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LETTERE
APERTE AL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA
LETTERA DEL 07 MAGGIO
2010
Consiglio
Superiore della Magistratura
Palazzo
dei Marescialli
Roma
Montebelluna,
07 maggio 2010
In
un recente dibattito sulla testata televisiva “La7” ho visto il dr. Luca Palamara contestato dal Guardasigilli e dal vice direttore
del “Giornale” nel solito modo che hanno di sovrapporre la loro voce in maniera tale da impedire di esprimere in
maniera compiuta le argomentazioni e di essere compreso dagli spettatori.
La
mia simpatia era tutta per lui, in quanto ho piena consapevolezza che senza
giustizia non c’è democrazia. Sono anche convinto che non siano così pochi,
perlomeno nella nostra zona, i magistrati che concretamente “errano” in maniera
coordinata ed unidirezionale. Vi prego, se sarete troppo indulgenti con i Vostri
colleghi che sbagliano (se e quando abbiano la consapevolezza di farlo, ovviamente)
finirete per essere minati anche dallo interno e perdere quella indipendenza che la
Costituzione vi ha assegnato.
Da
oltre un ventennio subisco una autentica persecuzione giudiziaria, che mi sta
procurando gravi danni morali (le cui ricadute sulla salute sono note) e
materiali. Siamo agli inizi del terzo decennio ed anche agli inizi di una nuova
fase processuale, presumibilmente di 3 gradi di giudizio ma continuata dopo che
i 3 gradi di giudizio sono già stati superati.
Di questo passo, nemmeno la morte fisica interromperà questo iter, che
ricadrà sugli eredi. Tutto questo soltanto perché il sottoscritto non ha mai rinunciato
a ricorrere, osservando sempre tutte le
regole, agli organi giudiziari preposti,
andando tuttavia a cozzare senza saperlo contro qualcosa che non io, ma codesto
spettabile organo dovrebbe qualificare.
Uno
degli apici della lunga vicenda è recente e mi vede vittima di quella che
potrebbe essere considerata una
estorsione attraverso atti giudiziari, in quanto questi sono in totale
contrasto, non solo con le stringenti ragioni di merito, ma anche e soprattutto
con le molto chiare indicazioni della Sentenza di Cassazione, che ai sensi
dell’art. 310, ma è persino superfluo,
devono essere osservate anche negli atti successivi.
La,
da me presunta, estorsione perpetrata
dalla mia controparte e dal suo legale è tuttavia avallata da tre magistrati
che continuano ad ignorare quanto sopra. Non è “trina” solamente su questo
aspetto, ma anche perché la esecuzione è richiesta e concessa sia a carico del
sottoscritto che a carico della sua società in accomandita semplice (della
quale sono l’unico responsabile e di conseguenza la distinzione è puro cavillo,
solo apparentemente giuridico); da notare che ciò si è potuto verificare in
quanto il magistrato è andato oltre la richiesta (il così detto “ultra petitum”); non solo: la
controparte ha sollevato al Tribunale di Palmanova
le medesime istanze e, datosi che la decisione di questo Giudice è stata
depositata in Cancelleria in epoca successiva agli atti di cui sopra , che
riguardano invece il Tribunale di Conegliano, si è verificato sia pure per un
breve periodo neppure un doppio ma, addirittura, un triplo
impiego, cioè 2 atti esecutivi a fronte di un medesimo importo
illegittimamente preteso ed una terza richiesta che era in attesa di decisione
e che solo in epoca successiva si è potuto apprendere che era stata respinta.
La
vicenda è descritta nel sito: http://www.essedistudio.com/causa/index.htm
A
questo punto, in qualità di semplice cittadino, mi sento autorizzato a fare alcune
valutazioni :
esiste
nella nostra zona una anomalia che sarebbe a mio parere impensabile in qualsiasi altro paese di
cultura occidentale, segno che forse non lo siamo più o comunque ci stiamo
avviando nella direzione opposta:
il
pubblico ministero di Venezia Carlo Nordio all’epoca
di “mani pulite” si propose e divenne noto a livello nazionale scrivendo su vari giornali a favore
dell’attuale leader, che era agli inizi delle sue traversie giudiziarie, e
contro i suoi colleghi magistrati; (N.B. se si tiene conto della proporzione di
mezzi , le mie vicende giudiziarie sono di gran lunga più pesanti di quelle sempre
tanto sbandierate! Sono anche, è incontrovertibile, più lunghe!);
tale
magistrato, nel periodo 2001-2006 venne chiamato a Roma a svolgere un compito
prettamente politico e di grande rilievo, cioè scrivere la nuova riforma della
giustizia in Italia; tale lavoro fu compiuto ma il ministro della Giustizia
Castelli, che pure era alleato e dentro il governo che aveva affidato l’
incarico, si rifiutò di dare seguito a tale riforma;
il
pubblico ministero decise di ritornare a fare il magistrato, dopo una assenza di
circa un quinquennio; (N.B. a mio avviso, è perfettamente normale che un magistrato
vada a fare il politico e sarebbe tollerabile persino il percorso inverso, cioè
che invece non ritengo affatto normale è
fare il magistrato, poi schierarsi sui giornali (non rispondendo ad interviste
ma “sua sponte” in politica), poi svolgere ruoli di grande rilievo politico,
commissionati da quello stesso leader a favore del quale aveva scritto sui
giornali, poi di nuovo il magistrato!;
io
non faccio alcun collegamento fra questi fatti e la mia vicenda, ma suppongo
che possano essere molti a sollevare qualche dubbio, data anche la coincidenza di
nomi e di strette parentele;
qualche
interrogativo potrebbe nascere da un breve filmato pubblicato dalla emittente
“antenna tre” ormai alcuni anni fa’ che mostrava un magistrato quale relatore
ad un convegno a fianco a fianco con Marcello dell’Utri,
verso il quale ho la massima considerazione, come senatore, in quanto sono
rispettoso del principio di presunzione di innocenza; tuttavia ciò che appare
non del tutto conveniente è la vicinanza
gomito a gomito fra magistrati e politici, quando questi ultimi sono indagati e
successivamente condannati, da altri magistrati loro colleghi, per reati connessi alla mafia;
mi
è sembrato che quello stesso magistrato si ponesse il medesimo interrogativo,
in quanto appariva visibilmente imbarazzato nel vedersi ripreso dalla
telecamera;
non
a me, ma a qualcuno maggiormente malizioso potrebbe anche preoccupare che
percorrendo i corridoi del tribunale si notino certe coincidenze di cognomi,
ritenendole statisticamente esagerate rispetto ad un numero fisiologico
(nonostante non si conoscano i cognomi delle consorti): mi riferisco a cognomi
come Di Tullio e, caso sintomatico, Cicero ove ipoteticamente potrebbe essere
del tutto superata la tanto proclamata necessità di separare le carriere fra
magistratura inquirente e giudicante, in quanto un Cicero fa’ parte dell’una ed
una altra Cicero fa’ parte della altra: per una coincidenza, tutti questi
magistrati hanno pesantemente influito nella mia vicenda giudiziaria;
mi
è capitato di apprendere un dato ancora più preoccupante: nella trasmissione
televisiva “Report”, condotta da Milena Gabanelli, è
stato affermato che la università (se non vado errato), di Messina, è fra le meno
accreditate qualitativamente in assoluto fra quelle italiane, ma anche quella
attraverso la quale passano, con una incidenza statisticamente incredibile,
molti vincitori dei concorsi per l’accesso alla magistratura; qualora vi
fossero dei magistrati privi dei requisiti, il danno economico per la
collettività derivante dagli stipendi di una intera carriera sarebbe enorme,
quello indiretto sarebbe capace di affossare la vita economica e civile della
nazione!
certi
particolari non sono sfuggiti alla attenzione di tutti: infatti quella
trasmissione, che non ha mai parlato di politica ed ha soltanto indicato
scandalosi comportamenti sia in epoca Prodi che in epoca Berlusconi ,ma con una
pacatezza che non avrebbe nulla da invidiare a quella del maggiordomo presso la
Corte Inglese, è tuttavia fra quelle censurate, assolutamente senza motivo, in occasione delle recenti elezioni regionali:
ciò che mi lascia stupefatto è invece che sia sfuggita alla attenzione di
Codesto Consiglio, che pure dispone, temo ancora per poco, delle prerogative sufficienti per tutelare se
stesso ed il fondamentale Ordine che governa.
Voglio
aggiungere ancora una osservazione: il giorno 15 maggio la emittente Antenna
Tre riferiva di uno sciopero degli avvocati, condiviso dallo stesso Presidente
del Tribunale, per protestare contro la situazione di costante intollerabile
ritardo con cui è costretto ad operare il Tribunale di Treviso. A me
personalmente risulta tutto il contrario, cioè una efficienza da fare invidia!
Una istanza di decreto ingiuntivo formulata da una società disastrata finanziariamente
e qualificata come estranea alla vicenda dalla Corte di Cassazione, a carico della società essedi sas ,è già arrivato al risultato concreto di iscrivere
ipoteca sulla mia personale casa di abitazione (quindi non un bene di proprietà
della sas, che andava preventivamente escussa, come
richiesto persino dalla controparte che ha presentato tale istanza); quindi,
considerando che agosto e la prima quindicina di settembre non sono da tenere
nel conto in quanto periodo di sospensione feriale, in meno di otto mesi si è
raggiunto un obiettivo che il sottoscritto invece, per ottenere un
provvedimento analogo in anni un cui il Tribunale di Treviso funzionava molto
meglio essendo di gran lunga meno oberato, non avendo nemmeno la necessità di
escutere prima un altro soggetto, ho impiegato 15 anni! Anzi, costoro hanno
fatto prima (ma soltanto di pochi giorni devo ammettere) ad ottenere la
iscrizione ipotecaria che a chiedere al mio avvocato se ero disposto
eventualmente a pagare spontaneamente! Riflettendo su tutto questo, sono giunto
alla conclusione che è da escludere la estorsione, in quanto di solito questa
prevede prima la minaccia e poi la illecita punizione; qui invece è avvenuto
l’inverso.
RISPOSTA DEL CSM DEL
22/02/2011
vedi
allegato decisione_csm.pdf
LETTERA DEL 16 MARZO
2011
Spett
Consiglio
Superiore della Magistratura
Palazzo
dei Marescialli
Roma
Montebelluna,
16 marzo 2011
OGGETTO:Pratica
num.555/RE/2010
Protocollo n. P 4284/2011
Prendo
atto della deliberazione in oggetto e con vero sgomento debbo constatare che
sembra non esistere via di uscita alla mia situazione , in quanto la esperienza
passata mi impedisce di riporre fiducia negli organismi che avrebbero il potere,
ma ritengo anche il dovere, di tutelarmi.
Anche
se suona strano pure a me, abituato a
vivere in un paese assolutamente libero, debbo constatare di essere diventato
un perseguitato politico in quanto milito attivamente in un partito che si
caratterizza per la consapevolezza che
l’unica speranza di iniziare a porre rimedio alle mille modalità che oggi
sfruttano i comuni cittadini passa per il rafforzamento della capacità di
intervento della magistratura (indipendente) che, a sua volta, potrà affermarsi
solamente quando le condizioni politiche saranno mature. E’ evidente, che i
vari protagonisti che ormai da tanti anni non smettono di vessarmi appartengono
ad una “scuola di pensiero” opposta alla mia, che fa’ riferimento ad una forza
politica che, agendo dietro le quinte, sa come premiare tutti coloro che le
sono utili nella realizzazione di un disegno molto grave per il nostro paese ma
tanto abilmente dissimulato che ne è totalmente ignara la grande maggioranza
dei cittadini..
Ho preso coscienza di tale situazione verso
metà degli anni novanta ed ho sempre considerato quanto mi accadeva come frutto
di una sfortunata coincidenza: io sono casualmente incappato nello Studio Nordio; altri, si
sono scontrati con un tir! Da alcuni anni cerco inutilmente di sottrarmi anche
ricorrendo ad espedienti poco usuali ma legittimi(ad esempio, mi ero
sentito incoraggiato a rivolgermi al
Presidente del Tribunale in quanto avevo ravvisato nei gravi fatti che egli
denunciava con vigore e frequenza alla tv locale quella stessa “cricca” che si
occupava anche di me: appena ho saputo
che si era verificata una “ispezione ministeriale”, mi ha colto un tuffo al
cuore, avvertendo la sensazione che essa interferisse con la mia denuncia/appello
al Presidente: sarà un caso, ma tutto è cambiato, dopo quella ispezione:
nessuna risposta al sottoscritto, le apparizioni in TV pressoché sparite… ). Senza entrare in tanti dettagli, in questa
sede, mi sono reso conto che la mia vicenda in realtà è, insieme, una
anticipazione di un reale pericolo per tutti ed una cartina di tornasole di una
attività dietro le quinte che, a mio avviso, sembra inarrestabile nella sua
azione di danneggiamento delle Istituzioni.
Da oltre venti anni, coerentemente con i miei
convincimenti, mi sono sempre unicamente rivolto agli organi competenti e sto
continuando anche ora in quanto, nonostante il muro di gomma che incontro, non
vedo altra strada “legittima e civile” per tentare di arginare le iniziative a
mio danno che sono ampiamente descritte nei resoconti che ho presentato a
Codesto Consiglio.
Il mio sgomento è temperato dal tenore della
decisione/comunicazione in oggetto, che lascia trasparire la consapevolezza che
delle anomalie o quanto meno degli errori unidirezionali da parte di magistrati
sono state riconosciuti, e di ciò sono particolarmente grato, essendo abituato
a ricevere solo negazioni della evidenza.
A parte i fatti remoti (per fortuna la
registrazione stenografica del dibattimento nel processo penale testimonia di
alcune delle gravi anomalie che lo hanno caratterizzato per uno stile che a me
sembra sovietico di antica memoria), ritengo inconcepibile che anche la aperta
disobbedienza alle indicazioni della Corte di Cassazione, da parte di
magistrati di primo grado, possa essere catalogata come “questione di merito
dei provvedimenti giurisdizionali”. Tanto più che l’art. 393 sec. comma
prescrive l’OBBLIGO di seguire tali indicazioni e di conseguenza i
provvedimenti assunti da quei magistrati
ritengo siano caratterizzati non tanto, anzi non solo, da valutazione
sul merito, quanto principalmente da piena contrapposizione rispetto alla legge
ed alla Suprema Corte. In altre parole, che dei magistrati di primo grado
sovrappongano il loro volere a quello della Cassazione a me sembra una
inversione delle fondamenta giuridiche con connotazioni di natura persino
eversiva. E’ da escludere la ipotesi che si tratti di sviste in quanto, il
magistrato Libero Mazza ha dovuto necessariamente leggere la sentenza di
Cassazione (peraltro alquanto succinta, in quanto su di essa poggia la sua deliberazione) ed al magistrato Luca Deli , che pure aveva l’obbligo di leggerla ed è ovvio che
lo abbia fatto, ho personalmente fatto
rilevare questo punto a voce, non essendo riuscito ad ottenere che il mio
legale (intendo il terzo legale) lo
facesse nei suoi atti, nonostante le mie forti e reiterate insistenze! Tale
punto, giova ricordarlo, è che la
Cassazione ha esplicitamente individuato nella sola persona del Sig. Andreon Francesco
(ed esplicitamente escluso la sua s.r.l.)
la parte in causa, mentre invece è stata la società di capitali (che
appartiene all’80% al Sig. Andreon Francesco) a
ricorrere al magistrato Libero Mazza, in circostanze alquanto strane (nel pieno
delle ferie estive e subito prima che egli “andasse in pensione”). Ad
aggiungere ulteriore significato e valore a tali “stranezze”, a mio avviso,
sono alcune date:
- 23/07/2007 : data di deposito della
Sentenza di Cassazione
- 23/07/2008 : data di estinzione del
processo, a causa della mancata riassunzione alla Corte di Appello
- 13/08/2009 : data del ricorso presentato
dalla Andreon s.r.l. al Giudice Libero Mazza.
Ciò significa che si è atteso più di un anno
dalla data alla quale tale ricorso poteva essere presentato. Sono troppo
sospettoso se ritengo che si siano attese di proposito le due coincidenze
(periodo di ferie e di pensionamento del Magistrato) per presentare un tale ricorso, e che ciò
sia indice della piena consapevolezza della sua illiceità, sia sul merito che
sulla legittimazione della parte istante?
Se non è dovuta al caso la scelta di emettere
il decreto ingiuntivo in quelle circostanze, essa lascia trasparire una certa
cautela, probabilmente mirata ad evitare un giudizio negativo da parte di
Codesto Consiglio il quale, se non vado errato, ha comunque il compito di
vigilare sulla idoneità dei magistrati a svolgere il loro ruolo ed il potere di
intervenire a tale riguardo, persino con provvedimenti di espulsione. Il decreto in questione, non solo si
contrappone alle prescrizioni della Cassazione, e quindi alla legge, ma anche
manca di requisiti che, a quanto mi risulta, sono essenziali al fine della
legittimità del decreto ingiuntivo, stante la assenza di qualsiasi prova (in
particolare, scritta) ed “inaudita altera parte”.
Ringrazio codesto Consiglio Superiore per la
considerazione, anzi la benevolenza verso un comune cittadino, che traspare sia
dalle espressioni usate che dalle indicazioni fornite. Ben diverso invece
l’atteggiamento dell’Ordine degli Avvocati di Treviso, che a mio avviso ha
mancato ad un suo preciso dovere: richiamare l’avv. Bonotto
al rispetto della deontologia professionale. Ritengo molto, molto grave che
abbia invece cercato di intimidire e comunque di “metterla in caciara” chi
aveva tutto il diritto di chiedere e di insistere di essere tutelato. Per
valutare, ciascuno con i propri criteri, la congruenza delle mie convinzioni,
invito a leggere lo scambio di corrispondenza, che è incluso nella
documentazione!
(vedi
allegati : esposto1999
; esposto2000
; Ordine_avvocati_25_06_10.pdf
; ordine_avv_04agosto2010.pdf
;ordine_avv_21092010.pdf
; email_26_09_10.pdf
Ho preso nota del suggerimento circa il
percorso che potrei seguire per ottenere giustizia, e cioè il percorso di
giustizia ordinario. Ho già da tempo anticipato il consiglio, seguendo tale
strada, ma senza alcun successo: nonostante il P.M. incaricato abbia a
disposizione tutte le informazioni riguardanti la vicenda ed anche, da parte
mia, le sottolineature che focalizzano i reati, insiste nella tesi che: non
esistono notizie di reato! Ho saputo che, per prassi, riceve tutti quei
cittadini che desiderano incontrarlo per
esporre le loro ragioni o convinzioni. Il dirigente giudiziario, fiducioso che
non vi fossero problemi, mi ha accompagnato sino alla porta del P.M. ed è
entrato per annunciarmi: non sono stato ricevuto! Mi rendo perfettamente conto
ed immagino che possa essere poco gradito entrare in situazioni che coinvolgono
anche vicini di ufficio ma, dato che a me interessa solamente difendermi dalla
iniziative degli Andreon, che sono alla apparenza dei modesti
imprenditori, non avrei nulla da obiettare se venissero perseguiti solo questi
ultimi.
Essi, infatti (e mi riferisco solo agli
episodi recenti) si sono resi
responsabili di comportamenti che, in qualsiasi paese occidentale,,
provocherebbero l’immediato intervento delle forze dell’ordine; mi riferisco in
particolare a punti che a mio avviso sono facilmente riconoscibili come reati
comuni :
1)
la
pretesa, con tono minaccioso, di ottenere la rifusione di spese per una
iscrizione ipotecaria che a posteriori e' emerso non essere mai state sostenute
( vedi allegato : corrispondenza/fax_bonotto_070510)
2)
l'addebito
di interessi calcolati a tasso usuraio (ripetuta anche dopo che l'illecito era
stato contestato, a dimostrazione che non si tratta di errore, bensì di dolo)
3)
la
pretesa restituzione della medesima somma rivolta contemporaneamente, e con le
identiche motivazioni, sia al tribunale di Palmanova
che a quello di Conegliano; e quindi una richiesta doppia
4)
la
emissione di provvedimenti esecutivi (pignoramenti), ottenuti in forza del
decreto ingiuntivo ottenuto nelle circostanze già spiegate, anche dopo che il
tribunale di Palmanova aveva emessa la sentenza che
sanciva nel merito che la somma in questione era illegittimamente richiesta;
tanto più grave, tale comportamento, da parte di chi dichiarava di non voler
appellare tale sentenza, implicitamente riconoscendola come giusta ( vedi allegati
: corrispondenza/fax_bonotto_070510)
5)
mancata
segnalazione da parte del sig. Andreon Francesco alla
camera di commercio di Udine, della esistenza di un pignoramento sulla sua quota
di proprietà della ditta immobiliare Echo s.r.l.
Pur essendo pienamente convinto che la
modifica costituzionale della giustizia risponda ad intendimenti reconditi che
personalmente aborrisco, mi chiedo se, data la esistenza di situazioni di
questo genere, i cittadini non sarebbero meglio tutelati in caso di dipendenza
gerarchica dei pubblici ministeri dalla politica: almeno, ammesso e non
concesso che l’attuale regime lasci aperte le condizioni per essere
politicamente sostituito da uno schieramento opposto, cosa della quale
sinceramente dubito (ricordo bene come, nella passata legislatura, venissero
sbandierati inesistenti brogli elettorali; un noto adagio afferma che “chi è
dell’arte, stima l’opera”) ci sarebbe almeno la speranza di ottenere giustizia
in una successiva tornata!
Prendo in considerazione la ipotesi
disciplinare (al solo scopo di provare a
scrollarmi di dosso la persecuzione, piuttosto che per il reale interesse che
una sanzione vera e propria venga comminata), dato che Codesto Consiglio ha
premurosamente indicato anche tale possibilità, accessibile solamente per
iniziativa di altre due istituzioni:
1) nonostante il mio scetticismo sulla
eventualità che questo ministro della Giustizia sia disposto ad intervenire nel
senso da Voi indicato, mi adopererò per
tentare;
2) non so se il Procuratore Generale presso
la Corte di Cassazione sia il medesimo da cui l’avv. Giovanni Bonotto si è vantato di avere ottenuto il particolare
riguardo di aver fatto tenere la udienza di Cassazione, che ha accolto il suo
ricorso, in CAMERA DI CONSIGLIO, circostanza alquanto
singolare trattandosi di una banale causa civile del valore originario di euro
12.600 circa; mi sembra che vi sia una evidente sproporzione di mezzi, tanto
più che il quesito era alquanto semplice e, tutto sommato, la breve
deliberazione della Suprema Corte trova il mio totale apprezzamento (è da
rammentare a tale proposito che la sentenza di rigetto della istanza di Andreon Francesco alla Corte di Appello, per motivi
esclusivamente formali, non essendo la Corte Veneziana affatto entrata nel
merito (proprio in quanto il respingimento della istanza ha evitato che il
processo iniziasse) è stata deliberata d’ ufficio! Personalmente ho sempre
pensato che la decisione della Corte di Appello fosse dettata da due
motivazioni:
1) chiudere la vicenda in maniera semplice ed
indolore, avendo ben compreso cosa si fosse agitato dietro le quinte;
2) aver preso atto che, mentre nei ricorsi
legali Andreon si firmava come persona fisica, in
molte altre occasioni invece aveva fortemente affermato che competente ad agire
era la sua s.r.l. (circostanza che invece è totalmente sfuggita – comunque non
ne ha fatto cenno- al Procuratore di Cassazione, nonostante fosse ampiamente
documentata, ed è inserita anche nella documentazione che io ho presentato a
Codesto Consiglio); è proprio questo tassello fondamentale che ha reso
plausibile la ipotesi, accolta dalla Corte, che faceva riferimento ad un “mero
refuso”.
Tengo a ribadire questi punti anche per
ripristinare la verità e, mi si consenta, anche l’onore del relatore della
Corte Veneziana, visto che l’avv. Bonotto si è
permesso una a mio avviso pesante illazione sullo stesso, come già riferito
nella documentazione (quale miglior prova della disinvoltura che tale avvocato
si arroga da 15 anni, sapendo benissimo di potersela permettere?).
Suppongo inoltre che un tal genere di
illazioni di un avvocato verso una Corte di Appello possa anche essere materia
di interesse, per codesto Consiglio!
Comunque, in caso di insuccesso della altra
via, di cui al n. 1), tenterò questa.
3)a mio avviso,vanno considerati anche
aspetti di contorno che tuttavia ritengo importanti per comprendere meglio la
situazione: senza che vi fossero motivi apparenti, ho già perso tre avvocati.
L’ultimo dei tre, che dopo che ero rimasto per due volte privato del legale, ho
ricercato e scelto ponendo la massima attenzione principalmente al profilo
deontologico, mi ha mostrato un fax contenente la minaccia a lui rivolta, da
parte dell’avv. Giovanni Bonotto, di ricorrere
all’ordine degli avvocati. E’ di assoluta evidenza che nulla ha compiuto quel
mio ex legale (ex in quanto, non è troppo difficile immaginare il motivo, ha
deciso di non assistermi più) che potesse minimamente giustificare od anche
semplicemente spiegare una tale minaccia da parte del suo collega di
controparte! Personalmente, avendo maturato alcune convinzioni dopo la mia
esperienza con L’Ordine, mi sono persuaso che l’abbandono da parte
dell’avvocato (il terzo!!!!!!) sia da porre in relazione alla concretezza della
minaccia ricevuta.
4)
L’avv.
Giovanni Bonotto, per intenderci, è quello stesso che
in un atto del procedimento civile di primo grado ha cercato di convincere il
legale di controparte (il terzo, ritenendo che fosse ancora quello precedente,
quindi il secondo, quindi equivocando sulla persona) a non difendere il suo
assistito, reo, a suo dire, di “miserabile sospetto”. E’ quello stesso che ha testimoniato
il falso nel processo penale, a mio carico, nel luglio 2000. Tutte cose ben
documentate, ovviamente: ve ne sarebbero altre molto, molto più gravi, che non
oso citare disponendo momentaneamente di prove che non reputo sufficienti.
5)
Altro
aspetto di contorno, che ritengo doveroso spiegare più in dettaglio, riguarda
l’ordine degli Avvocati di Treviso:
a)
essendomi
reso conto che il secondo avvocato, senza alcuna ragione e senza interpellarmi,
aveva concordato un rinvio di tre anni della causa civile,contro il mio
interesse di creditore, gli ho comunicato la mia decisione di revocare il
mandato e gli ho chiesto la parcella; semplicemente temendo che potesse
esagerare, data la situazione che si era creata, ho pensato di rivolgermi all’Ordine
di Treviso, senza nemmeno entrare nel merito dei miei timori, quindi senza
riferire alcun che, ma soltanto per pregarlo di avvertirmi, affinché potessi
fornire anche la mia versione dei fatti,
nella ipotesi che l’avvocato si fosse rivolto all’Ordine stesso per
ottenere la approvazione della sua parcella;
b)
quanto
temevo non si è nemmeno verificato e quindi la cosa doveva finire lì, visto che
non avevo esposto alcun appunto o riserva sul comportamento dell’avvocato;
invece l’Ordine mi ha risposto comunicando di archiviare il mio esposto e
ponendo ampia enfasi sul rispetto della deontologia professionale da parte del
suo iscritto;
c)
non
avendo presentato alcun esposto, ma soltanto chiesto una informazione rispetto
ad una ipotesi che nemmeno si era verificata ed avendo comunque concordato
direttamente la parcella con l’avvocato , la risposta dell’Ordine mi è sembrata
(ma sono convinto, lo sarebbe a chiunque),
strumentale e propagandistica!
d)
Nel
2000 presentai all’Ordine un esposto molto circostanziato sui gravi
comportamenti dell’avv. Giovanni Bonotto, insieme ad
un forte ed accorato appello affinché si intervenisse per ottenere che
cessassero in futuro;
e)
Nel
2010, profondamente amareggiato per la mancanza di qualsiasi risposta e
soprattutto perché le vessazioni erano continuate con accanimento in tutti quei
10 anni trascorsi, presentai un nuovo esposto ove mi premuravo di indicare,
accanto ai fatti che descrivevo, i singoli comportamenti che a mio parere
contraddicevano il codice deontologico, ed in alcuni casi anche il codice
penale;
f)
L’Ordine
mi rispose in maniera irritata e mi invitò a rivolgermi alla autorità
giudiziaria, evitando significativamente i punti che avevo posto alla sua
attenzione;
g)
A
me appare evidente la plateale contrapposizione fra la enfasi posta sulla
deontologia professionale, quando nessuno la aveva messa in dubbio, ed invece
la totale assenza di risposte sulla stessa, quando invece venivano denunciate
decine di gravissime violazioni!
E’
mia intenzione di continuare a resistere in giudizio, rispetto alle iniziative
che derivano dai titoli esecutivi ottenuti dal Tribunale di Conegliano, anche
se non può sfuggire la evidenza che il compito è arduo anche a causa
dell’esagerato numero di tali iniziative: sino ad ora, oltre al decreto ingiuntivo,
ben 4 precetti e due pignoramenti. Appare tanto più grave tale strategia, in
quanto affianca una azione che si dispiega da ormai parecchi anni e che sembra
essere oggi ancora più insistente che in passato: si tratta dei tentativi di
indebolimento finanziario del sottoscritto con vari metodi : in passato tutta
una serie di indizi mi hanno fatto temere di essere oggetto di controllo sui
tabulati telefonici od addirittura di intercettazioni, finalizzato ad ottenere
informazioni utili per interventi impropri sui miei contatti commerciali. Tutto
questo deriva da tutta una serie di coincidenze che non saprei come altrimenti
spiegare e, qualora fosse confermato da parte della autorità competente, visto
che trovare le prove è al di fuori della mia portata, sarebbe una ulteriore
conferma di ciò che emerge da tutte le indagini sulle cricche: fondano la loro azione dietro le quinte sulla
illegittima collaborazione di pezzi delle istituzioni, delle professioni, della
imprenditoria!
Questo
regime vuole invece far credere che non sono le numerose cricche a
disarticolare e vessare i nostri cittadini, ma invece la coesistenza dei
magistrati in un unico ordine!
E’
questa ultima strategia della mia controparte quella che oggi mi preoccupa
maggiormente in quanto, grazie anche agli innumerevoli ed incredibili errori
compiuti dall’avv. Giovanni Bonotto sul piano
giudiziario, certe macchinazioni siano ormai troppo palesi ed ho fiducia che
prima o poi incontrerò un magistrato disposto a seguire le prescrizioni della
Sentenza di Cassazione e quindi a rispettare la legge (oltre a deliberare
giustamente sul merito, che pure è chiarissimo).
Pur
nella mia sostanziale impreparazione in materia di diritto, mi risulta che più
indizi gravi e concordanti formano una prova. Mi risulta che tanti processi con
condanne persino all’ergastolo poggiano su un tale genere di prova. Ebbene,
ritengo di assoluta evidenza che la vicenda che ho descritto sia costellata sia
da numerose prove a se stanti che, in abbondanza, anche da prove formate da più indizi gravi e
concordanti.
Dopo
oltre 20 anni di causa ed otre 15 (il fatidico quindicennio spesso ricordato
nei dibattiti politici) di vera e propria persecuzione, credo di aver pagato
abbastanza la mia ostinazione ad oppormi a quella deriva che è ormai evidente a
molti (ma quasi nessuno se ne rendeva conto sino a poco fa’).
Di
conseguenza mi appello a Codesto Consiglio affinché annulli la sua decisione di
archiviare o quanto meno rimanga aperto a seguire eventuali nuovi aggiornamenti
della mia vicenda che appaiano del medesimo segno di quelli già descritti,
nella speranza che ciò possa contenere le iniziative che cercheranno di
colpirmi in futuro. A tale proposito, proprio in coincidenza con l’esito della
azione mirata al mio indebolimento sul piano economico/finanziario, mi sono
pervenute delle proposte strane, una delle quali prometteva ingenti guadagni a
fronte della mia disponibilità a commettere degli illeciti. Tutto sembra far
supporre che si tratti di tentativi di incastrarmi (la qual cosa, se venisse
per caso provata in futuro, sarebbe di una gravità enorme): ad ogni modo, nel
dubbio, ho denunciato il tutto al P.M. cui ho accennato sopra: altro non posso
fare!
Mi
scuso in anticipo se mi permetto di fare appello anche all’attuale Vice Presidente
di codesto Consiglio, di cui conosco la forte convinzione “garantista” per
ricordargli (oltre al fatto che il sottoscritto da tanti anni patisce la
assoluta mancanza di garanzie) alcuni punti della nostra vicenda nazionale che,
se non ricordo male alcune sue interviste del passato, credo egli abbia almeno
in parte, a mio modesto parere, non sufficientemente approfondito:
-
è
vero che verso la fine del periodo di “mani pulite” si sono verificati degli
eccessi chiaramente imputabili a protagonismo di alcuni magistrati ma, se non
ricordo male, non riguardavano il pool milanese ma erano se mai frutto di mal
riposta emulazione di altri P.M. sparsi per il paese, ammaliati dal grande
successo nelle indagini del pool;
-
è
altresì vero che buona parte dei processi di “mani pulite” sono finiti nella
assoluzione, ma ciò deriva dalla circostanza che le prove raccolte in base alle
leggi vigenti in quel periodo sono state rese nulle da una apposita legge
“retroattiva”, emanata successivamente;
-
non
è vero che il pool di Milano abbia scientemente rinunciato ad indagare anche a
sinistra: ricordo che si è trovato di fronte al presunto collettore delle
tangenti, un certo Greganti, che differentemente dai
collettori di tutti gli altri partiti che hanno immediatamente “vuotato il
sacco” ha affrontato un lungo periodo di carcerazione per non “parlare”,
assumendosi personalmente ogni
responsabilità;
-
infine,
c’erano molti altri magistrati di vari orientamenti politici, in Italia, a
poter indagare sulla sinistra, non essendo evidentemente il pool di Milano in
possesso di alcuna esclusiva: si è fissato nella mia memoria uno, in
particolare, il P.M. Nordio, sia perché stretto
parente del contitolare dello studio omonimo contro cui sono andato a cozzare
per puro caso, sia perché, primo ed unico in quella epoca dei magistrati
Italiani, aveva preso la iniziativa di pubblicare parecchi articoli sui
giornali nazionali, esponendo tesi tutte a favore dell’attuale premier;
a quanto mi risulta, tale PM veneziano ha
successivamente militato attivamente per anni nello schieramento politico di
Forza Italia, occupandosi in particolare di una riforma della Giustizia che fu
poi bocciata dal ministro Castelli, dopo di che è tornato a svolgere il ruolo
di P.M.
egli infatti è l’unico che io ricordi che indagò
a fondo sul principale movimento della sinistra Italiana e, dopo aver
sequestrato con un unico provvedimento tutti i documenti delle sedi di tutta
Italia di quel partito, non rilevò notizie di reato: per tale episodio lo ho
sentito citare da esponenti politici in dibattiti televisivi come esempio di
garantismo;
in questo periodo di “bunga
bunga”, nel quale si attaccano dei magistrati eroici
come Ilda Bocassini ed altri, imputandoli di
violazione della privacy, mi è tornato in mente un episodio di alcuni anni fa’:
nella strada che collega Venezia a Treviso, un giovane venne colto mentre si
era fermato nella sua auto a trattare
con delle prostitute che si trovavano sulla strada: gli venne comminata una
multa di 500 euro e, cosa che, a quanto riferirono i giornalisti, lo indusse a
suicidarsi, apprese che il verbale era destinato ad essere recapitato alla sua
famiglia; ricordo anche che, per pura coincidenza, il magistrato di turno era
il P.M. Nordio, in quanto lessi che un componente
dell’epoca di Codesto Consiglio, di nomina politica, aveva sollevato la
questione invocando una inchiesta sul Magistrato; non conosco i retroscena, ma
seppi comunque che la questione si chiuse immediatamente;
ciò che mi appare veramente significativo, in
tale episodio, più che il ruolo del magistrato che sono certo abbia applicato
la legge, è la severità con cui tale legge è stata applicata a carico di un
normale cittadino (era un giovane e quella poteva anche rappresentare per lui
un singolo ed irripetibile episodio di iniziazione, come era addirittura di
moda nel periodo di ante guerra) , e lo stridente contrasto con la pretesa di
disattendere la legge da lui stesso voluta, da parte di un uomo delle
istituzioni, che invece invoca una privacy , che per obbligo costituzionale prima
ancora per senso comune nella civiltà occidentale, deve invece cedere il passo
al massimo di trasparenza! E’ stata la
negazione della privacy, cui aveva sicuramente diritto, ad indurre quel giovane
innocente, evidentemente non raccomandato da alcuna cricca, a suicidarsi!
E’
realmente difficile ipotizzare che tutto quanto mi è accaduto e che ha visto
coinvolti tanti protagonisti sia concepito soltanto per vessare il sottoscritto
(e la cosa sarà ancora più chiara ed evidente nel momento in cui potrò disporre
di prove sufficienti sul filone di attacco più grave) e di conseguenza spero
vivamente che qualche magistrato che ne abbia il potere avvii delle indagini
per conoscere meglio ciò che si intravede dietro le quinte e deriva da ciò che
emerge (ed è emerso molto, grazie ad una
determinazione ultra decennale nel perseguire con ogni mezzo soddisfazioni
futili, indice di un potere così “smisurato”
da potersi permettere qualsiasi capriccio!).
Proprio
in questi giorni le televisioni sono spesso popolate dagli interventi dei
vertici di Codesta Associazione, ove i magistrati Cascini e Palamara
cercano di difendere quella autonomia che i saggi costituenti hanno previsto e
che è messa in forse dallo attuale regime. Ho sempre fatto il tifo per loro.
Per questo motivo mi addolora maggiormente la deliberazione di codesto
Consiglio, a cui spero di essere in grado di fornire in seguito nuovi elementi
a sostegno delle convinzioni che ho esposto e che ritengo comunque essere già
ora provate. A tal proposito, mi rendo conto che Codesto Consiglio non è
propriamente un organo inquirente ordinario, ma comunque spero che chiunque
abbia a cuore la democrazia faccia quanto in suo potere per contrastare, almeno
per il futuro, la “associazione” che mi
perseguita e che ritengo costituire un reale pericolo per la nostra stessa
democrazia . D’altra parte, ho saputo dalla televisione, proprio in questi
giorni, che il Consiglio ha comunque il compito di valutare la idoneità dei
magistrati a svolgere il loro ruolo e ad assumere i provvedimenti
conseguenti; suppongo che questo possa
spiegare la prudenza nella scelta del “momento” per la emissione di quel
decreto ingiuntivo e confido di conseguenza che la consapevolezza che eventuali
comportamenti irrituali futuri verranno da me
prontamente posti in evidenza, possa rappresentare un pur esile
deterrente alle nuove iniziative a mio danno che certamente non mancheranno.
Ho
sempre tratto dalla mia vicenda l’insegnamento che, quale che sia il governo
momentaneamente in carica, una certa area, dai primi anni 90, lavora dietro le
quindi per raggiungere finalità che io aborrisco. Non sono il solo. Ho letto
che qualche anno fa’ un articolo del New York Times
che sosteneva che gli italiani si dividevano in due categorie: quelli che
lavorano per il noto leader e quelli che lavoreranno
per lui. Mi sembra che, all’estero, certe “antifone” le abbiano comprese da un
pezzo! Oggi, addirittura, la consapevolezza nel mondo è straripante!
Resistere,
resistere, resistere, disse il procuratore Borrelli, uno degli uomini che ho
maggiormente ammirato, disarmato di fronte ad una campagna colossale
orchestrata contro di lui da Vittorio Sgarbi (chi non ricorda la trasmissione,
quotidiana e martellante, che si chiamava non a caso “sgarbi quotidiani”?) Dove
era l’equilibrio ed il contraddittorio che oggi quella stessa parte politica
vuole applicare ai conduttori “liberi” e realmente liberali che, pur portatori
delle loro convinzioni di parte, non trascurano mai di dare la parola al
contraddittorio.
Chiedo
scusa per essere uscito dal seminato, su temi che tuttavia giudico comunque
correlati alla vicenda, ma più appropriato sarebbe dire disgrazia, che mi ha
colpito.
Cordiali
saluti ed ossequi
Sandro
Dallavalle
NUOVO ESPOSTO AL CSM
DEL 11/11/2011
vedi
allegato raccomandata_CSM_11112011.pdf
RACCOMANDATA AL GURDASIGILLI
DEL 30/11/2011
vedi
allegato raccomandata_guardasigilli_30112011.pdf
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