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 Situazione economico/finanziaria Andreon Arredamenti s.r.l.

 

 

I bilanci di cui Sandro Dallavalle è in possesso partono dal 1994: si tratta di quindici bilanci consecutivi, che arrivano al 2008 (l'ultimo bilancio presentato dalla ditta)

 

La S.R.L. è stata costituita nel 1991 ma l'andamento dei primi anni è ben rappresentato dalla circostanza che il capitalo sociale deliberato nell'atto costitutivo ammonta a 500 (cinquecento) milioni di lire mentre nel 1994 il capitale risulta già ridotto a 196 (centonovantasei) milioni di lire.

 

Per comodità di lettura i valori in lire sono stati convertiti in euro:

 

Anno

Utile (prima delle imposte)

Perdita od insussistenza

Imposte sulla società (IRAP e IRES o IRPEG)

1991-1993

 

152.002,90

 

1994

 

3.199,66

0,00

1995

1.175,69

 

0,00

1996

 

19.301,01

601,67

1997

10.484,78

 

2.662,34

1998

59,10

 

7.806,25

1999

6.451,12

 

14.860,01

2000

11.662,98

 

13.052,42

2001

19.496,00

 

14.678,00

2002

 

16.295,00

13.939,00

2003

 

27.060,00

6.415,00

2004

 

13.879,00

8.114,00

2005

39.967,00

 

31.309,00

2006

 

34.719,00

7.745,00

2007

646,00

 

13.182,00

2008

164,00

 

15.913,00

 

 

 

 

Totale

90.106,67

266.453,57

150.277,69      

 

 

 

 

Media annua

5.300,39

15.673,73

10238,00

 

 

 

 

Risultato medio annuo

(utili – perdite) = perdite

 

10.373,34

 

Diminuzione Risorse finanziarie (media annua)

 

20.611,34

 

 

 

 

Tale situazione, avrebbe dovuto comportare l'obbligo per i soci di integrare il capitale perso mediante versamenti, ma ciò si è potuto evitare grazie ad una rivalutazione contabile degli immobili (una speciale agevolazione fiscale  per le imprese).

 

Tale contesto, di perenne perdita, appare artefatto non solo per il divario rispetto al tenore di vita e patrimoni personali, ma anche perchè coesistente con la circostanza che i dati di bilancio non specificano l'ammontare dei compensi agli amministratori (ben 3, che notoriamente svolgono la loro attività in azienda); c'è da osservare anche che, qualora tale mancanza di informazione fosse da imputare solamente a poca trasparenza nella redazione dei bilanci, e quindi fossero stati corrisposti dei compensi agli amministratori, la dinamica dei costi è tale comunque da escludere che il valore degli eventuali compensi possa raggiungere il livello di un salario minimo di una sola persona. Di conseguenza la prassi che emerge dai dati è palese (prassi di attribuire alla s.r.l. le poste negative ed alle tasche dei titolari le poste attive). A cosa potrebbe servire,  altrimenti, una ditta che sistematicamente perde (da 17 anni!) e non remunera nemmeno il lavoro dei soci?

 

La dinamica e la prassi appaiono significative a qualsiasi persona di buon senso e coerenti con le informazioni ottenute a suo tempo da alcune banche (che per tutelare la fonte nei confronti delle banche non vengono meglio precisate,  salvo che in futuro siano eventualmente degli organi inquirenti ad esigere i dettagli ).

 

C'è da aggiungere inoltre che, qualora venisse accertata la indebita detrazione degli oneri della causa con essedi, la somma delle sanzioni sarebbe di consistente valore. Infine, qualora in futuro degli organi preposti dovessero autonomamente accertare una attività parallela e non ufficiale della s.r.l. ( così come Sandro Dallavalle crede esista, non dubitando della veridicità di quanto appreso da fonti  bancarie, il danno patrimoniale per la s.r.l. sarebbe certamente nell'ordine delle centinaia di migliaia di euro, quindi multiplo del capitale!).

 

Ciò che il sottoscritto desume dai comportamenti tenuti nella causa è che la s.r.l. venga usata come un baluardo contro i creditori ed il fisco in quanto scoraggia e rende di fatto infruttuosa qualsiasi azione di recupero

 

E' anche questa una delle ragioni che rendono così aggressiva questa controparte. In caso di mala parata riuscirà comunque a sottrarsi ad ogni obbligo, avendo impostato tale strategia sin dal 1991 (data di costituzione della s.r.l.)!

 

La diffusa (in Italia, tanto da essere stimata al 50%) prassi di assegnare gli elementi negativi alla società di capitali e quelli positivi alle tasche degli imprenditori, diventa di una gravità inaudita quando l'eventuale arricchimento a spese della collettività viene impiegato,come in questo caso, per vessare, attraverso una persecuzione giudiziaria ormai ventennale,un comune cittadino e, attraverso l'intasamento degli uffici giudiziari, la intera collettività.

 

Per completare il quadro dei bilanci della s.r.l., va aggiunto che sono esposte nel conto economico sopravvenienze passive di ammontare compatibile con gli esborsi della causa essedi e che nella nota integrativa non viene fornita alcuna indicazione circa la natura di dette sopravvenienze, come sarebbe obbligatorio ai fini delle norme sulla trasparenza dei bilanci. In altre occasioni (in bilanci precedenti) invece, dove si sono verificate sopravvenienze passive importanti, la nota integrativa ha correttamente spiegato la natura di tali costi.

 

La situazione è tale che nessuno può obiettare che Sandro Dallavalle abbia il dovere, prima ancora che il diritto, di seguire tutte le vie lecite per scrollarsi di dosso questa ventennale persecuzione, liberando anche la giustizia, e quindi la collettività, da un immane fardello di rappresentazioni strampalate e false  e di opporre il suo fermo rifiuto ad intrattenere alcun genere di rapporto con una società che, ad una disastrosa situazione economico/patrimoniale esposta dai pubblici bilanci che sono stati gli stessi Andreon a redigere,  aggiunge la prospettiva dei gravissimi danni che potrebbero derivare qualora venissero alla luce i comportamenti che sono indicati da numerosi indizi, gravi e concordanti.

 

E' appena il caso di aggiungere che, qualora i reati sopra descritti venissero concretamente accertati in futuro, la prassi degli Andreon di attribuire le attività alle loro "tasche" e le passività alla s.r.l. sarebbe anche essa accertata e, di conseguenza, anche il loro coinvolgimento personale sia nelle responsabilità finanziarie della s.r.l. che in quelle penali!

 

“Dulcis in fundo”, nella directory ctrlfirme, ci sono alcune firme di Andreon Francesco sui bilanci e sui mandati allo avvocato per rappresentarlo in giudizio; le immagini “scansione” riflettono l’intero documento, le immagini “rif” la sola firma; i numeri progressivi finali collegano le immagini “rif” con le rispettive immagini “scansione”,

 

Sandro Dallavalle ormai conosce benissimo la firma dei suoi contradditori e pertanto è certo che quella sulle immagini 1 ed 8 è perfettamente normale e regolare: tutte le altre, se osservate ingrandite a pagina intera, presentano delle “stranezze” che ciascuno può facilmente valutare per suo conto (la immagine 3, così come la 8, rappresenta firme apposte su mandati, e quindi su un medesimo spazio ristretto). Mentre la immagine 8 appartiene certamente al Sig. Andreon Francesco, la immagine 3, (in maniera evidentissima se esaminata ingrandita), mostra una immagine palesemente deteriorata, probabilmente frutto di forte disagio e sofferenza (quantomeno psicologica) se non addirittura di contraffazione. La immagine 3, guarda caso, è quella apposta sul mandato con cui viene richiesto il decreto ingiuntivo al Giudice di Conegliano!  Sandro Dallavalle ritiene che vi possa essere una precisa correlazione tutto questo e la seguente anomalia: egli ha cercato in più occasioni, senza mai riuscirci, in questi 20 anni, un contatto diretto con Andreon Francesco in quanto lo aveva conosciuto, nel 1989, come persona ragionevole, con cui poter concordare la chiusura definitiva della bega. Ha tentato attraverso le vie legali  (interpello del titolare effettuato nei primi anni 90, ove invece si è presentata abusivamente la Braido Vanna), come pure, ad esempio,  con le 3 raccomandate inviate nel 2005 a Francesco, alla sua abitazione privata. Come già detto, si è sempre abusivamente interposta ed ha risposto alle lettere, invece, la Braido Vanna a nome e per conto della s.r.l. cioè di un soggetto che, non solo i pronunciamenti giudiziari, ma lo stesso Bonotto, negli atti in cui gli conveniva (come già precisato, nel ricorso per Cassazione) ha ribadito a chiare lettere la totale estraneità  della s.r.l. nella causa!

 

Non deve stupire se tutto questo, insieme alle innumerevoli, gravissime irregolarità a cui ci ha abituati questa controparte, ha fatto sorgere un piccolo dubbio (un miserabile sospetto, per dirla con le parole dell’avv. Bonotto) in Sandro Dallavalle. Non occorre aggiungere altro: chiunque può verificare di persona, nella directory ctrlfirme, ove, a confermare che non si tratterebbe di un episodio isolato, ma di una prassi ulteriormente avvalorata dalla consuetudine già in precedenza descritta: che sia la Braido Vanna a rispondere alle raccomandate indirizzate personalmente a suo marito, il cui contenuto esplicitamente era rivolto personalmente ed esclusivamente al marito!); sembra che vi sia quasi un marchio di fabbrica: anche qualche firma  apposta come approvazione sui bilanci della s.r.l. mostra una grafia totalmente differente.

Una vicenda come questa, date le numerose, gravi e concordanti anomalie da cui è caratterizzata, anomalie che coinvolgono pubblici funzionari, non può certo essere catalogata come vicenda solamente  privata!

 

Come minimo, fatti come questi significano che nel nostro paese un  qualsiasi estraneo (la Andreon s.r.l., nel caso specifico, è decretata tale addirittura da una sentenza della cassazione) riesce facilmente ad ottenere nei confronti di un qualsiasi normale cittadino dei provvedimenti atti a rovinarlo. Questa controparte ci ha anche fornito un piccolo assaggio del metodo per raggiungerelo assaggio del raggiunto un tale risultato un tale risultato: Nell’atto di precetto ha inserito un addebito per interessi di mora ad un tasso usuraio (è noto dalle cronache come, partendo anche da cifre contenute, mediante tassi usurai si raggiungono cifre importanti!).

 

L’allarme sociale e la disarticolazione dei rapporti economici che deriveranno da quanto sopra, una volta che la vicenda  sarà di pubblico dominio, saranno tanto più gravi in quanto è evidente che la metodica poggia su una ragnatela di collegamenti dietro le quinte e che è difficile immaginare essere costruita  solamente per accondiscendere ai desideri di un soggetto come la Braido:  quindi è atta a colpire chiunque, anzi è  probabile che abbia già fatto chissà quante vittime le quali, colpite nel patrimonio e con il discredito ben difficilmente riescono ad alzare la testa al punto di far trapelare all’esterno la loro situazione!

 

E’ stato abusivamente introdotto un altro fattore ancora più pernicioso, tanto più anomalo in un momento in cui tutti gli schieramenti politici invocano, sia pure con opposti intendimenti, la abbreviazione dei tempi della giustizia: da un processo chiuso per sentenza passata in giudicato (dopo quasi 20 anni!) la Andreon/Bonotto ha ottenuto la nascita di  nuovi processi:

-          quello di Palmanova, al quale sono stare riproposte le solite ragioni di merito

-          quello di Conegliano, al quale sono state riproposte le solite ragioni di merito

-          quello di Treviso, sorto per esaminare la opposizione rispetto al Precetto emesso illegittimamente,  “ultra petitum”, senza interpellare la parte colpita dal provvedimento.

-           E’ questa la enormità che emerge e non trova confronti nel pur ben noto stato della giustizia nel nostro paese. E’ facile prevedere quali saranno le conseguenza:

1)       per il sottoscritto che, avendo vinto nell’unica sentenza di merito, si troverà a dover subire allo infinito (non solo fine pena mai, ad opera di questi cultori del più sfrenato garantismo per loro, ma il metodo usato dagli Andreon/Bonotto, che sembra trovare sponda in alcuni magistrati,

è intrinsecamente atto ad infliggere la persecuzione anche alle generazioni future! Se da un processo chiuso e passato in giudicato se ne fanno nascere altri tre, chi può prevedere uno scenario futuro differente e migliore rispetto a quello appena descritto?

2)       per la collettività, dato il dispendio di energie a carico del sistema giudiziario.

 

Tanto più preoccupante è la situazione in quanto ad avallare l’operato del Cancelliere dr. Francesco Santoro,che ha apposto la formula esecutiva a carico del sottoscritto, in contrasto con la legge e la stessa istanza di controparte, è stato il Dr. Luca Deli, cioè il magistrato che ha l’incarico di esaminare nel merito il relativo processo, deciso dal Magistrato Libero Mazza, in pieno periodo feriale, poco prima di andare in pensione!

Tale provvedimento è abnorme per i seguenti, ulteriori rispetto a quelli già citati,  motivi:

 

-          Nel suo ricorso per ottenere l’abnorme decreto ingiuntivo la Andreon s.r.l. ammette di citare Sandro Dallavalle, previa escussione del debitore principale (ovvero il presento debitore, la essedi sas): da qui discende che il precetto emesso a carico della persona fisica, senza escutere il debitore principale, oltre che illegittimo in se, è anche “ultra petitum

-          Gli interessi inseriti nell’atto di precetto sono calcolati ad un tasso “usuraio” (vedasi atto di opposizione al precetto nel cdrom); si tratta dell’ennesimo errore o dell’ennesimo reato, fra i più odiosi e diffusi che la nostra martoriata società conosca?

-          nell’atto di notifica del precetto inviato a Sandro Dallavalle e redatto da Bonotto, questo ultimo dichiara di agire per conto di una ditta sconosciuta, non della Andreon srl beneficiaria del decreto ingiuntivo, e pertanto la citazione è invalida a causa della distrazione del Bonotto!  Con un evidente lapsus l’avv. Bonotto ha affermato nella udienza del 11/03/2010 che il diavolo fa’ molti più coperchi che pentole: il noto proverbio invece afferma il contrario, cioè che il demonio fabbrica le pentole ma non i coperchi: la ennesima distrazione del Bonotto, le innumerevoli sue smentite alle affermazioni in precedenza proclamate,  dimostrano non solo la sistematica assenza di coperchi ma pongono al sottoscritto dei seri interrogativi sul tipo di “scuola di pensiero” che sembra accomunare tutti questi soggetti !

 

 

Sono decine le occasioni, in questa vicenda,  in cui  il sottoscritto ritiene che le regole e leggi siano state infrante nella maniera più plateale!

 

La spiegazione di tutto questo non può ragionevolmente prescindere da una delle seguenti alternative:

 

1a) che va scartata in partenza, che la nostra civiltà giuridica vada collocata ad un livello abissale!

 (N.B. in effetti, quella penale, negli ultimi quindici anni sembra aver fatto passi da gigante in quella direzione)

 

1b) che siamo in presenza della azione coordinata e continuativa di un sodalizio che opera dietro le quinte e si avvale della collaborazione di parecchi pubblici funzionari (essendo notoriamente, questo, il minimo comune denominatore di tutti questi numerosissimi sodalizi che infestano il nostro paese, sia quelli diretta emanazione delle mafie, sia quelli nati invece da ceppi di mala politica).

 

Il nostro paese è collocato nelle stime internazionali fra i fanalini di coda rispetto alla corruzione. La sproporzione dei costi nelle opere pubbliche rispetto alle medie dei paesi europei, che pure si avvalgono di manodopera meglio pagata, ne è un indice difficile da ignorare. Tutto questo è autorevolmente confermato dalla corte dei conti, la quale ha persino individuato il danno economico (di 60 miliardi di euro annuali, che sarebbero una cifra tale da farci invertire la rotta: da quella diretta verso la Nigeria  a quella verso la Noregia; un servizio di RAI 1 del 14/03/2010, condotto da Monica Maggioni , che sembra sfuggito alla attenzione di “scodinzolini” , è molto interessante a tale proposito, in quanto è riuscito a dimostrare che il fattore che differenzia il  paese ove si vive meglio da quello ove si vive peggio al mondo è, la corruzione, la quale dipende a sua volta dal mancato rispetto delle regole! 

Ci stanno spiegando, invece,  che ci sono solo alcuni “mascalzoncelli”.

 Continuano a ripeterci che sono le intercettazioni, lo spreco nel nostro paese, e cioè l’unico, quasi, strumento atto a  porre qualche freno a questa dilagante e drammatica deriva!

 

E’ convinzione del sottoscritto che la amministrazione della giustizia sia, quantomeno in proporzione, una felice eccezione rispetto al fenomeno, anche perché il trattamento economico è esplicitamente coerente con la finalità di ridurre le  tentazioni! Non è scontato, tuttavia, che, qualora teoricamente entrassero in gioco possibili spinte alla carriera, le proporzioni rimarrebbero le stesse! In ipotesi, la vicenda sopra descritta potrebbe funzionare come una cartina di tornasole! Anzi, il sottoscritto, forte della esperienza molto anticipata rispetto a ciò che oggi è visibile a tutti coloro che non hanno gli occhi foderati di prosciutto, ritiene necessario esporre un ragionamento ineccepibile: oggi anche al nord, come è sempre avvenuto al sud, sono le appartenenze che riescono a distribuire, non solo i diritti, ma anche e soprattutto i privilegi. Ciò avviene anche allo interno delle categorie già privilegiate, come possono ad esempio essere i magistrati, ove al loro interno in certe sedi quantomeno, è possibile osservare un rovesciamento dei criteri di merito negli avanzamenti e negli approdi di giovani (su questi

ultimi, è sufficiente un giro nei corridoi, per notare una singolare concentrazione di cognomi (singolare, intendo, in quanto appare essere ben più numerosa di quella fisiologica). Così come avviene per i primariati, le università ecc., il fenomeno potrebbe essere ben più evidente se si conoscessero anche i cognomi delle consorti!).

Poiché tutto questo, se avviene, è a danno degli esclusi, che sono giocoforza la grande maggioranza, dovrebbero essere questi ad uscire dal torpore. Purtroppo oggi fare al meglio solamente il proprio dovere è troppo poco: occorre anche impegnarsi per riequilibrare la situazione e migliorare la nostra società, ove il primo caposaldo, non più da difendere, ma da riconquistare è che la giustizia sia efficiente ed uguale per tutti.

 

Non bastasse tutto quanto sopra, il sottoscritto è oggetto, ma non è in grado di provare, di una feroce ed insistente opera di diffamazione a suo carico, che dura da decenni e si concentra in particolare negli ambiti lavorativi! Spesso ho avvertito la sensazione di essere intercettato, non rendendomi conto altrimenti di come tale persecuzione possa arrivare a colpo sicuro a soggetti a distanza poco tempo dal primo contatto : non ho da temere a tale riguardo, ma sarebbe la ennesima dimostrazione che (così come avviene per i coltelli) il problema non è lo strumento, ma chi e come lo usa. Diverso invece è  l’interesse di chi , essendo un delinquente, è proprio la sperimentata efficacia dello strumento che aborrisce e teme!

 

Rispetto alla domanda canonica “se credere o meno nella giustizia” Sandro Dallavalle risponde che la “giustizia” è elemento imprescindibile di una società democratica; deve tuttavia registrare di aver sperimentato sulla sua pelle, a partire dal 1996,  le situazioni sopra descritte, che all’epoca erano inimmaginabili nella nostra regione!

 

Nel dolersi di certi  magistrati, Sandro Dallavalle avverte l’imbarazzo di ricalcare argomenti tanto cari a certa politica, che evidentemente, è molto esperta in materia: (un noto adagio nostrano così recita: “chi è dell’arte, stima l’opera”; negli anni 50 e 60, il pericolo proveniva effettivamente dai “comunisti”: oggi, quelli nostrani, sono pochissimi ed anche tanto differenti da allora! In quegli anni, mi era capitato per caso, una volta, di sfogliare l’”unità” ; di recente mi è capitato, sempre per caso, di sfogliare il “giornale” Gli argomenti, ovviamente, a distanza di oltre 50 anni, sono diversi, ma l’approccio verso la verità è identico! (N.B.  l’”unità” di oggi ed il “giornale” di Montanelli( che era l’eroico simbolo dell’anticomunismo in un contesto storico nel quale la cultura di sinistra era imperante, sono egualmente paralleli, ma in senso positivo ed opposto). Impera, infatti, la tecnica della menzogna ripetuta 100 volte: alla fine, diventa verità! A tal proposito, esemplare è lo stratagemma della “mancanza di legittimazione attiva di essedi”,  rispetto al quale, non resta altro che ribadire con gli argomenti stringenti esposti nella presente, per 100 volte, la sua prosaica falsità. Tale tecnica, derivata dalla propaganda, ha una efficacia testimoniata dal rilevante valore economico (nell’ordine delle decine di miliardi di euro) che ha la pubblicità nel nostro come negli altri paesi, ove tuttavia, in questi ultimi,  è rigorosamente distinta e separata dalla politica!

Alla luce di ciò è tanto più doveroso per le Istituzioni che hanno il potere di indagare su questi fatti andare a fondo, ripristinare la legalità e rendere giustizia.

 

Riprendendo brevemente l’argomento dello stratagemma sulla “mancanza di legittimazione attiva di essedi”  è interessante notare con quali stratagemmi questa controparte ha riproposto l’argomento nella sua istanza per ottenere il decreto ingiuntivo dal magistrato Libero Mazza. E’ evidente che tale stratagemma, ha potuto raggiungere dei risultati concreti, quando si trattava di invalidare la posizione della attrice essedi studio sas; nella causa aperta a Conegliano invece le posizioni si capovolgono: è la Andreon s.r.l. la attrice e la essedi sas la convenuta!

Ecco che allora questa controparte, per superare tale scoglio, si esibisce in una ricostruzione dei fatti non solo falsa,  priva di ogni supporto e smentita da idonea documentazione (come il solito), ma che produce una tale confusione in cui nemmeno la autrice si raccapezza più, tanto da non rendersi conto del danno che arreca a se stessa.

 

E’ sufficiente esaminare i documenti riguardanti l’ultimo scorcio della causa per rendersene conto:

 

-          Bonotto, nel suo ricorso alla Corte di Cassazione, assume che la sua parte sia  Andreon Francesco (ditta individuale) e che la sua controparte sia “ il consulente Sandro Dallavalle”.

-          È evidente quindi che, nella del tutto accademica ipotesi che anche le sentenze non revisionate fossero da considerarsi annullate per effetto della sentenza di cassazione, che sancisce tutta altra materia, si tratterebbe di sentenze riguardanti soggetti del tutto estranei alla domanda di ottenere il decreto ingiuntivo, la quale riguarda, invece:

-          Come attrice, la Andreon s.r.l. e non il Sig Andreon Francesco (cosa non indifferente in quanto la prima è piena di debiti ed il secondo invece pieno di beni);

-           Come convenuta, la  essedi studio sas che è soggetto ben diverso da quello indicato alla Corte  di Cassazione e quindi oggetto della sentenza.

Di conseguenza, anche prendendo per buone le ultime rappresentazioni del Bonotto (sorvolando sulle contraddizioni rispetto alle rappresentazioni da egli stesso affermate in precedenti atti della causa) non sussisterebbe alcuna relazione fra i soggetti  (“ad abundantiam”, di entrambe le parti) cui si riferisce il decreto ingiuntivo e quelli cui si riferisce invece di Cassazione! Questa ultima, addirittura, sancisce esplicitamente la totale estraneità della Andreon s.r.l.

 

Il dato estremamente significativo è che:

 

-          tale decreto è stato accordato, senza nemmeno sentire la parte avversa

-          è stata accordata la formula esecutiva ed emesso il precetto, non solo adducendo un cavillo del tutto inattendibile, ma addirittura a carico di Sandro Dallavalle a proposito del quale la stessa Andreon s.r.l. aveva ammesso il beneficio della preventiva escussione del debitore indicato, cioè della sas

 

Le pochissime persone che hanno letto un resoconto od un riassunto della presente vicenda, hanno manifestato una reazione univoca: mi hanno chiesto come ho fatto a sopportare tutto questo! E’ questione di carattere ed anche di abitudine. Mi sono rassegnato a convivere con questa iniquità e con questi rischi, sempre attento a difendermi come posso. A darmi speranza è la inettitudine di questi nemici, che hanno lasciato delle tracce di loro stessi,  inequivocabili e non cancellabili. Non è escluso che in futuro ci possano essere dei cambiamenti. Mi sono rivolto anche al Presidente della Repubblica, pregandolo soltanto di far arrivare qualche eco della mia vicenda al Consiglio Superiore della Magistratura.. Ebbene, contrariamente a quanto temevo, mi ha risposto non negando la fondatezza di quanto denunciavo; si è limitato a disimpegnarsi sostenendo che quanto richiedevo andava oltre i suoi poteri! Datosi che egli è il presidente di detto consiglio, qualcun altro potrebbe giudicare con un certo sarcasmo il tenore di tale risposta! Non il sottoscritto, che proprio per la sua lunga esperienza, è ben consapevole di quale sia la situazione complessiva e di come sia importante che il debolissimo argine rappresentato dal Presidente della repubblica possa rimanere al suo posto non disturbando il manovratore nelle questioni che, se pure alquanto significative per la comprensione di ciò che sta sotto la punta dall’iceberg, non sono stati ritenuti di drammatica emergenza: è chiaro quali sarebbero, viceversa, i personaggi alternativi che verrebbero nominati alla più alta carica!

Tornando per un attimo all’altra situazione drammatica, quella del ventennio, da cui siamo stati liberati dagli alleati, anche se certa retorica finge di dimenticarsene, a mio avviso quella strada è anche oggi l’unica percorribile. Naturalmente, fatte le debite proporzioni: se allora è stato necessario il sacrificio di un intero e potente esercito, confido che oggi sia sufficiente, almeno per la mia situazione specifica, ricorrere ai corrispondenti in Italia dei giornali stranieri.

Qualcuno potrebbe obiettare che ciò sarebbe contrario al patriottismo: è qui che entra in campo la risposta del Presidente della Repubblica: essendo chiaro che se lui non può, tanto più ciò vale per qualsiasi altro, nel nostro paese. C’è motivo di sperare che una iniziativa del genere possa aiutare a risolvere la drammatica situazione!

 

Una ultima riflessione: le situazioni di cui sopra sono vecchie come il mondo; il Vangelo così recita: "beati i perseguitati ad opera della giustizia, perchè di loro sarà il regno dei cieli".

Il sottoscritto, rammaricato di riconoscersi in tale qualificazione, avrebbe francamente aspirazioni più modeste. Un frate molto colto, con cui ho occasionalmente parlato di recente, si dice convinto che un certo personaggio, re del mondo della celluloide e promotore del culto della personalità (questo ultimo, tipico dei regimi, comunisti o fascisti è indifferente, viene oggi praticato da schiere di persone sempre protese, che sono facilmente riconoscibili a causa del loro livello di allineamento, al millimetro) è assistito dal demonio. Un mio amico,  assiduo nelle frequentazioni ecclesiali, mi assicura che, in quello ambiente , tale opinione è oggi ampiamente diffusa e non traspare allo esterno unicamente in obbedienza alla strategia talvolta critica ma anche molto prudente dei vertici. Sempre facendo il  parallelo con quel passato, spero vivamente che la prudenza non arrivi al livello di quella che ha condotto, a suo tempo, alla stipula dei “patti lateranensi”!

 

 

 

 

 

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