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ESPOSTO DEL 27 APRILE 2011

 

 

 

 

 

 

 

A seguito dei miei esposti, rimasti totalmente inevasi, denuncio alla S.V. in maniera dettagliata i comportamenti della mia controparte processuale nella causa civile, Andreon Francesco, che inequivocabilmente, se considerati a se stanti, indicano il tentativo di illecito arricchimento mediante una serie di macchinazioni (ciò che volgarmente potrebbe essere  definita "truffa"), se considerati in relazione alla lunga sequenza di abusi orchestrati per oltre un ventennio rappresentano i più recenti episodi di una unica strategia di frode giudiziaria.

Se la mia situazione di cittadino entrato sventuratamente nel mirino di certi personaggi non sollecita la Sua iniziativa, dovrebbe almeno importarle dello enorme aggravio ed intasamento giudiziario che le macchinazioni hanno rappresentato per la macchina della giustizia, e quindi per la collettività intera.

Con la istanza di decreto ingiuntivo depositata dal Sig. Andreon Francesco in data 5 agosto 2009 e prontamente fatta propria dal Giudice Libero Mazza, in data 13 agosto 2009, in assenza di qualsiasi requisito che la legge impone per la emissione di un siffatto provvedimento (mancanza di prova scritta ecc. ed "inaudita altera parte"), è iniziato l'ultimo scorcio di una causa che procede da oltre 20 anni (all. decreto_ingiuntivo_conegliano_2.pdf).

Sia il momento (nel pieno delle ferie estive), sia il periodo (subito prima che il Giudice si collocasse a riposo), sia la circostanza che si sono attesi ben dieci mesi circa dalla data nella quale una siffatta istanza avrebbe potuto essere presentata, allo scopo a mio avviso apparente di incontrare tutte insieme queste singolari coincidenze, pongono l'osservatore in uno stato psicologico di allerta.

Tale istanza di decreto ingiuntivo espone tutta una serie di argomenti, tutti smentiti con documenti ed in maniera esaustiva mediante gli atti di opposizione presentati dal mio legale (all. essedi_opp_decreto_ingiuntivo.pdf  e dallavalle_opp.precetto.pdf), ma ciò che è aggiuntivo rispetto ad essi è che i medesimi argomenti sottoposti alla Corte di Conegliano ripetono esattamente le istanze già presentate al tribunale della esecuzione di Palmanova e che nel momento in cui è stata presentata la istanza di decreto ingiuntivo erano in attesa di decisione da parte di quella corte.
Essendo la cifra richiesta sempre la medesima, cioè euro 31.357 e le motivazioni identiche, ribadisco che la Andreon s.r.l. nella persona del legale rappresentante si è interposta presso quel giudice di Conegliano nella piena consapevolezza di chiedere tale cifra per la seconda volta contemporaneamente e quindi, complessivamente, (fra Andreon Francesco e la sua società) il doppio, cioè euro 62.714.

Tanto più è grave tale comportamento in quanto:

1) la parte richiedente la somma al Tribunale di Palmanova era Andreon Francesco come persona fisica;
2) la parte richiedente a sua volta la medesima somma al tribunale di Conegliano è invece la società a responsabilità limitata, di cui egli detiene l'80% del capitale;
3) tale società può essere tranquillamente essere definita "debitrice incallita" in quanto, oltre ad aver subito in passati vari pignoramenti da parte di più creditori, ha la non casuale caratteristica di registrare sistematicamente forti perdite economico/finanziarie, sino dalla sua costituzione, avvenuta circa 20 anni fa';
4) di conseguenza, ciascuno può ben immaginare che lo scopo plausibile della permanenza in vita di una siffatta società sia quello di opporre ai creditori ed al fisco una scatola vuota sotto il profilo finanziario; un dato certo è che, attraverso tale escamotage, il Sig. Andreon Francesco ha cercato di tutelarsi rispetto ai rischi finanziari conseguenti alla sua temeraria iniziativa di sottrarre indebitamente del denaro mediante il ricorso a Conegliano (essendo evidente che in caso di soccombenza il recupero delle spese legali su una debitrice inconsistente come tale s.r.l. sarebbe impossibile);
5) tanto più è evidente quanto asserisco al punto 4, che la iniziativa di inserire abusivamente la s.r.l. contravviene esplicitamente alla legge, che nel secondo comma dell'art 393 del c.p.c. (esattamente quello che, al primo comma, è stato invocato per ottenere l'illecito decreto ingiuntivo, e quindi è impossibile presumere che non sia stato letto dal Sig. Francesco e dai Giudici Mazza a Deli) sancisce che le indicazioni della sentenza di cassazione vanno osservate nel nuovo processo che si
instaura dopo quello estinto, ove la Cassazione, riprendendo quanto affermato da Andreon Francesco nella sua istanza per cassazione (all. cassazione_bonotto.pdf) ed anche ribadito con forza negli atti giudiziari precedenti, sancisce che l'unica parte in causa è Andreon Francesco e nessuna società;
6) dato che la sentenza di Cassazione è l'ultimo atto giudiziario che ha preceduto l'indebita iniziativa di Andreon Francesco presso la Corte di Conegliano, nessun fatto nuovo è intervenuto per anche solamente spiegare tale iniziativa ed il dolo quindi assume una evidenza lapalissiana;
7) ma vi è di più: nel suo ricorso per decreto ingiuntivo il Sig Andreon Francesco ha fatto riferimento alla causa pendente presso il Tribunale di Palmanova solo per informare di aver richiesto l'annullamento del pignoramento effettuato da essedi sas a carico della sua quota di proprietà di una società immobiliare di Lignano, si è ben guardato invece dal menzionare che la causa era pendente anche per decidere su esattamente tutti gli argomenti posti a sostegno delle sua richieste al Tribunale di Conegliano ed in particolare che anche a Palmanova era stata richiesta la somma di euro 31.357; anche questa circostanza evidenzia il dolo nella iniziativa del Sig. Andreon Francesco di chiedere ed ottenere il decreto ingiuntivo;
8) ma vi è ancora di più: dato che in data 12 marzo 2010 è stata depositata la sentenza del Tribunale di Palmanova, che ha rigettato tutte le istanze del Sig. Andreon Francesco, condannandolo alle spese, egli ha continuato imperterrito nelle azioni mirate a sottrarre denaro alla essedi studio sas, fruendo degli atti esecutivi indebitamente ed illecitamente ottenuti; e questo nonostante abbia fatto scrivere al suo avvocato (vedi all fax_bonotto_07052010.pdf) di riconoscere la validità della sentenza di Palmanova e di non essere intenzionato a ricorrere in appello, salvo in via incidentale nel caso fosse la controparte a fare ricorso;
9) ma vi è ancora di più: le azioni esecutive sono continuate (i pignoramenti sono di luglio 2010 e la istanza di vendita dei beni riferiti al del pignoramento mobiliare è stata presentata in data 1 dicembre 2010) anche dopo che la sentenza di Palmanova è diventata definitiva; ma che tale sentenza fosse destinata a consolidarsi era ovvio, dato che Andreon Francesco aveva manifestato nel fax fatto pervenire all'avv. Santarcangelo di ritenere equa tale sentenza....Questo è naturalmente l'ennesima, eclatante dimostrazione del dolo nelle iniziative coercitive (pignoramenti) portate avanti dal Sig. Andreon Francesco contro essedi ed il sottoscritto.

Di seguito espongo il raccordo fra le identiche istanze presentate contemporaneamente dagli Andreon alla corte di Palmanova ed a quella di Conegliano, come da atti allegati:


- atto_Bonotto_240905.pdf
Palmanova, punto AA:                            
la società viene definita estranea al rapporto ed intervenuta solo per i pagamenti    
Conegliano:
Pagina 1) ricorre la Andreon Arredamenti s.r.l., definita estranea a Palmanova
Palmanova punto AB:
viene invocata la assenza di legittimazione attiva da parte della essedi studio sas
Conegliano:
metà di pagina 3: ditta individuale essedi studio e associati; medesima tesi, respinta a Palmanova
Palmanova punto AC
viene ribadita la estraneità della s.r.l. (unicamente responsabile in solido) e la titolarità del solo Andreon Francesco
Conegliano:
la attrice indebita è la s.r.l.; a pagina 8 si sostiene che è legittimata in quanto conferitaria della ditta individuale, tesi rigettata dalla sentenza definitiva di Palmanova e contrastante con quanto sancito dalla Cassazione

- atto_Bonotto_120406.pdf
Palmanova, punto AD
viene richiesto l'annullamento del pignoramento in danno di Andreon Francesco, istanza rigettata dalla Corte
Palamnova, punto AG
viene ripetuta la tesi della illegittimità attiva della essedi sas, tesi rigettata dalla Corte
Conegliano:
metà di pagina 3, viene sostenuta la tesi della illegittimità della essedi studio sas, tesi rigettata dalla sentenza definitiva di Palmanova;


- atto_Bonotto_110509.pdf
Palmanova, punto AE
viene riconosciuto che, in caso di estinzione del processo, le sentenze passate in giudicato rimangono valide (non vi può essere dubbio che la sentenza di merito emanata nel 2000 sia entrata in giudicato alla scadenza dei nuovi termini per ricorrere in appello concessi dalla Cassazione, quando altrimenti?)
Conegliano:
pagina 7, asserisce che il titolo a favore della essedi sas è venuto meno a causa della mancata riassunzione dell'appello

-memoria_conclusionele_dep_200409.pdf
Palmanova, punto AF
viene ribadito che il debito era del Sig. Andreon Francesco
Palmanova, punto AH
viene espressamente richiesta la restituzione della somma di 31.357, istanza ripetuta contemporaneamente anche alla corte di Conegliano; la corte competente, cioè il tribunale della esecuzione di Palmanova, ha rigettato la richiesta, sentenza definitiva; il giudice pensionando di Conegliano ha invece indebitamente concesso il decreto ingiuntivo

Ma, più ancora che la attività dolosa di cui sopra, pesa la strategia di danneggiamento diretto ed indiretto che questa controparte prosegue da tanti anni ed è dovuta, oltre che a "sentimenti" che nemmeno voglio qualificare, al disegno di fiaccare la resistenza economica del sottoscritto, nella piena consapevolezza che tutte le iniziative di carattere giudiziario che si protraggono da oltre 20 anni hanno un costo rilevante, allo scopo di impedirgli di difendersi nelle migliori condizioni, in giudizio, rispetto a tutti i soprusi che subisce. Senza contare poi le gravissime interferenze verso i mie avvocati, ampiamente già documentate!

A tale proposito, spicca la iniziativa di annotare presso la conservatoria immobiliare la esistenza del succitato decreto ingiuntivo a mio carico, di cui sono venuto a conoscenza proprio in questi giorni dalla banca alla quale avevo chiesto un importante finanziamento (allegata visura che mi ha consegnato la banca: all. registri_immob.pdf). A parte il danno gravissimo che mi ha arrecato tale iniziativa, spicca ancora una volta il dolo in quanto il Sig. Andreon Francesco è quello stesso che, altrettanto dolosamente, non ha
invece adempiuto al suo dovere di comunicare alla Camera di Commercio di Udine la pendenza di un pignoramento sospeso a suo carico: riguardo a tale episodio è pendente attualmente la decisione del Giudice del Registro di Udine, il cui esito è tuttavia scontato in quanto ha già anticipato che il pignoramento può, anzi poteva essere legittimamente annullato solamente dal Tribunale della esecuzione, che come è noto invece ha rigettato la richiesta degli Andreon (sentenza passata in giudicato).

Ma esistono ben altri elementi che documentano il dolo, anche su questo ultimo punto:

a) nella sua istanza per decreto ingiuntivo la controparte riconosce alla persona di Sandro Dallavalle il beneficio della preventiva escussione della essedi studio sas, in quanto la sua responsabilità è unicamente in qualità di socio accomandatario;

b) dato che nel ricorso contro il decreto ingiuntivo il sottoscritto ha firmato nella sua qualità di legale rappresentante della sas, il Sig. Francesco, bontà sua, ha ritenuto che solo la essedi studio sas abbia fatto opposizione e che quindi Sandro Dallavalle abbia rinunciato ad opporsi (nonostante, e quindi la tesi degli Andreon è "arrampicata sugli specchi", che nell'atto stesso si faccia riferimento, e di conseguenza si risponda anche, alla circostanza che il provvedimento è stato notificato anche a Sandro Dallavalle come persona fisica);

c) ma dimentica, la controparte, che la stessa sentenza di cassazione, che e' obbligatorio osservare negli atti successivi ai sensi dell'art. 393 secondo comma, scrive le seguenti testuali parole riguardanti un tema analogo "l'aspetto sostanziale prevale su quello puramente formale", concetto che viene successivamente ribadito con la frase "inidonea ad ingenerare confusione circa il fatto che fosse lo stesso Andreon a rilasciare per se stesso la procura" (all. sentenza_0001.pdf e sentenza_0002.pdf);

d) quanto sopra, ammesso e non concesso che un difetto formale esistesse e che fosse realmente necessario specificare che il sottoscritto firmava anche a nome proprio od addirittura presentare due distinti atti (funzionali ovviamente ad una moltiplicazione dei processi, di cui si sente particolarmente il bisogno nel nostro paese...), essendo ovvio, secondo tutti i legali che ho interpellato, che chi firma lo fa anche nel suo interesse e per suo conto; tanto più che, se la affermazione della cassazione vale a proposito di una società di capitali, a maggior ragione deve valere nel caso di una sas nella quale il socio accomandatario si identifica totalmente con la società di cui, specialmente nel mio specifico caso, è il "factotum", come mi ha definito la controparte in un atto della causa;

e) non va dimenticato, inoltre, che il decreto ingiuntivo è illegittimo in quanto a favore della Andreon s.r.l., oltre che per le ragioni di merito già esposte ed anche e soprattutto per la dolosa riproposizione delle medesime istanze rigettate dalla Corte di Palmanova, in maniera definitiva. Non occorre essere dei grandi esperti in giurisprudenza per comprendere che, a fronte di una sentenza di primo grado che non si condivide, si deve ricorrere in appello (ma, a quanto pare, non esistono alla corte di appello di venezia magistrati così benevoli, non fosse per altro che uno di loro è stato oggetto di espressioni offensive gravissime, come la parola "capzioso", a parere anche del vocabolario italiano è, specialmente se rivolta ad un magistrato: ricorrere invece ad una corte di pari grado, senza per di più comunicare alla nuova corte che le medesime istanze sono al vaglio di una precedente, ritengo sia un delitto di inaudita gravità.

In ogni caso la "preventiva escussione" non era stata rispettata ed addirittura, evidentemente anche la controparte aveva piena consapevolezza della inconsistenza della sua pretesa verso il sottoscritto in
quanto ha lasciato decadere il precetto, nonostante questo fosse confermato da una sentenza emanata dalla giudice Sabrina Cicero (anzi, leggendo la sentenza che ignora totalmente quanto puntualmente segnalato dal mio legale nel suo atto di opposizione(all dallavalle opp.precetto.pdf), forse proprio per apporre un velo di oblio su di essa). Ne deriva la responsabilità del Sig. Andreon Francesco per tutti i danni materiali e morali arrecati.

Per concludere, vi sono aspetti abnormi in tutta questa vicenda in quanto, e ne ho prove inconfutabili che su richiesta posso esibire, il Sig. Andreon Francesco firma i mandati ma non è certamente lui il vero artefice delle macchinazioni che poggiano su una serie di relazioni personali tessute con esponenti della avvocatura, della magistratura, della imprenditoria e che a me appare evidente, sono cementate dai favori elargiti dal potere politico; egli infatti non è nemmeno tenuto al corrente da parte della moglie  dei più significativi avvenimenti  della causa (e ,credo sia ovvio, anche del suo avvocato, che riceveva in copia le raccomandate indirizzate al Sig. Andreon Francesco, al suo indirizzo privato, ed intercettate per sottrarle al destinatario da qualcuno evidentemente a lui vicino).

A questo punto, intendo sollevare un argomento la cui gravità è ancora maggiore in quanto riguarda personale appartenenti ad Istituzioni importantissime, che dovrebbero apparire al di sopra di ogni sospetto: proprio per timore di subire ulteriori persecuzioni ho sino ad ora taciuto!

Io approvo e condivido totalmente le affermazioni di principio contenute nella sentenza di Cassazione, tenuta in Camera di Consiglio nonostante oggetto del contendere fosse una causa civile del valore di originari 15.000 euro circa, per interessamento del Procuratore Generale, stando a quanto si è più volte vantato l'avv. Bonotto per conto dei suoi clienti. Tuttavia sono intimamente convinto che essa sia stata "sporcata" da quanto segue:
- il sottoscritto ha presentato contro ricorso, sostenendo unicamente che la controparte aveva omesso di inserire nel suo ricorso gli elementi necessari al fine della formazione di un giudizio, in osservanza delle modalità che la stessa cassazione a sezione riunite aveva stabilito, ben sapendo che tali elementi esistevano ed erano rilevanti (all.controricorso_santarcangelo.pdf);
- il sostituto procuratore generale Aurelio Golia ha del tutto ignorato il contro ricorso ed ha presentato alla Corte le sue conclusioni scritte, che necessariamente implicano che egli abbia svolto una indagine, sostenendo la tesi che fosse del tutto esclusa la esistenza degli elementi di fatto che avrebbero consentito di condividere le valutazioni della Corte di Appello, esistenza che era stata invece segnalata nel contro ricorso;
- ciò appare palese anche leggendo la frase contenuta nella sentenza della Suprema Corte: "pur essendo stato posto in evidenza a mero scopo informativo che la ditta, nel corso del giudizio, s'era trasformata in società a r.l.";
- il punto fondamentale è che, invece, mentre gli avvocati degli Andreon erano sempre stati attenti a fare riferimento nei loro atti ad Andreon Francesco persona fisica, gli Andreon stessi li contraddicevano sistematicamente in quanto avevano espressamente e ripetutamente ribadito che la parte in causa era la Andreon s.r.l.;
- tale loro posizione era anche perfettamente logica, in quanto, trovandosi nel ruolo di debitori, era loro interesse tentare di far assumere il debito a carico di una s.r.l. di valore sotto zero, come è stato già ampiamente dimostrato;
- ciò è provato dalle lettere raccomandate (all. lett_ad_andreon_240205.pdf e lettera_andreon_300305.pdf) ma anche e soprattutto in un atto formale inserito nel fascicolo; tale atto introduce un altro argomento: la intromissione abusiva e dolosa della moglie di Andreon Francesco, Sig.ra Braido Vanna; per miglior comprensione è necessario fornire ulteriori chiarimenti in proposito:
- ad un certo punto della causa i primi avvocati del sottoscritto presentano una memoria istruttoria contenente la richiesta di interpello del titolare Sig. Andreon Francesco (all. interpello_titolare.pdf); si presenta invece la moglie, Braido Vanna, che si è qualificata come avente titolo in quanto vice presidente della Andreon Arredamenti srl,asserendo che fosse questa ultima la nuova parte in causa in luogo della convenuta ditta individuale (all. presentaz_interpello_braido.pdf: che è un verbale manoscritto e quindi assolutamente affidabile).

Da tutto quanto sopra emerge che la realtà documentata è ben diversa da quella rappresentata al numeroso ed autorevole collegio giudicante della Corte di Cassazione dal sostituto procuratore generale dr. Aurelio Golia, da cui deriva che l'assunto da questi accreditato ed ovviamente ripreso dal Consigliere Relatore è opposto al vero (in particolare che la notizia dello avvenuto conferimento della ditta individuale nella società a responsabilità fosse a mero titolo informativo e non invece affermato con estrema chiarezza e vigore dagli Andreon (in particolare dalla Braido Vanna che, essendo la regista della intera vicenda, mal sopportava di essere costretta a ricorrere alla firma di suo marito per agire in giudizio). A proposito della firma, un perito calligrafo mi ha confermato, dopo attenta analisi, di ravvisare un grave e transitorio turbamento nella persona che ha apposto la firma sul mandato riguardante la istanza di decreto ingiuntivo presentata a Conegliano.

La corrispondenza scambiata nel 2005 fra la essedi e la controparte, nella quale la essedi invitava espressamente il Sig. Andreon Francesco a rispondere in quanto unica controparte riconosciuta da tutti i giudici intervenuti sino a quel momento e si vedeva invece rispondere dalla s.r.l., con lettere siglate personalmente dalla Braido Vanna (all come sopra), nelle quali veniva invece ribadita la pertinenza nella causa della società stessa e non più di Andreon Francesco persona fisica è una ulteriore inequivocabile conferma scritta originata dagli Andreon, della circostanza emersa nel verbale di cui sopra.

E' conseguentemente di assoluta evidenza che la dichiarazione di Andreon Francesco di agire a nome della società non poteva in alcun modo alimentare la supposizione che si trattasse di un mero refuso (di fatto è accaduto che, mentre il precedente avvocato aveva la consapevolezza dei fatti pregressi che lo portava a rettificare le spontanee dichiarazioni degli Andreon, in quella occasione fu un nuovo avvocato (lo studio dell'avv. Furlan, subentrato in sostituzione dello studio Bonotto per un certo periodo) a redigere materialmente il mandato e ciò spiega l'accaduto, cioè che la dichiarazione di Andreon Francesco è rimasta tale e quale e non corretta come il solito dal suo legale).

Ritengo che gli altri cittadini comuni abbiano il sacrosanto diritto di venire a conoscenza di circostante molto inquietanti che emergono dalla intera vicenda e cioè che, attraverso di me, vengono discriminati tutti loro, che appartengono alla mia medesima categoria. Anzi, vengono addirittura  costantemente umiliate le Istituzioni del nostro stato democratico. Sotto tale profilo, la mia vicenda rappresenta una cartina di tornasole della azione lesiva della istituzioni che è oggi così evidente a livello nazionale e spicca inoltre la perfetta somiglianza fra certi sodalizi locali e quelli maggiormente noti a livello nazionale come la P3 (da cui il sottoscritto ritiene di dedurre, ma vi sono ben altri punti ad avvalorare ciò, che il potere dispotico di riferimento sia il medesimo).

Come premessa, non possono infatti essere ignorati i seguenti elementi:

- gli Andreon sono stati colti in dichiarazioni contrarie al vero quasi sempre; sono decine le loro affermazioni smentite da loro stessi o da documentazione inequivocabile (senza elencarle tutte, visto che sono facilmente verificabili nel mio resoconto documentato della lunga vicenda, valga un esempio per tutti: nell'atto di richiesta di sospensione della esecutività della sentenza di  merito hanno dichiarato di essere sempre stati assolutamente puntuali nei loro rapporti finanziari, l'allegato certificato dimostra esattamente il contrario (all cert_conegliano_12022002.pdf); vanno inoltre considerati ben due pignoramenti ottenuti dalla essedi studio sas;

- attraverso l'avv. Bonotto si sono più volte vantati di poter contare sullo interessamento di personaggi autorevolissimi (ad esempio: all. mem.conclusionale_dep_200409.pdf terza pagina, punto LL);

- il loro riferimento alla procura generale di cassazione solleva degli inquietanti interrogativi, dato che è proprio il sostituto procuratore Aurelio Golia ad essere smentito da idonea documentazione.

Riguardo alla umiliazione delle Istituzioni, essa è iniziata sino dal 1991, con la indebita asportazione dei reperti sotto custodia del Tribunale da parte dello studio "Bonotto" e la riconsegna degli stessi da parte del medesimo cinque anni dopo, privi dei sigilli e con evidenti (comprovati anche confrontando le dichiarazioni giurate del CTU) segni di manipolazione del loro contenuto!

E' proseguita con i lazzi allo indirizzo del Giudice della Corte di Appello che ho udito pronunciare dall'avv. Bonotto nel Tribunale di Palmanova. Ha continuato con una esplicita e grave ingiuria nei confronti dello stesso  magistrato, contenuta nel ricorso per Cassazione, redatto dall'avv. Bonotto per conto degli Andreon.

La manipolazione della verità contenuta nel ricorso per cassazione, da una parte spiega anche le, non offensive ma certamente severe espressioni che la Cassazione ha riservato alla Corte di Appello, dall'altra pone il sostituto procuratore nella situazione di aver ignorato elementi incontrovertibili che contrastano platealmente con quanto egli si è assunto la responsabilità di riferire alla Corte, ignorando quanto affermato nel contro ricorso.

Infine, il colmo viene raggiunto dalla consapevole e dolosa disobbedienza, negli atti successivamente promossi dagli Andreon, alla indicazioni della sentenza di cassazione, in palese violazione dell'articolo 393, secondo comma.

Tutte queste umiliazioni delle Istituzioni altro non sono che il prologo di quelle che oggi sono, a livello nazionale, sotto gli occhi di tutti, ove, in luogo dei magistrati "distratti" ci sono i così detti "responsabili". La matrice, e non solo sotto il profilo culturale, a me appare essere esattamente la stessa.

E' indubbiamente compito di Codesto Procuratore e non certo del sottoscritto fare luce su tutto questo. Da parte mia sento il dovere di richiamare la Sua attenzione su una costanza che si ripete sin dallo inizio della ventennale vicenda, e cioè sulla abitudine della mia controparte a manipolare i fatti ed i documenti al fine di interferire abusivamente sul normale corso della giustizia:

1) la sparizione dei reperti sotto custodia del Tribunale a me personalmente suggerisce che la Braido Vanna potrebbe disporre da tanto tempo di concreti elementi di possibile "pressione" nei confronti dell'avv. Bonotto; ad avvalorare ulteriormente una tale ipotesi è la circostanza assai singolare che, ad un certo punto, gli Andreon hanno imputato a responsabilità professionale  dell'avv. Bonotto la soccombenza nella causa di merito e, nonostante ciò, egli è tornato ad assisterli con una solerzia abnorme, che emerge da tutti gli atti (all. atto_citazione_appello_furlan.pdf, a pagina 28); 

2) è evidente che essi hanno scientemente omesso di inserire nel ricorso per Cassazione lo scambio di raccomandate del 2005 (all di cui sopra) che anche da solo avrebbe indirizzato in maniera opposta la decisione della Suprema Corte; hanno di conseguenza contravvenuto, dolosamente ancora una volta, ad un loro preciso obbligo, come il mio contro ricorso ha messo in evidenza;

3) io possiedo la copia del verbale manoscritto sulla deposizione della Braido Vanna (all interpello_titolare01.pdf), suppongo in quanto all'epoca non aveva quel valore probatorio che assume oggi, alla luce della decisione della Cassazione; ho il forte dubbio che tale verbale sia in un secondo tempo sparito dal fascicolo giudiziario e che sia questo il secondo elemento che potrebbe avere indotto in errore il sostituto DR. Aurelio Golia, ammesso che la sparizione sia avvenuta realmente e quindi di errore si tratti; (a tale riguardo mi permetto di informare che, parlando della vicenda con un creditore degli Andreon che alla fine, anche se molto faticosamente, è riuscito a recuperare le somme che gli spettavano, mi ha interrotto per affermare che la mia storia densa di accidenti eccezionali gli aveva fatto ricordare che anche nella sua causa era capitato un evento alquanto anomalo: era sparito addirittura un decreto ingiuntivo!);

4) anche l'episodio del Gup Di Tullio a me appare assumere un ruolo alquanto significativo, dato che la sua decisione arbitraria si è potuto dimostrare essere pienamente consapevole e non certo frutto di un errore;

5) penso non debba sfuggire che, quale che sia la risposta a questi quesiti, la responsabilità degli Andreon rimane comunque di estrema gravità.

Se è vero, come è vero, che la sentenza di Palmanova, in quanto passata in giudicato, ha fatto piazza pulita di un decennio di macchinazioni e falsità documentate (sono molte, ma mi riferisco in particolare alla invenzione della supposta mancanza di legittimazione attiva della essedi studio sas, che non si è fermata neppure di fronte alla dimostrazione che sono stati gli Andreon i primi ad attivare l'azione giudiziaria chiamando in causa la essedi studio e associati: è molto palese la assonanza con quanto avviene a livello centrale , ove di recente 320 deputati hanno fatto certe pubbliche dichiarazioni, inerenti la nipote di Mubarak, e sono stati smentiti proprio da colui che volevano servire, che ha dopo pochi giorni fornito pubblicamente invece una versione opposta).

Tutte queste macchinazioni che emergono dalla mia vicenda hanno non solo danneggiato economicamente e sotto il profilo psicofisico, ma soprattutto privato della libertà di una vita normale il sottoscritto per un oltre un ventennio. Tanto più che vi solo ulteriori, ancora più gravi elementi, di cui sto ancora raccogliendo le prove. E' indubitabile che si tratta di uno dei crimini più gravi che si possano concepire, e che è stato perseguito con la "benevolenza, per usare un termine alquanto pudico" di tanti appartenenti alle Istituzioni che hanno anteposto altro rispetto ai loro doveri.

A disposizione per chiarire ogni punto della presente, ribadisco che è mio dovere, prima ancora che diritto, rivolgermi a codesta autorità competente al fine che, a sua volta, adempia al suo compito di tutelarmi come cittadino uguale, di fronte alla legge, a questa mia controparte che invece si vanta di certi appoggi e che, comunque, sembra pienamente consapevole della sua impunità.

Se poi il mio ulteriore appello sarà disatteso, come già in passato, da parte mia ho la consapevolezza di non avere piegato la testa, onorando la mia dignità di cittadino di un paese che, culla del diritto, è diventato tomba della giustizia! Gli antichi romani continuavano il processo anche quando l'imputato era deceduto, in quanto il fine utile per la collettività era ed è l'accertamento della verità. Lo scempio attuale delle prescrizioni sempre più brevi altro non è che lo strumento con cui certa, purtroppo estesa parte della nostra casta politica (allargata ai numerosissimi portaborse che la circondano, appartenenti anche ad istituzioni di fondamentale importanza, come emerge anche nella vicenda giudiziaria presente), attraverso la disinvolta sottrazione delle risorse, pubbliche e private, si procura i mezzi per sfuggire alle relative conseguenze anche in quei pochi casi che accidentalmente vengono alla luce.

Stime accreditate (suppongo siano anche ufficiali) riferiscono che un nostro leader politico nel 1994 aveva un patrimonio di 1,5 miliardi di euro ed oggi, invece, di 7,5 miliardi di euro.

Sono ben poca cosa,  (si fa' per dire) questi dati, rispetto alla constatazione che è una intera e vasta casta a spogliare ed impoverire la nostra collettività, se è vero che di recente la corruzione è aumentata del 30% ed ha raggiunto quota 60 miliardi e la evasione fiscale si aggira intorno ai 200 miliardi.

E' evidente che la economia liberale, di tipo occidentale, fondata quindi anche su estesa fruizione dei beni voluttuari e di tipo culturale,  non può "girare" in un paese nel quale quasi la metà della popolazione è stata posta nella condizione di faticare per riuscire a soddisfare i bisogni primari (una buona fetta, se non proprio la fame,  sicuramente sopporta il freddo non potendosi permettere le spese di riscaldamento!).

Io sono convinto che, prima o poi, riuscirò ad incontrare un giudice disposto ad obbedire alla Corte di Cassazione! A tale riguardo mi è di conforto che il Consiglio Superiore della Magistratura, in luogo di rigettare le mie lamentele mi abbia invece indicato le azioni da intraprendere per ottenere giustizia.

Ma è ben forte la responsabilità di coloro che hanno contribuito direttamente o sono semplicemente conniventi!
  
In fede

Sandro Dallavalle

 


 

 

 

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