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INDAGINE C.S.M.

 

 

 

COMUNICAZIONE C.S.M.  DEL 12 FEBBRAIO 2013

 

 

Vedi allegato : csm_120213.pdf

 

 

 

RISPOSTA DEL 12 FEBBRAIO 2013

 

 

 

Oggetto: Pratica n. 712/RE/2012  Protocollo P 2952/2013

 

Ho letto con piacere della attenzione che Codesto Organo ha dedicato alle mie ripetute denunce. Se ne deve dedurre che sono state ritenute fondate, altrimenti la causale della risoluzione adottata dalla Vostra commissione sarebbe ben diversa.

 

Non sono nemmeno rammaricato per la decisione di rinunciare ad adottare alcun provvedimento di natura disciplinare per un duplice motivo, mentre mi rammarico di molti altri fatti:

 

a) condivido in pieno la norma che tiene indenne il giudice rispetto alle sue valutazioni prese nell'ambito di un processo, essendo sicuro  che, se tale norma non esistesse, certa politica sarebbe certamente riuscita a mettere le briglie alla intera magistratura, cosa che invece ho personalmente sperimentato non essere ancora avvenuta ovunque in quanto, nelle altre numerose sedi adite (Palmanova, Udine, Venezia, Roma/Cassazione) ho potuto constatare la grande integrità e competenza dei giudici;

 

b) mi è personalmente indifferente che  magistrati eventualmente ritenuti infedeli siano o meno sanzionati (come cittadino, non altrettanto, ma sono tali e tante le cose di questo paese che mi indignano, che questa aggiunge ben poco);

 

c) pur non essendo un esperto, da comune cittadino mi sembra assai strano che le valutazioni dei magistrati, siano non perseguibili anche quando cozzano e di fatto mortificano le analoghe valutazioni della "Suprema Corte", in quanto ciò significherebbe il rovesciamento di ogni logica, interna od esterna all'ordinamento giudiziario (non ritengo superfluo sul punto osservare che tale contrapposizione rispetto alla Cassazione è espressamente proibita dalla legge (secondo comma art. 393 del c.p.c.);

 

e) ne deriverebbe che ogni violazione di legge (anche la manipolazione documentale per modificare le prove di un processo, ad esempio) da parte dei magistrati rimarrebbe immune da ogni censura! La realtà dei fatti è che, la assenza di legittimazione attiva della ricorrente Andreon Arredamenti s.r.l., opponibile anche d'ufficio in qualsiasi grado del giudizio, sarebbe a mio avviso doveroso che i vari magistrati aditi la contestassero prima di iniziare il processo, in quanto obbligati dalla legge che rende vincolanti le statuizioni della Cassazione. che ha sancito tale assenza di legittimità; ne deriva, ad avviso di un incolto cittadino quale sono, che le cause di impotenza da Voi invocate, in quanto interne al processo, sono fuori tema. Ma anche sul merito, sempre da incolto, non penso che i magistrati di primo grado (abusivamente aditi ancora una volta nel disprezzo totale della sentenza di Cassazione, che aveva autorizzaro un nuovo processo di appello e non certo al primo grado di giudizio!) possano pretendere di prevalere sulla sentenza di Cassazione, tanto più che l'avvocato di controparte, che per le innumerevoli cantonate mi piace considerare come il mio miglior avvocato, si è gentilmente premurato di allegare alla sua prima istanza di decreto ingiuntivo proprio la sentenza di Cassazione. Questa è una delle varie occasioni in cui vari magistrati hanno operato "ultra petitum", dato che il ricorrente stesso ha presentato la sentenza di cassazione da cui risulta la duplice inammissibilità della istanza stessa!

 

Faccio modestamente osservare che, sempre da incolto non privo di una logica elementare,  introdurre abusivamente le proprie istanze al primo grado di giudizio anzi che al secondo grado, come autorizzato invece dalla Suprema Corte, rappresenta uno stravolgimento colossale che mina le basi su cui poggia l' intero diritto, e non solamente (si fa' per dire) la violazione plateale di una precisa norma di legge, da parte dei ricorrenti abusivi ma anche dei giudici che non potevano prescindere dalla sentenza di Cassazione allegata e sottoposta alla loro attenzione dalla stessa ricorrente.

 

Non capisco come a codesto Spett. Organo possa sfuggire il punto sostanziale e cioè che, con questi metodi (e cioè, dopo superato il terzo grado di giudizio, contrapporsi alle statuizioni della Suprema Corte per far nascere un nuovo processo dal primo grado, presso una corte ben diversa da quella legittima, al secondo grado, comporti, insieme con il prolungamento allo infinito del processo, una grave offesa allo ordinamento giudiziario).

 

Nel mio sito, ho inserito i nomi dei magistrati che, a mio avviso, hanno assunto delle decisioni contrarie alla legge ed in molti casi addirittura "ultra petitum". Che lo abbiano fatto in maniera unidirezionale e coordinata rappresenta, a mio avviso, un dato di fatto impossibile da disconoscere.

 

Il mio bisnonno è stato un irredentista Trentino e quindi è per una intima condivisione dei suoi valori che mi sono preoccupato di insistere sia con il Ministro Guardasigilli che con codesto Consiglio, al fine che venga preso atto della gravissima situazione in cui versa la legalità in vaste zone del nostro paese; a tale riguardo ho verificato come l'articolo diffuso alcuni anni or sono da un valoroso avvocato veronese, dal titolo: "da Trento a Bologna, una unica vergogna!" (che ho riportato integralmente nel sito) trovi nella mia vicenda ampie conferme.

 

Gli organi centrali cui mi sono rivolto: Guardasigilli, Direzione Nazionale Antimafia, codesto C.S.M.), pur senza ritenermi degno di ricevere una risposta diretta circa gli esiti delle loro indagini (ivi compresa la indagine disciplinare che Codesto Consiglio ha già svolto) hanno concretamente dimostrato di ritenere fondati i miei esposti (solo la Procura di Treviso archivia senza commentare, opponendo un vero e proprio muro di gomma).

 

La mia vicenda è ricca di spunti che non sono affatto riconducibili all'unica motivazione addotta da codesto Consiglio.

 

Come cittadino, ardisco chiedere se non ritiene Codesto Consiglio che i gravissimi comportamenti, sia pure commessi anni or sono, debbano rilevare ai fini della valutazione dei magistrati che ne sono responsabili? Mi spiego meglio con un paradosso che ritengo non così distante dalla realtà: qualora un omicida seriale fosse scoperto dopo aver vinto il concorso in magistratura e fosse passato del tempo, sarebbe concepibile che codesto Consiglio continuasse a consentirne la permanenza in magistratura, esponendo i cittadini, della provincia di Treviso, od altrove non fa' differenza, a gravi conseguenze?

 

Senza entrare negli inquietanti episodi che si riferiscono alla Procura e di cui tratterò in seguito, sottopongo alla Vostra attenzione, come esempio, il caso del GUP DI TULLIO, che ha illecitamente trasformato in "annullamento" la decisione di sospensione della provvisoria esecuzione da parte dell'organo superiore competente (presidente della Corte di Appello: a tale proposito,ho dovuto affrontare un ulteriore sacrificio economico, solo per "stanare" il responsabile di tale, a mio avviso, abuso, ed ho incaricato i miei legali di fare opposizione: è stata respinta adducendo che era in ritardo rispetto ai termini. Ma il punto è che non potevo essere in ritardo in quanto nessuna notizia ufficiale (o notifica) avevo ricevuto su tale abnorme provvedimento, che avevo scoperto solo casualmente quando mi ero recato allo apposito ufficio del Tribunale per ottenere una copia dei certificati che attestavano il mio pignoramento sospeso e, sino a poco tempo prima, mostravano anche gli altri pignoramenti a carico degli Andreon ottenuti da vari aventi causa;

grazie a quello che io soggettivamente ritengo essere un "abuso di ufficio" e non invece una valutazione di merito nell'ambito di un processo (cosa pacifica, dato che non esisteva alcun processo), gli Andreon risultavano essere perfettamente "puliti"; ne deriva un grave danno anche per il pubblico, dato che la mancata conoscenza dei provvedimenti subiti dagli Andreon, che li avrebbe qualificati come dei "debitori incalliti", può aver suggerito una fiducia mal riposta e conseguenze patrimoniali gravi). Per questo motivo oggi stesso chiederò alla reggente la Presidenza del Tribunale di conoscere i nomi delle controparti di tutte le cause, civili e penali, nelle quali siano implicati i tre Andreon (in quanto autori della estorsione a mio danno) e la loro società Andreon Arredamenti s.r.l., al fine che i danneggiati possano eventualmente agire per ottenere la rifusione dei danni , anche verso i magistrati che risulteranno avere delle responsabilità.

 

Ma i comportamenti di ancora maggiore gravità sono molto numerosi e tutti puntualmente documentati. Il disprezzo, coordinato e continuativo

- per le statuizioni della Suprema Corte (e di conseguenza per la legge - secondo comma art 393 c.p.c.),

- per la Costituzione (i diritti della difesa sono stati ripetutamente e da più magistrati violati in occasione del processo penale che ho subito a suo tempo ed in maniera "massiva" dalla controparte e dal suo legale), ed ancora

- per la Costituzione (violazione coordinata e continuativa rispetto alla obbligatorietà della azione penale da parte di vari magistrati della Procura, che sicuramente sono del tutto estranei alla causa della impossibilità di censurare le valutazioni dei giudicanti nel processo, che codesto Consiglio ha indicato nella risposta).

 

Dato che alcuni gravi reati sono stati da me denunciati da vari anni, ed alcuni causano un danno ed un allarme sociale notevole (e quindi dovrebbero essere perseguiti d'ufficio), non può certo trattarsi di semplici scelte di priorità rispetto ad indagini su altri reati di gran lunga meno gravi. Ripeto, la azione penale è, notoriamente, obbligatoria e la Procura ha costantemente rifiutato di approfondire gli esposti (senza contare i numerosi, a mio personale parere, trucchi che ho osservato); ne cito alcuni:

- taglio, dalla frase usata come capo di imputazione a mio carico, proprio delle parole che escludevano palesemente l'accusa (vedasi vicenda penale, riportata nel sito);

- sparizione (guarda caso) proprio del fascicolo in cui era inclusa la mia denuncia della abnorme offerta di riciclaggio (che io sospetto essere architettata allo scopo di "incastrarmi"; qualora fosse accertato tale movente, il coinvolgimento di organi inqurenti sarebbe, a mio parere, evidente; purtroppo la polizia postale, cui mi sono rivolto per aggirare il consueto ostracismo della Procura, dopo aver scoperto che la mail proveniva da un server di Amsterdam, non ha potuto approfondire e scoprire i responsabili in quanto, guarda caso, il regime che aveva massimamente sponsorizzato la prescrizione ed il processo lungo aveva disdettato l'accordo fra le polizie di Italia ed Olanda (circostanza assai sospetta, dato che il livello di civiltà giuridica di quella nazione è indubbiamente assai elevato)! Ma la presente vicenda non pone dubbi, al riguardo! E pensare che gli antichi Romani processavano persino i defunti in quanto lo scopo del processo era quello di arrivare alla verità. Nel nostro paese invece lo sforzo più diffuso è quello di arrivare alla prescrizione, cioè alla impunità, dopo aver impegnato per anni il sistema giudiziario e sprecato, di conseguenza, somme colossali. Nella nostra vicenda, a pochi mesi dalla detenzione illegittima dei reperti sotto custodia del Tribunale, il P.M. Cicero è riuscito ad archiviare offrendo la motivazione che "era passato troppo tempo!  E' per motivazioni come questa, a mio avviso, che la nostra nazione era nota un tempo come "culla del diritto", ma ora, invece, come "tomba della giustizia";

- non è l'unico episodio, ma quello che ha visto per protagonista il P.M. autore del capo di imputazione (artefatto a mio avviso proprio dal "taglio della frase") è assai significativo: la Associazione Antimafia "Libera" mi aveva convinto che, nonostante i trascorsi, quel P.M. fosse il più fedele al suo dovere; lo ho contattato, quindi, in relazione alla mia vicenda; non ricevendo, come il solito alcun riscontro alle mie p.e.c., mi sono recato direttamente in Procura, dove la dirigente Giudiziaria Manuela Penzo, nel mentre mi assicurava che le p.e.c. dovevano risultare registrate, non se ne trovava traccia (analogamente a quanto era accaduto anni prima, quando la Sig.ra Stella aveva intercettato il mio esposto); ho ripetuto di presenza l'esposto e, dato che volevo fare una prova del nove, ho comunicato di avere un paio di notizie molto utili sulla mafia tradizionale, ma che per ragioni di prudenza ero disposto a comunicarle solo direttamente al P.M.; la dirigente, preso atto della importanza ed urgenza di tutto questo, ha fatto la spola con la segretaria del P.M. al fine che potessi incontrare immediatamente il magistrato; invece, nulla di fatto;

tutto questo è accaduto i primi di agosto; in questi giorni mi sono recato nuovamente da quella dirigente, che si è ricordata di quell'episodio di agosto, ed ho saputo che il mio esposto era stato archiviato immediatamente, in agosto, pur di non incontrarmi!

 

Il sottoscritto e la sua famiglia hanno subito danni materiali nell'ordine delle centinaia di migliaia di euro e danni morali immensi, ma sono proprio i delitti di cui è vittima a rendere difficile il percorso giudiziario per ottenere la rifusione (ed altrettanto vale anche per la Sig.ra Franca Migotto).  E' pacifico che 23 anni di processo hanno assorbito notevoli risorse e i provvedimenti illegittimi subiti. accompagnati da inaudite pressioni sui miei datori di lavoro, hanno completato l'opera della cricca, distruggendo le mie riserve finanziarie e le opportunità di lavoro.

 

Inoltre, le indebite, gravissime pressioni sui giudici e le, se possibile ancora più micidiali pressioni sugli avvocati (vedere la directory pressing_Bonotto), sono un ulteriore ostacolo che rende molto difficile la mia difesa. Tanto più che la azione degli Andreon è chiaramente rivolta a toglierci ogni possibilità di reddito, attraverso delitti esplicitamente mirati: il pignoramento dei conti correnti bancari, la doppiamente abusiva ipoteca sulla casa, la vendita all'asta di TUTTI i beni strumentali, ed, ovviamente il discredito che deriva da tutto questo (oltre alle specifiche azioni volte a crearlo, ne sono un indice inequivocabile). Inoltre, sono avvenuti dei reati di inaudita gravità (concussione sulla ditta datrice di lavoro del sottoscritto da parte di pubblici funzionari), che precise informazioni indicano essere ricondcibili alla sopraffazione economico/finanziaria orchestrata dalla cricca:

- la individuazione, sino dal primo giorno di accertamento fiscale (indice che gli accertatori sono stati quidati dall'interno) a carico della ditta datrice di lavoro del sottoscritto, della tenuta di false scritture contabili, che implicava la adozione di misure sanzionatorie di milioni di euro per ogni anno;

- la rinuncia a recuperare la parte assolutamente prevalente del dovuto, da parte di funzionari infedeli, con conseguente danno erariale nell'ordine delle decine di milioni di euro;

- il coincidente licenziamento del sottoscritto, dopo 30 anni di ininterrotta e fedele collaborazione, da parte della ditta indebitamente graziata da parte dei pubblici funzionari;

- la agenzia delle entrate, cui il sottoscritto si è ripetutamente rivolto (ai tre livelli: provinciale, regionale, centrale) al fine di individuare le "mele marce" (è sufficiente che detta agenzia individui i responsabili di quell'accertamento, cosa che può essere realizzata nel giro di pochi minuti) evita accuratamente di rispondere, assumendosi a mio avviso delle immani responsabilità.

 

Allego copia della ultima p.e.c. inviata ai tre livelli di responsabilità sopra citati.

 

Da tutto questo emergono altre preoccupazioni:

 

- la principale concorrente della ditta che mi ha licenziato (ma i rapporti fra le due sono di odio da vari decenni, sino dal tradimento della fiducia da parte della ditta per cui lavoravo, che un tempo era stata introdotta alla lucrosa attività avendo fatto esperienza come terzista della sopra citata attuale concorrente) per una ulteriore (forse solo apparente) coincidenza è invece sottoposta a particolare accanimento da parte degli organi di accertamento fiscale;

 

- la ditta ex mia datrice di lavoro è (a mio avviso, ma una logica elementare suggerisce che non potrebbe essere altrimenti) nelle mani di chi la ha "graziata"; ciò implica, sempre a mio avviso, un passaggio epocale  e cioè: dalla enorme evasione fiscale accertata dalla agenzia nella prima ora di accesso, alla delinquenza comune, anzi, organizzata;

 

- dato che è una forte esportatrice in ogni angolo del pianeta (ed adotta la sua strategia fiscale anche all'estero), tutto conduce a temere che tale passaggio epocale si ripercuota anche all'estero.

 

Lo straordinario numero delle istituzioni coinvolte a vario titolo (magistratura, ordine degli avvocati, inps, agenzia delle entrate) e la penetrazione nelle aziende che sono punta di diamante, anche per la loro capacità di esportare, mettono in evidenza, da parte della cricca, un livello di eversione assai temibile. 

 

Dato che, lo confesso, pur avendo capito da alcuni precisi riscontri che il Ministro Severino e qualche esponente (a me sconosciuto) di codesto Consiglio hanno dimostrato la buona volontà di rimediare a quanto sopra, ero molto scettico sull'esito finale (così come, mi si permetta, il Ministro Severino non è riuscita a licenziare una legge adeguata sulla corruzione, come ora riconosce persino il suo capo di governo): non è riuscita ad onorare altre promesse sulle quali si era impegnata, essendone impedita da quella forza politica che deteneva la maggioranza dei voti; così come quelle buone intenzioni sono andate disperse, analogo destino a me sembra aver condotto al nulla di fatto sulla vicenda che mi coinvolge personalmente.

 

Vi sono alcuni punti, nella Vostra comunicazione in oggetto, che mi lasciano attonito:

 

1) non è vero che la azione disciplinare può essere promossa unicamente attraverso la iniziativa del Ministro Guardasigilli e del Procuratore Generale di Cassazione, come sembra di capire dalla Vostra in oggetto, ma anche da uno solo dei due (come comunicatomi in una Vostra precedente missiva);

2) la Vostra risposta in oggetto ricalca esattamente il contenuto di tale missiva, come se nel frattempo invece non fosse stata effettivamente aperta una indagine disciplinare il cui unico sbocco apparente sono le dimissioni dalla magistratura del Presidente del Tribunale dr. Angelo Schiavon, che le ha accompagnate da parole assai pesanti verso codesto CSM (gira voce che egli attribuisca le sue dimissioni ad una questione di incompatibilità con il lavoro dei figli, suppongo invece per mascherare l'imbarazzo del suo ruolo assai grave nella presente vicenda: a titolo di esempio, vedere nella directory pressing_Bonotto il file farneticazioni.pdf);

3) nei miei aggiornamenti (rispetto alla denuncia iniziale) a Codesto Consiglio, il motivo ricorrente delle mie lamentele era il muro di gomma oppostomi dalla Procura di Treviso, nonostante la obbligatorietà della azione penale;

4) la Vostra decisione, di cui all'oggetto, non fa' alcun cenno alla accertata o meno violazione di tale obbligo, che chiunque conosce essere uno dei cardini del nostro sistema giudiziario;

5) ho sempre sottolineato che la immane tragedia, personale solo in un primo tempo, ma successivamente gravida di pesanti conseguenze anche per altri soggetti direttamente colpiti e per la intera comunità che ne sopporta le conseguenze indirette, è la consapevolezza di impunità che è testimoniata da decine e decine di episodi, tutti regolarmente documentati.

 

So che gli organismi europei sono molto attenti ai diritti dei cittadini, al contrario di tutte le Istituzioni Italiane (ed è questa la causa principale del declino del nostro paese, di gran lunga superiore rispetto agli altri paesi europei, salvo la grecia, il che rappresenta la ulteriore prova del 9 in quanto è malata del medesimo livello di corruzione).

 

Ritengo inoltre che le Istituzioni Europee abbiano in questo caso un particolare interesse, visto che hanno sperimentato la infezione della mafia e, da quanto sopra, hanno da temere dalla infezione della cricca ( è ormai nozione comune che la corruzione è strettamente correlata alla forte evasione, che le mafie/cricche si alimentano della corruzione, che la diffusa consapevolezza di impunità, di cui esistono decine di riscontri nella intera vicenda, è il comune denominatore di tutte le criminalità organizzate, sia che basino il loro potere sulla droga, come nel sud america, o sulla corruzione dei funzionari, come ciascuno può verificare dalla presente vicenda, che sotto tale aspetto ricalca perfettamente il magma diffuso nel nostro paese, a quanto riferiscono quotidianamente i nostri media. E' altresi assai evidente quale sia la satrapia (il regime politico) di riferimento, sapientemente occultata dietro il così detto garantismo estremo.

 

Non solo gli organismi europei, ma anche la stessa Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U.) dovrebbero stare in guardia contro i rischi sopra enunciati, data la presenza commerciale della ditta di cui sopra in quasi tutte le nazioni del mondo.

 

Ho già appurato che gli organismi europei sono molto aperti rispetto ad una vicenda come la mia, salvo che mi hanno rappresentato una regola ferrea: entrano in funzione solamente dopo che l'iter giudiziario nel paese di appartenenza è esaurito. Sono concorde sulla opportunità di tale regola, ma tuttavia è evidente che i legislatori europei non hanno nemmeno potuto prevedere e concepire qualcosa che invece codesto Consiglio sembra considerare "acqua fresca", tanto da nemmeno farne cenno, e cioè di non ravvisare un volgare trucco (nonostante sia stato costantemente posto alla loro attenzione) che scardina l'intero impianto giuridico del nostro paese.

 

E' di tutta evidenza che se, dopo superato il terzo grado di giudizio, si contravviene alle disposizioni della Suprema Corte per aprire il nuovo processo al primo grado anzi che al secondo (non occorre essere molto perspicaci per capire le motivazioni di tale strategia, che offre un immagine assai significativa di così tanti magistrati della corte adita (Conegliano/Treviso), che la hanno premiata con i loro provvedimenti). Nulla può escludere che tale trucco  venga ripetuto anche in futuro, dopo un nuovo ricorso alla Superema Corte, visto che sino ad ora è passato indenne attraverso ben 5 magistrati: di conseguenza la causa potrebbe non avere mai termine (è lecito ricordare  che si tratta di una controversia che è iniziata nel 1989, che ha subito il trucco del nuovo ed illegittimo inizio al primo livello nel 2009, cioè dopo 20 anni, e che il sottoscritto, la vittima, è sulla soglia dei 70 anni!).

 

Se codesto Consiglio non ne fa' cenno e non ha preso in minima considerazione il volgare trucco operato, che è di impedimento al ricorso alla comunità europea, non è certo mia la responsabilità! Ciascuno può trarre le proprie, amare considerazioni, a tale riguardo.

 

Il punto focale è che la sentenza di Cassazione è del 2007 e quindi il processo di secondo grado da essa autorizzato si sarebbe già concluso da tempo e sarebbero venute meno le ragioni formali di inammissibilità del mio prossimo reclamo agli organismi europei preposti. Da qui la convinzione che tali organismi, realmente liberi, sapranno evitare di essere deviati, da tali volgari stratagemmi, dalla loro alta missione per la affermazione dei diritti dell'uomo.

 

A rafforzamento di ciò, esiste una situazione di fatto, che vede tutti gli organi del nostro paese impotenti di fronte alla cricca, di cui non hanno mai negato la esistenza ma hanno solamente spostato, la attenzione e le loro risposte, fuori tema (quando non hanno addirittura evitato ogni risposta, come la Procura di Treviso).

 

In tutta la mia vita, ho presentato tre esposti alle forze dell'ordine: il primo all'arma dei carabinieri presso la Procura, che lo ha debitamente inoltrato (a distanza di mesi, recatomi nello apposito ufficio per conoscerne l'esito, non risultava dalle evidenze in quanto (si è scoperto poi dopo varie ricerche telefoniche) impropriamente "dirottato" dalla Sig.ra Stella, che era la segretaria del dr. Giovanni Cicero, l'attuale reggente della Procura.

 

In altra occasione ho presentato un secondo esposto ai carabinieri, regolarmente pervenuto alla Procura.

 

Altri esposti sulla mia vicenda, invece, li ho presentati direttamente alla Procura, preferibilmente via P.E.C. ed in un paio di occasioni ripetendo il contenuto delle p.e.c. e sottoscrivendo alla presenza di Dirigenti Giudiziari della Procura di Treviso.

 

Il terzo esposto alle forze dell'ordine lo ho presentato alla Guardia di Finanza ed aveva invece per oggetto esclusivo le abnormi strategie fiscali degli Andreon; non era difficile indagare in quanto, oltre a documentare le incongruenze rilevabili dai loro pubblici bilanci (che a mio parere sono talmente sfacciati, nei numeri che espongono, da suggerire le peggiori inquietudini sulle loro strategie): ho indicato persino la banca ed il numero di conto corrente ove confluivano parte delle attività in nero. Una altra parte invece transitava per il conto corrente operativo della Andreon s.r.l. presso la Veneto Banca, di cui non conoscevo il numero.

 

E' trascorso qualche anno e la assenza di ogni conseguenza a fronte della mia alquanto dettagliata denuncia alla Guardia di Finanza sembra rappresentare la ennesima prova della totale impunità di cui godono gli Andreon. Ma ancora più grave è la fine che hanno fatto tutti i numerosi appelli alla Procura al fine che sottoponesse ad indagine la frode giudiziaria ultra ventennale orchestrata dalla cricca.

 

Oltre che alle forze dell'ordine e, ripetutamente, alla Procura di Treviso, mi sono rivolto:

 

- alla Procura Generale di Venezia: nessuna risposta!

 

- al Tribunale di Trento (competente per territorio sul Tribunale di Treviso): ha fornito una risposta a mio avviso priva di senso, adducendo la assenza della certificazione sulla autenticità della mia firma;

 1) i tre esposti alle forze dell'ordine, cioè ad ufficiali di polizia giudiziaria, che poi sono confluiti alla procura, non abbisognano di altro in quanto è la stessa polizia ad autenticare la identità dello autore dello esposto;

 2) alcuni esposti sono stati trasmessi per competenza alla Procura di Trento da quella di Treviso: è evidente che non avevano bisogno di alcuna autentica della mia firma;

 3) mi sono rivolto solo successivamente alla Procura di Trento, solo per chiedere notizia dei fascicoli trasmessi dalla Procura di Treviso; lo ho fatto via posta elettronica certificata che è lo strumento che la legge (a quanto mi risulta) ha previsto proprio per superare la nercessità di autentica della firma; in ogni caso, la eventuale carenza di autentica su tale unica mia missiva avrebbe forse spiegato un eventuale mancato riscontro al sottoscritto (che invece è stato dato), non già la rinuncia alle indagini scaturenti dagli esposti fatti pervenire dalla Procura di Treviso e non da un privato cittadino;

 4) in tale occasione, ho scoperto che uno dei fascicoli (il più intrigante, che a mio avviso potrebbe essere assai compromettente per qualcuno) risulta sparito;

 5) trovo assai significativo che nessuno mi abbia chiesto di ricostruirlo, visto che possiedo copia di tutti gli esposti (gran parte dei quali pubblicati sul sito internet);

 6) trovo assai singolare che il Procuratore di Trento, a quanto pare chiamato in causa da codesto C.S.M., prima ancora di essere interpellato da me, abbia dichiarato che la indagine che egli si rifiutava di compiere poteva essere svolta direttamente dal C.S.M. stesso;

 7) suppongo che tale dichiarazione sia non vera in quanto semntirebbe la asserzione contenuta nella Vostra in oggetto che "NON AVETE IL POTERE" di intervenire!

 

 - ho interpellato la DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA, la quale, pur avendo ravvisato dei gravi elementi, essendo un organo di supporto ha dovuto passare le sue conclusioni agli organi competenti per territorio: quindi, NON PUO'

 

 - mi sono rivolto al Presidente della Repubblica: NON PUO'

 

 - mi sono rivolto al Ministro della Giustizia: dato che la indagine del CSM si è svolta, la deduzione è che il ministro sia intervenuto, avendo ravvisato della fondatezza nei miei appelli; il risultato, deludente, è quello enunciato nella Vostra in oggetto: in pratica, anche il ministro della Giustizia, NON PUO'

 

 - mi sono rivolto all'Ordine degli Avvocati: non volendo commentare a tale riguardo, per un soggettivo senso di pudore, invito a leggere la corrispondenza sul sito;

 

 - il terzo grado di giudizio, cioè la Corte di Cassazione, è stato superato già dal 2007!

 

 - il CSM, come avete affermato, NON PUO'

 

 Ci fosse il minimo dubbio sulla potenza di tale cricca, quanto sopra lo esclude!

 

 Ma, questa situazione può anche essere osservata in verticale, tracciando una catena ideale: gli Andreon, il loro legale, la Procura di Treviso, la Procura Generale, la Direzione Nazionale Antimafia, il C.S.M., il governo (ministro Guardasigilli), il Presidente della repubblica!

 

E' palese a qualsiasi che, dopo la Cassazione, non poteva essere instaurato alcun nuovo processo al primo grado. E' ovvio che le regole europee non hanno nemmeno immaginato che ciò potesse accadere (tanto più, essendo avallato da ben 5 giudici!). La ipotesi, avanzata da parte di Codesto Consiglio, di non poter adottare provvedimenti di trasferimento è incredibile: nella migliore delle ipotesi, solamente accennata come teoricamente possibile ma nemmeno adottata, più che una sanzione per i magistrati, agevolerebbe la espansione della cricca, a mio parere, e sarebbe una punizione per il paese!

 

Ma la inossidabile impunità per gli Andreon, che emerge da innumerevoli punti esposti nel sito, ha provocato e sta già provocando danni di enorme gravità, le cui conseguenze pesano della nostra provincia di Treviso in maniera misurabile anche con criteri macro economici (da un delle province più floride ad una delle più colpite dalla crisi).

 

Mi limiterò, nella presente, ad esporre punti nuovi, che riguardano anche altre persone (e di altre ancora ho notizia e mi riservo di fornire i ragguagli utili non appena li avrò raccolti). In questo altro caso (Franca Migotto), l'avvocato degli Andreon è un altro, il giudice è diverso (Giudice di Pace), ma il comune denominatore è il medesimo: i tre Andreon, che hanno tentato di estorcermi una utilità consapevolmente non spettante, come da raccomandata (nel sito:cciia_udine/raccom_tre_andreon_a_udine.pdf)

 

Hanno puntualmente attuato le ritorsioni minacciate, visto che mi sono rifiutato di soccombere passivamente alla loro estorsione (peraltro già anticipata dal loro legale, in un fax al mio avvocato). Le gravi minacce da parte dell'avv. Bonotto (vedere nella directory pressing_bonotto i fax al mio legale) sono immediatamente successive alla sentenza di Palmanova, che aveva rigettato tutte le istanze, ivi compresa quella di annullare il pignoramento a carico Andreon: la pretese di ottenere da me quanto rigiutato dalla magistratura qualifica a mio avviso la estorsione. Altrettanto vale per la raccomandata dei tre Andreon, indirizzata alla CCIAA di Udine ed al sottoscritto in copia, che contiene gravi minacce, regolarmente attuate, quale ritorsione per il mio intervento presso tale camera di commercio, volto a stornare la indebita cancellazione del pignoramento sospeso, da parte di Andreon Francesco.

 

Ho notizia che Michele Andreon, che non è provvidenzialmente nelle possibilità di abusare fisicamente della Signora Franca Migotto in quanto sottoposto a provvedimento giudiziale di allontanamento (sulla cui opportunità sfido chiunque ad avere dei dubbi), attraverso i soliti sistemi e le relazioni analoghe a quelle che hanno pesato nella mia vicenda, è riuscito a "spogliare" detta signora di ogni bene e della possibilità di esercitare la sua attività, attraverso vari provvedimenti illegittimi ed iniqui, compreso il pignoramento della automobile, indispensabile per chiunque eserciti una attività commerciale; le conseguenze sono drammatiche ed estese alla famiglia, visto che la signora ha una figlia: ma si tratta di una fotocopia di quanto accaduto a me, che tuttavia, sino ad ora, molto fortunosamente sono riuscito a mantenere la integrità  della reputazione finanziaria (dato che ho potuto sino ad ora far fronte ad ogni impegno) e professionale. Della pericolosità sociale di tale soggetto (Michele Andreon), posso testimoniare personalmente avendo ricevuto esplicite minacce verbali quando, nel 1990, mi trovavo negli uffici della Andreon Arredamenti per espletare il compito di perito di parte. La sopra citata raccomandata a.r. conferma come la minaccia ed, in questo caso, anche la estorsione, sono una caratteristica che attraversa i decenni.

 

Michele Andreon, quindi, sembra non riuscire a mantenersi nella apparente legalità, come fanno i suoi sodali, e di conseguenza la copertura che gli viene assicurata, testimoniata dalla terribile vendetta sull'oggetto delle sue pulsioni, esercitata attraverso i soliti sistemi ed atti giudiziari, non può in nessun caso essere essere contrabbandata come ordinaria corruzione in quanto, a mio avviso, assume tutta la evidenza della associazione a delinquere. La naturale propensione verso il delitto, ormai testimoniata da una enorme quantità di elementi, è incoraggiata dalle invalicabili protezioni di cui hanno sempre goduto.

 

Dato che sono vaccinato contro la inclinazione di vari aventi causa a prendere "lucciole per lanterne" (a mio avviso dolosamente), desidero puntualizzare meglio gli elementi che configurano il reato di "estorsione" a carico di Andreon Francesco, Braido Vanna (la moglie),  Andreon Michele (il figlio), Giovanni Bonotto (il legale).

 

Questo ultimo, poco dopo la emissione della sentenza del Tribunale di Palmanova, che rigettava tutte le sue richieste, fra le quali l'annullamento del pignoramento sospeso a carico della quota di Andreon Francesco, nello stesso fax, indirizzato al mio legale, nel quale annunciava di non proporre ricorso contro tale sentenza (nella consapevolezza quindi che sarebbe divenuta definitiva), disinvoltamente formula apertamente minacce di gravissime conseguenze per il sottoscritto, se non avesse rinunciato spontaneamente a tutelare il suo interesse, ribadito da tale sentanza, acconsentendo alla richiesta di cancellazione di tale pignoramento sospeso (dato che il sottoscritto non ha aderito, ha dovuto subire successivamente la concreta messa a segno di tali gravi minacce!)

 

Ad ulteriore dimostrazione della mala fede degli Andreon c'è la circostanza che, quando hanno ottenuto i provvedimenti esecutivi a carico della mia società, le loro richieste che erano alla origine dei provvedimenti arbitrari, ma comunque solo provvisoriamente esecutivi, ottenuti dalla Corte di Conegliano, erano già state rigettate dalla sentenza del Tribunale di Palmanova, che è definitiva, e quindi immodificabili da chiunque..

 

Dato che Andreon Francesco aveva abusivamente cancellato la iscrizione di tale ipoteca a carico della sua quota di proprietà della società immobiliare, nel momento in cui le mie periodiche verifiche hanno evidenziato la scomparsa di tale pignoramento, mi sono rivolto alla Camera di Commercio di Udine per avere chiarimenti. Questa ultima ha ritenuto di interpellare gli Andreon e la loro (allegata) lettera raccomandata a.r., di cui mi hanno mandato copia, contiene minacce a mio carico, sempre con il medesimo scopo di farmi rinunciare al mio diritto/interesse se volevo evitare le pesanti conseguenze enunciate e regolarmente andate a segno, dopo il mio diniego).

 

Ho regolarmente denunciato questa lapalissiana estorsione, ma per la ennesima volta la impunità di costoro non è venuta meno!.

 

Poco dopo la udienza del 7/11/2011 ho posto al Giudice Luca Deli del Tribunale di Conegliano alcuni quesiti (via p.e.c.: vedere la directori pressing_Bonotto/luca_deli_7.pdf). A tale proposito, le mie valutazioni sono:

 

a) dato che il destinatario ha mantenuto il più stretto silenzio, ed è mancata qualsiasi reazione, ne deduco che i peggiori sospetti da cui sono scaturite le mie domande sembrano essere confermati; non ritiene, Codesto Consiglio, che la gravità delle vere e proprie invenzioni accampate da tale magistrato sia tema che dovrebbe imbarazzare qualsiasi magistrato e quindi, a maggior ragione, codesta Istituzione, che si dichiara impotente ad agire (e di conseguenza, mi chiedo, a tutelare il decoro della intera categoria, definita cancro proprio da quelle forze che fanno da sfondo alla mia vicenda)?

 

b) io sono personalmente certo che, successivamente a quella udienza, nella quale ha deciso senza motivo apparente un rinvio di circa un anno e mezzo, i rinvii negli altri processi successivi li abbia fissati a scadenze assai più brevi. Suppongo che tale scelta possa essere spiegata solamente dalla volontà di punirmi "anche" con tale strategia. Trovo assai deludente che la indagine disciplinare che codesto Consiglio ha già aperto, (e ne ho dei precisi riscontri) non abbia fatto luce nemmeno su un fatto talmente appariscente e semplicissimo da verificare!)

 

c) non desidero affatto che venga cambiato magistrato nel mio processo di Conegliano (dr. Luca Deli): (in seguito ad un trasferimento, che considero eventualmente un danno ancora maggiore per il nostro paese, essendo consapevole del pericolo di diffusione di certe metodiche): dato che il fenomeno è assai esteso, preferisco continuare ad essere sottoposto ad un magistrato che soggettivamente considero già assai esposto, e che quindi spero abbia maggiori remore a fare nuove invenzioni, dato che quelle precedenti sono tutte smentite documentalmente); temo invece che un altro magistrato (e sarebbe il sesto), si comporti come gli altri, cercando di passare per banali errori le sue decisioni in favore degli Andreon, coordinate ed unidirezionali;

trovo personalmente sconvolgente che, eventualmente, a fronte della sistematica "vicinanza" di così tanti magistrati alla mia controparte ed alla, da me supposta, azione eversiva che condiziona vaste aree del paese, come così tanti indizi gravi e concordanti e così tante prove indicano, venga prospettata unicamente la eventualità (anzi la impossibilità) di adottare delle semplici sanzioni di trasferimento; la deduzione che si potrebbe trarre è che codesto autorevole Organo ritenga i magistrati coinvolti adeguati a rappresentare la Istituzione della Giustizia!

 

A tal proposito non posso esimermi dal fare presente che, nella odierna società, l'annichilimento delle persone che vengono private di ogni mezzo è ancora più grave dell'omicidio, in quanto colpisce allo stesso modo anche i famigliari. E' ormai chiarissimo che tali delitti vengono attuati in maniera seriale.

 

d) ho personalmente subito danni per centinaia di migliaia di euro; essendo del tutto incolpevole, sono determinato ad ottenerne la rifusione dai principali responsabili: quelli che poco sopra ho indicato essere i comuni denominatori rispetto alla vicenda mia, della Sig.ra Franca e delle altre vittime di cui ho notizia;

l'ostacolo con cui mi scontro da ormai oltre un decennio è la Procura di Treviso, a cui ho sottoposto numerosissimi e gravissimi elementi di indagine, che sono invece stati immediatamente archiviati senza alcuna spiegazione dato che uno di essi è sparito (nello apposito ufficio risulta trasmesso alla Procura di Trento, per competenza territoriale,ma questa ultima dichiara di non averlo mai ricevuto, come ho già riferito sopra), cosa che a me tuttavia non appare affatto casuale, visto che quanto denunciato ha contorni assai inquietanti: a fronte di un paio di proposte di riciclaggio che mi sono pervenute apparentemente dallo estremo oriente, e che io ho interpretato subito come frutto di menti sottili, ma non troppo, ed unicamente intenzionate ad incastrarmi penalmente, contando sulla efficacia delle azioni compiute a mio danno e sulla convinzione che avrei cercato di recuperare i danni finanziari subiti con sistemi illegali (qualora tale mia convinzione trovasse conferma, sarebbe assai illuminante; ho cercato di aggirare l'ostacolo (il solito muro di gomma)  rivolgendomi direttamente alla nostra ottima polizia postale, dove è emerso che la mail proveniva da un server di Amsterdam ma non c'era la possibilità di risalire agli autori, in quanto il regime vigente nel momento in cui mi è stata comunicata tale informazione (allo incirca verso metà del 2011)  aveva disdettato i precedenti accordi fra le polizie di Italia ed Olanda;

tutto porta a dedurre che tale disdetta nei confronti di quel paese civilissimo sia funzionale ad una associazione a delinquere non certo limitata alla mia vicenda, quindi, sulla scia di quanto le cronache quotidinamente ci confermano, coerente con la diffusa corruzione di cui pezzi importanti vengono alla luce ogni giorno nel nostro paese grazie alla azione di valorosi magistrati (ripeto: quelli che sono definiti cancro da quelle stesse forze politiche che, notoriamente (ma la circostanza è acclarata giudizialmente) sono governate, anzi "possedute", da personaggi già riconosciuti coinvolti in vicende di corruzione di magistrati;

 

e) l'attuale reggente la Procura, in qualità di P.M., a distanza di pochi mesi dalla restituzione da parte dell'avv. di controparte Giovanni Bonotto dei reperti privi dei sigilli e con evidenti prove di manipolazione (come è emerso successivamente, grazie alla annotazione del GIP che ha fatto rilevare le incongruenze annotandole nella sentenza) ha insistito per la archiviazione di un reato molto grave anche in quanto delegittimava il Tribunale, con la causale che "era passato troppo tempo"; il Gip, che aveva in un primo tempo respinto la richiesta, si è alla fine arreso alla evidenza che nulla di diverso proponeva chi aveva la responsabilità di rappresentare la pubblica accusa; il responsabile di tale reato, così clamorosamente graziato dal P.M., è ben descritto nel sito (basta leggere la corrispondenza con l'Ordine degli Avvocati);

mi ha fortemente impressionato che la pubblica accusa avesse insistito in maniera così determinata per ottenere la archiviazione, con la motivazione che era passato troppo tempo, in quanto il CTU mi aveva manifestato la sua ammirazione per la rapidità con la quale il PM Cicero aveva individuato il responsabile; non occorreva molta fantasia per comprendere le ragioni di un cambiamento di rotta così improvvisamente adottato solo quando era stato individuato il detentore dei reperti (proprio l'avv. Giovanni Bonotto, parte in causa, nei confronti del quale l'accesso ai reperti era particolarmente grave, dato che dovevano essere custoditi "nel contradditorio delle parti": questa era la esatta espressione usata dal Giudice);

dato che quel P.M. svolgeva il ruolo di sostituto presso la Pretura (oggi scomparsa ma notoriamente il primo gradino nella carriera in magistratura) ed improvvisamente, a ridosso di quegli avvenimenti, è stato incaricato di subentrare come reggente per alcuni anni al Capo della Procura (che si era disturbato a scrivermi e - sic - a quanto è dato sapere, è stato a sua volta destinato a migliore incarico) superando nella carriera in un sol colpo le decine di sostituti presso la Procura, sicuramente con maggiore anzianità ed esperienza di lui, mi ha lasciato sgomento, essendo nozione comune che, salvo forse casi parecchio eccezionali nei quali pesano pure le esperienze acqusite (ma non è certo questo il caso), la anzianità di servizio è un cardine nei criteri di avanzamento nelle carriere dei magistrati;

questa nozione è da parte mia particolarmente sentita, come cittadino, in relazione alla vicenda di Giovanni Falcone, che era stato messo nelle condizioni di non poter continuare nel contrasto alla mafia nella sua città, ove nel tempo aveva potuto impostare, conoscendo bene le persone che lo circondavano, le migliori cautele per difendersi dagli attentati; gli è stato invece preferito il Procuratore Mele (dichiaratamente per mera questione di anzianità di servizio, nonostante fosse digiuno di esperienza nella lotta alla criminalità organizzata); è risaputo che la decisione di spostarsi altrove, per poter continuare la sua lotta, gli è stata fatale!

cito questo episodio non certo per speculare sulle concause che alla fine hanno condotto ai tragici eventi successivi, che fra l'altro nulla hanno a che vedere direttamente con il vero, devastante problema: il muro di gomma della Procura (di fatto, è mia piena convinzione, la fonte della totale impunità per gravissimi delitti seriali), ma solo per spiegare come soggettivamente mi abbia colpito (e,come cittadino, mi sono sentito anche profondamente umiliato) il sorpasso, nelle oppportunità di carriera, di decine di sostituti procuratori con molta maggiore anzianità di servizio e competenza in relazione alle esperienze professionali vissute: non vedo altra possibile spiegazione di un passo così folgorante, se non quella che appare così evidente da rendere superflua ogni precisazione!

 

Un dato è incontrovertibile, è a partire da quegli avvenimenti che sono partite le disgrazie che hanno colpito me e  successivamente anche la Sig.ra Franca, e gli altri cittadini che per loro disavventura si sono trovati in contrasto con gli Andreon; tutto questo, a mio personale parere, non a causa del loro potere economico, dato che avevano condizioni agiate ma non eccezionali (grazie anche ad una strategia fiscale di cui i pubblici bilanci contengono inequivocabili indici), ma invece grazie alla conoscenza di informazioni assai delicate che sanno sfruttare per le loro finalità; va detto, sempre a mio avviso,  che tutto questo è diventato un pericolo per vaste aree del nostro paese ed, in prospettiva, per l'intero pianeta, data la penetrazione nel tessuto economico sano ed in particolare in aziende la cui, quantomeno teorica capacità di interagire, riguarda la quasi totalità delle nazioni, nelle quali operano (anche con stabili organizzazioni)! Non paia esagerato quanto affermo, in quanto è arcinoto che le nostre mafie e cricche hanno già inquinato tutti i paesi occidentali, avendo tratto la loro forza dalla connivenza con la politica e la pubblica amministrazione! Spero che queste nazioni civili decidano di dire: BASTA!

 

f) nel nostro ordinamento la azione penale è obbligatoria e, dato che le mie denunce di delitti e di comportamenti gravissimi sono iniziate oltre 15 anni or sono, la canonica, eventuale scusa che vi sono altre priorità non appare proponibile; d'altra parte, questo aspetto risulta del tutto assente nella conclusione comunicatami con la Vostra in oggetto, assenza per me inconcepibile, data la  gravità immane e la ricorrenza nelle mie denunce!

 

g) la nota trasmissione Report ha documentato che la università di Messina (in quel momento coinvolta in un grave episodio di malaffare) è fra le meno considerate per qualità in tutte le materie ma anche, stranamente, annovera fra i suoi studenti uno inspiegabile successo nei concorsi in magistratura;

ho notato che vi sono dei cognomi ricorrenti in almeno un paio di magistrati pesantemente coinvolti nella mia vicenda (CICERO e DI TULLIO); sarei personalmente curioso di sapere se tale fenomeno riguarda anche i cognomi delle consorti e se sono comunque molto numerosi gli altri congiunti molto fortunati nelle opportunità di impiego presso Amministrazioni pubbliche o presso strutture comunque riconducibili al pubblico; dato che le principali disgrazie nel nostro paese (il fatturato delle mafie, la forte evasione fiscale, la abnorme corruzione) sono rese note attraverso la statistica, e nessuno mette in dubbio tali dati (del resto sanciti dalla Corte dei Conti), mi sono semplicemente posto certi interrogativi, che propongo a quelle Istituzioni che avrebbero il compito di indagare, essendo opportunamente guidate dalla statistica, che è una scienza riconosciuta;

non è un caso che la grecia, l'unica nazione che sta un poco peggio di noi, ha un poco più di corruzione ed evasione fiscale rispetto a noi;

 

h) il "minimo comune denominatore" (cioè gli Andreon) sembra in grado di andare oltre gli innumerevoli episodi denunciati nel sito e di estendere la sua influenza allo infinito; a mio avviso ne danno un forte indizio certe strutture pubbliche, provinciali, regionali e centrali ed anche il fiore all'occhiello della nostra attività di impresa; senza dilungarmi oltre, solo a titolo di esempio, allego un reclamo che ho inviato alla agenzia delle entrate via pec!

 

g) un aspetto eclatante della più perniciosa illegalità che si possa concepire (ben superiore a quella che storicamente viene erroneamente ritenuta presente solo in certi territori del meridione) è la pressione (documentata) sui magistrati e quella, anche essa ampiamente documentata, sugli avvocati!

Nella directory del sito "pressing Bonotto" sono documentate le pressioni e le minacce di qualche anno or sono ai miei avvocati, da parte di quello stesso soggetto che, dopo aver compiuto i delitti che ho denunciato all'ordine degli Avvocati di Treviso, nella totale indifferenza di questo ultimo, addirittura fa' perno sulla sua influenza presso l'Ordine stesso per minacciare di denunciare  i miei legali, in quanto rei di non separare la loro linea di difesa dalla mia! E' appena il caso di ricordare che, nella conclusionale redatta dall'avv. Giovanni Bonotto nel 2000, è contenuto un altro esplicito invito al mio legale a violare gli obblighi verso il suo assistito per punirlo di essere un "miserabile". Si tratta, come è evidente, di delitti di enorme gravità, che la Istituzione a cui mi sono rivolto (Ordine) conosce perfettamente e continua ad ignorare! Siamo forse alla conclamata connivenza con la delinquenza organizzata, a mio modesto parere! Significativo che il Presidente dell'Ordine, non trovando argomenti per rispondere alle mie circostanziate accuse, mi ha invitato a rivolgermi al Tribunale, pur conoscendo benissimo la reale situazione (da certi ammiccamenti, ho capito che alcuni dipendenti del tribunale sono al corrente della influenza delle cricche nel Tribunale).

 

Il contratto che avevo stipulato con gli Andreon è stato violato sino dal primo giorno; successivamente hanno operato altri trucchi maldestri, ma non vi era nulla di straordinario nei primi anni di causa: il primo sintomo della impunità che ho ravvisato è coinciso con il rinvenimento dei reperti sotto custodia del Tribunale che sono stati illegalmente detenuti per cinque anni proprio dallo avvocato di controparte, avv. Giovanni Bonotto (all'epoca praticante dello Studio Nordio, fratello del noto magistrato strettamente legato a certa politica) e che egli, invitato a restituire IMMEDIATAMENTE, ha reso invece dopo alcuni giorni, privi degli originari sigilli ed in uno stato assai singolare (sono state restituite due cassette di backup, che riunivano l'intero contenuto delle tre originariamente depositate dal CTU presso il Tribunale; i giorni di ritardo rispetto a quella IMMEDIATA restituzione che era stata intimata, a cosa altro potevano servire se non a ricostruire i reperti che nulla più avevano a che vedere con quelli originariamente spariti dal Tribunale?). Se gli Andreon sono il minimo comune denominatore rispetto alle tragedie sofferte dal sottoscritto, dalla Sig.ra Franca e di altri di cui ho notizia, la impunità, è arcionoto,  è il minimo comune denominatore di tutte le mafie e cricche, ovunque nel globo, quali che siano le matere che trattano, droga, corruzione  o penetrazione nella economia sana!

 

Tutti i soprusi degli Andreon, sopra brevemente descritti (ma gli atti originali riportati nel sito forniscono una documentazione inoppugnabile), riportano al medioevo!!!!! Dato che, pur operando prevalentemente dietro le quinte, tale è la sicunera di impunità che non disdegnano di agire anche alla luce del sole: la punta dell'iceberg che è ben documentata nel sito. Di preferenza operano sotto copertura di apparenze legali, ma in varie occasioni si sono lasciati andare a comportamenti di delinquernza ordinaria, dalle minacce/estorsioni, alle manipolazioni documentali, ai falsi, sino ai tentativi di stupro, cui la vittima sopra indicata è sfuggita per puro MIRACOLO (non ho dubbi che la vittima, che me ne ha riferito, dica il vero, non solo in quanto ho anche personalmente subito reati dal presunto colpevole del tentato stupro, ma anche in quanto è assistita da un provvedimento di protezione giudiziaria). E' a mio avviso evidente che coloro i quali hanno assicurato a vario titolo le coperture, sono assai più colpevoli, in ragione del basso livello culturale dei soggetti direttamente autori dei delitti, in quanto tali coperture hanno fatto loro intravvedere di godere di un potere infinito.

 

Concludendo, sono molto lieto che, quantomeno alcuni Consiglieri, abbiano riservato attenzione al mio dramma personale, che ora andiamo scoprendo essere invece problema esteso. La sensazione è che abbiano prevalso altri pareri (in altre circostanze ho osservato  un copione generale che nel nostro paese, è opinione diffusa, sembra abbia raggiunto dimensioni così estese da avere creato il disatro economico e morale sotto gli occhi di tutti). Pazienza, farò comunque tesoro degli autorevoli consigli che contiene la Vostra in oggetto, scusandomi anche se non sono riuscito a contenere totalmente la collera derivante dalla immane tragedia che ha colpito me ed altri, nella totale indifferenza delle autortà preposte a contrastarla; questo a titolo personale: come cittadino, invece, provo una profonda indignazione per la asserita volontà, sia da parte degli Avvocati che dei Magistrati, di continuare ad ammettere nel loro consesso certi soggetti, il che rappresenta qualcosa che considero davvero scoraggiante. Se il minimo comune denominatore dei reati della cricca sono gli Andreon, dato che la matematica non è una opinione, il minimo comune denominatore delle sopra menzionate categorie sono quell'avvocato e quei magistrati! A scanso di equivoci, ho una profonda ammirazione per quei MASSIMI COMUNI DENOMINATORI che, a prescindere dai noti eroi, compiono il loro dovere in maniera encomiabile, in un contesto che rende eroici anche i comportamenti normali. Anche nella presente vicenda, ne ho incontrati parecchi.

 

N.B. la circostanza che la mancata risposta alla mia denuncia di fatti gravi e di funzionari infedeli sia imputabile, se confermata dalle competenti autorità, anche al livello CENTRALE dell'INPS e della agenzia delle entrate, quindi dello intero paese, estende, credo e spero,  la competenza territoriale rispetto a tali fatti a tutte le Procure nazionali ligie al dovere ed interessate a porre un argine ai gravi fenomeni che ho denunciato per proteggere i loro cittadini!

 

Circa 25 anni or sono, casualmente, sono venuto a conoscenza che esisteva una rete di magistrati infedeli, nei vari Tribunali. Ho assistito ad un caso concreto, nel quale sapevo che sarebbero avvenuti dei favoritismi anomali prima ancora che accadessero. Il magistrato scorretto ha agito con estrema prudenza, facendo assumere la decisione sbagliata in "camera di consiglio". Poi tuttavia la parte successiva della causa, passata ad altre mani, si è svolta correttamente. E' sconvolgente come nell'ultimo ventennio questo genere di dinamiche sia esploso in maniera esponenziale!

 

Non perdo la speranza di un nuova conclusione e decisione, anche da parte di codesto autorevole Consiglio. Porgo deferenti ossequi

 

Sandro Dallavalle

via del Solstizio,2

31044 Montebelluna (TV)

 

 

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all. p.e.c. ai vari livelli (provinciale, regionale e centrale) della agenzia delle entrate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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