava incredibile che l'ostacolo che impediva di conoscere la verità fosse la mancata individuazione di quale componente dello Studio Nordio avesse firmato per il ritiro dei reperti! Già allora, ma ancor più nel periodo successivo, osservavo impotente che gli avvenimenti si svolgevano in maniera opposta a quanto sembrava normale ad una persona che, come me, si teneva al corrente sullo svolgimento della vita democratica e su come veniva applicata la giustizia nel nostro paese.

 

            Il mancato accertamento dei fatti mi ha pesantemente danneggiato (solo nel dibattimento che si è concluso con la mia condanna è emersa alla fine la verità tanto tenacemente negata, e cioè che i reperti spariti erano in origine sigillati e sono stati restituiti senza....). E' da qui che sono iniziate le mie vicissitudini, delle quali l'avv. Bonotto (all'epoca praticante dello Studio Nordio),  è ancora oggi l'instancabile protagonista!

 

            Datosi che mi candido ad un ruolo che richiede equilibrio ma anche assenza di appartenenze che potrebbero influire su tale genere di lavoro, ritengo sia opportuno esprimere anche  le mie convinzioni di carattere generale: non mi sono mai schierato in politica, l'unica convinzione radicata fu un anticomunismo molto fermo, fino agli anni che precedettero Berlinguer (anche in tale, remota epoca, facevo comunque dei distinguo nutrendo grande stima per il Senatore Amendola ed il suo gruppo, al quale apparteneva anche l'attuale Presidente della Repubblica).

 

            Ho sempre seguito con passione l'evoluzione sociale e politica del nostro paese, seguendo i media di vario orientamento! E' con enorme preoccupazione che, di recente, assisto alle cronache che riferiscono di un fiorire di "sodalizi" la cui collocazione politica è varia ed il cui obiettivo sembra essere il conseguimento, a favore dei membri, di privilegi di ogni genere.  Tali sodalizi fanno perno sulla collaborazione, dietro le quinte, fra politici, imprenditori e funzionari dello stato, magistrati compresi.

 

            Le conseguenze per coloro che non ne fanno parte sono comunque gravi: si va dalla sanità (la clinica che faceva le operazioni inutili, e quindi sicuramente e solo dannose per la salute, e necessariamente doveva contare su connivenze quantomeno nell'ambito dei controlli), alla spartizione di fondi pubblici,  alle carriere nel settore pubblico. Sapere che vi sono università, come quella di Messina, dove in generale la preparazione è agli ultimi livelli, rispetto agli altri atenei, tranne che per i concorsi di accesso alla magistratura, può darsi che sia casuale ma non mi lascia affatto tranquillo; sapere che vi sono carriere sorprendenti, in settori sensibili come il servizio sanitario o la magistratura , ancora meno!

 

            A mio avviso non c'è abbastanza consapevolezza dei danni, non solo di carattere etico, ma per lo stesso sviluppo economico: una società non può progredire se il merito non viene riconosciuto! Questi fenomeni sono di difficile individuazione in quanto sanno occultarsi troppo bene. Esiste un unico elemento che in molti casi potrebbe costituire un indizio facilmente osservabile all'esterno: le carriere sorprendenti.

 

            Attendo un cortese riscontro sulla presente domanda di iscrizione all'albo dei periti, nella speranza che la lettura del resoconto allegato consenta di superare le riserve generate dalla, a mio avviso iniqua, condanna da me subita presso codesto Tribunale e porgo deferenti ossequi e distinti saluti.

 

            P.S. mi rendo conto, e mi scuso, che occorre notevole pazienza per leggere un resoconto tanto vasto ed appesantito dalla documentazione: la narrativa purtroppo risente dello sforzo di limitare al massimo la possibilità che qualche mia frase possa essere tagliata ed usata per nuove incriminazioni.

 

            Aggiungo che il cdrom allegato contiene numerose immagini tratte dalla documentazione originale del fascicolo giudiziario, allo scopo di rendere più agevole il riscontro fra i fatti descritti ed i riscontri documentali.

 

            N.B. l'allegato cd contiene 351  file, 32 cartelle ed occupa 99.271.113 bytes  di spazio.

 

            Sandro Dallavalle

 

            via del Solstizio, 2

            31044 Montebelluna (TV)

            tel 0423609390 e-mail sandro@essedistudio.com

 

             

 

           

 

           

 

           

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