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LETTERA APERTA AL SIG. ANDREON FRANCESCO

 

 

 

Caro Sig. Francesco

 

Ieri, 11 maggio 2010, ho fatto l’estremo tentativo di comunicare con Lei, chiamandola al telefono.

 

La conversazione è stata molto interessante in quanto, come avrei dovuto immaginare avendola conosciuta a suo tempo come una persona con cui si poteva ragionare, ho appurato che Lei è ben poco informata di come si è svolta questa per me tremenda vicenda e ciò che le hanno riferito è opposto al vero:

 

ad esempio, Lei mi ha rimproverato di essermi comportato male, nel 2005, pignorando un Suo bene, dopo che aveva cominciato a pagare ratealmente quanto mi doveva; Le hanno riferito la medesima storiella proposta al Giudice, che infatti ha anche lui erroneamente concesso la sospensione del provvedimento, non immaginando che il Suo avvocato Bonotto osasse falsificare l’accordo scritto fra gli avv.ti Furlan e Santarcangelo:

L’accordo fra avvocati e’ documentato, comerisulta dal fax del 3 febbraio 2005 (vedi corrispondenza/ fax_a_furlan030205.pdf e fax_furlan_160205.pdf )  (il “trucco” dell’avv. Bonotto consiste nello aver presentato solo il piano di pagamenti originariamente proposto, come se fosse stato accettato integralmente e non invece l’accordo vero e proprio (fax del 3 febbraio, di cui sopra) ed accreditando invece una inesistente richiesta di anticipazione di due rate da parte mia: lo sfido a portare un qualche documento a corredo di tale ennesima “balla”:

-          nel febbraio 2005 doveva inviarmi 2.000 euro di acconto e poi cominciare alla fine di quello stesso mese la rateazione di 1.500 euro mensili;

-          invece mi sono stati mandati 3.000 euro nel mese di febbraio e poi più nulla fino a fine maggio (i versamenti sono ricominciati pertanto dopo il pignoramento);

-          quindi, in febbraio mancavano all’appello 500 euro, in marzo 1.500, in aprile altri 1.500; Lei capisce che dopo 15 anni di causa, nei quali i Suoi avvocati avevano inventato di tutto e di più e di perdita di valore per la inflazione, tale comportamento non poteva che essere da me considerato come l’ennesima beffa e ciò nonostante, il mio legale si è fatto scrupolo di ulteriormente diffidare (fax del 160205)  il suo interlocutore  ;

-          non solo, nel 2005 Le ho mandato, direttamente al Suo indirizzo privato, delle raccomandate alquanto concilianti, con la speranza, Le confesso, di chiudere definitivamente la bega;

-          invece mi rispondeva sempre la Sua gentile signora, con parole tuttavia alquanto battagliere; non ero arrivato ad immaginare che la corrispondenza a Lei diretta fosse stata intercettata a Sua insaputa (fatto evidentemente doloso, perpetrato in famiglia ma finalizzato a danneggiare me). Questa ennesima interposizione abusiva da parte di Sua moglie, che non aveva alcun titolo per intervenire, è di eccezionale gravità e prova in maniera irrefutabile la sua personale responsabilità in questo ed altri reati commessi a mio danno nella intera vicenda. C’è un altro aspetto significativo:

le due lettere che hanno ricevuto risposta da parte di Sua moglie erano state inviate per conoscenza, sempre a mezzo raccomandata a.r., all’avvocato Bonotto, come pure nelle lettere di risposta di Sua moglie appare la indicazione che erano inviate per conoscenza all’avv. Bonotto; di conseguenza è molto grave che tutti gli attori di questa vicenda fossero al corrente della corrispondenza eccetto Lei (il che sembrerebbe accreditare che Lei fosse deliberatamente tenuta allo oscuro di punti essenziali, cioè dei miei tentativi di stabilire un rapporto di ragionevolezza e di amicizia con Lei), e che l’avv. Bonotto, nella sua prima istanza al Tribunale di Palmanova,  abbia strumentalmente attribuito un significato vessatorio alle mie missive, che conosceva molto bene per averle ricevute per raccomandata a.r..

Sono molti altri, e gravissimi, i danni che mi hanno dolosamente provocato e che Lei evidentemente non conosce. In primo luogo quella indagine commissionata a dei terzi e svolta evidentemente, senza contradditorio, su una situazione che mancava della messa a punto finale e, non solo non era idonea ad essere testata da chi non conosceva le mie procedure e di conseguenza ha interferito provocando dei danneggiamenti, volontari od accidentali non importa! E’ di assoluta evidenza che chiedere al tribunale l’accertamento tecnico preventivo dopo tali danneggiamenti non può certo essere spacciato come fatto in buona fede! La richiesta di accertamento tecnico preventivo (il cui esito è stato complessivamente  favorevole ad essedi sas) dimostra che la indagine privata e senza contradditorio, che peraltro era stata preventivamente preannunciata da Sua moglie per iscritto (e solo ora sappiamo tuttavia che è effettivamente avvenuta) , era perfettamente inutile ai fini della controversia e non poteva che essere motivata dalla volontà di informarla in maniera non veritiera per ottenere il Suo consenso e la Sua firma al primo atto legale della controversia, e cioè la richiesta di accertamento tecnico preventivo.   

Sono state parecchie le occasioni (almeno 6 o 7) nelle quali il sottoscritto si è dichiarato disposto ad una composizione amichevole, ma si è sempre frapposta abusivamente Sua moglie.

Francamente, se avessi saputo che veniva intercettate persino la corrispondenza e/o gli atti a Lei personalmente indirizzati, avrei preso già 20 anni fa’ la iniziativa di raggiungerla telefonicamente e questa peripezia si sarebbe potuta chiudere sin da allora. Un qualche sospetto che raggiungerla poteva essere difficile lo avevo già ieri, francamente: infatti mi ero già preparato a dare un nome diverso per superare la barriera che temevo mi impedisse che la telefonata Le fosse passata: invece, forse per una fortunata coincidenza, ha risposto direttamente Lei al telefono.

Le cose sono arrivate purtroppo ad un punto tale, dolosamente a mio avviso, i danni che ho ricevuto sono così devastanti (i più gravi non sono ancora riuscito a provarli, sino ad ora, e pertanto non li ho mai citati, ma non dispero…), che temo ci saranno degli strascichi di natura penale e mi spiace francamente che ad essere preso principalmente di mezzo sia Lei, che sicuramente ha soltanto commesso la leggerezza di non approfondire ciò che veniva perpetrato a Suo nome e per Suo conto e, a quanto io ritengo sia desumibile dal tenore della telefonata, alle Sue spalle!.

 

Oggi ho accondisceso alla Sua richiesta ed ho telefonato a Sua moglie, sacrificando persino il mio amor proprio, allo scopo di tentare per la ennesima ed ultima volta una soluzione ragionevole. Lei era certamente nei dintorni ed ha potuto verificare che la risposta è stata: “non c’è nessuna possibilità di accordo, si rivolga al mio legale”. Una cosa del genere non avrebbe senso, in quanto, sul piano della legittimità, la ragione è totalmente mia e, sul piano del buon senso, Lei ed io sappiamo benissimo che non sarà certamente uno dei legali a rinunciare ai guadagni che una litigiosità spinta allo estremo gli procura….. Mi complimento con Lei per essersi in questa occasione dimostrato estraneo a quel sodalizio dal quale promana quella capacità persuasiva sempre dimostrata dall’avv. Bonotto non certo in conseguenza delle sue capacità professionali ma nonostante lo scarso livello di queste! E’ evidentemente su di esse che Sua moglie è consapevole di poter contare!  Questa vicenda mi ha rovinato la vita, ma francamente non invidio la Sua posizione, nel non essere riuscito nemmeno in questa occasione  a prendere in mano la situazione di cui alla fine confido sarà chiamata a rispondere con il Suo patrimonio ed anche sotto il profilo penale!

 

Chiedo scusa se questa mia lettera è aperta mentre sarebbe più appropriato se fosse riservata, ma non so come altrimenti superare lo scoglio che è impossibile raggiungerla per iscritto, e quindi mostrare la documentazione che prova come ciò che Le riferisco io è vero e ciò che era stato riferito  invece a Lei era falso. Spero che qualcuno che La conosce, la stampi e gliela consegni  personalmente!

 

 

 

Sandro Dallavalle

 

 

 

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