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Situazione
economico/finanziaria Andreon Arredamenti s.r.l.
I
bilanci di cui
La
S.R.L. è stata costituita nel 1991 ma l'andamento dei primi anni è ben
rappresentato dalla circostanza che il capitalo sociale deliberato nell'atto
costitutivo ammonta a 500 (cinquecento) milioni di lire mentre nel 1994 il
capitale risulta già ridotto a 196 (centonovantasei) milioni di lire.
Per comodità di lettura i
valori in lire sono stati convertiti in euro:
|
Anno |
Utile (prima delle imposte) |
Perdita od insussistenza |
Imposte sulla società (IRAP e IRES o IRPEG) |
|
1991-1993 |
|
152.002,90 |
|
|
1994 |
|
3.199,66 |
0,00 |
|
1995 |
1.175,69 |
|
0,00 |
|
1996 |
|
19.301,01 |
601,67 |
|
1997 |
10.484,78 |
|
2.662,34 |
|
1998 |
59,10 |
|
7.806,25 |
|
1999 |
6.451,12 |
|
14.860,01 |
|
2000 |
11.662,98 |
|
13.052,42 |
|
2001 |
19.496,00 |
|
14.678,00 |
|
2002 |
|
16.295,00 |
13.939,00 |
|
2003 |
|
27.060,00 |
6.415,00 |
|
2004 |
|
13.879,00 |
8.114,00 |
|
2005 |
39.967,00 |
|
31.309,00 |
|
2006 |
|
34.719,00 |
7.745,00 |
|
2007 |
646,00 |
|
13.182,00 |
|
2008 |
164,00 |
|
15.913,00 |
|
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Totale |
90.106,67 |
266.453,57 |
150.277,69 |
|
|
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|
Media annua |
5.300,39 |
15.673,73 |
10238,00 |
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Risultato medio annuo (utili – perdite) = perdite |
|
10.373,34 |
|
|
Diminuzione Risorse finanziarie (media annua) |
|
20.611,34 |
|
Tale
situazione, avrebbe dovuto comportare l'obbligo per i soci di integrare il
capitale perso mediante versamenti, ma ciò si è potuto evitare grazie ad una
rivalutazione contabile degli immobili (una speciale agevolazione fiscale per le imprese).
Tale
contesto, di perenne perdita, appare artefatto non solo per il divario rispetto
al tenore di vita e patrimoni personali, ma anche perchè coesistente con la
circostanza che i dati di bilancio non specificano l'ammontare dei compensi
agli amministratori (ben 3, che notoriamente svolgono la loro attività in
azienda); c'è da osservare anche che, qualora tale mancanza di informazione
fosse da imputare solamente a poca trasparenza nella redazione dei bilanci, e
quindi fossero stati corrisposti dei compensi agli amministratori, la dinamica
dei costi è tale comunque da escludere che il valore degli eventuali compensi
possa raggiungere il livello di un salario minimo di una sola persona. Di
conseguenza la prassi che emerge dai dati è palese (prassi di attribuire alla s.r.l. le poste negative ed alle tasche dei
titolari le poste attive). A cosa potrebbe servire, altrimenti, una ditta che sistematicamente
perde (da 17 anni!) e non remunera nemmeno il lavoro dei soci?
La
dinamica e la prassi appaiono significative a qualsiasi persona di buon senso e
coerenti con le informazioni ottenute a suo tempo da alcune banche (che per
tutelare la fonte nei confronti delle banche non vengono meglio precisate, salvo che in futuro siano eventualmente degli
organi inquirenti ad esigere i dettagli ).
C'è
da aggiungere inoltre che, qualora venisse accertata la indebita detrazione
degli oneri della causa con essedi, la somma delle sanzioni sarebbe di
consistente valore. Infine, qualora in futuro degli organi preposti dovessero
autonomamente accertare una attività parallela e non ufficiale della s.r.l. (
così come
Ciò
che il sottoscritto desume dai comportamenti tenuti nella causa è che la s.r.l.
venga usata come un baluardo contro i creditori ed il fisco in quanto scoraggia
e rende di fatto infruttuosa qualsiasi azione di recupero
E'
anche questa una delle ragioni che rendono così aggressiva questa controparte.
In caso di mala parata riuscirà comunque a sottrarsi ad ogni obbligo, avendo
impostato tale strategia sin dal 1991 (data di costituzione della s.r.l.)!
La
diffusa (in Italia, tanto da essere stimata al 50%) prassi di assegnare gli
elementi negativi alla società di capitali e quelli positivi alle tasche degli
imprenditori, diventa di una gravità inaudita quando l'eventuale arricchimento
a spese della collettività viene impiegato,come in questo caso, per vessare,
attraverso una persecuzione giudiziaria ormai ventennale,un comune cittadino e,
attraverso l'intasamento degli uffici giudiziari, la intera collettività.
Per
completare il quadro dei bilanci della s.r.l., va aggiunto che sono esposte nel
conto economico sopravvenienze passive di ammontare compatibile con gli esborsi
della causa essedi e che nella nota integrativa non viene fornita alcuna
indicazione circa la natura di dette sopravvenienze, come sarebbe obbligatorio
ai fini delle norme sulla trasparenza dei bilanci. In altre occasioni (in
bilanci precedenti) invece, dove si sono verificate sopravvenienze passive
importanti, la nota integrativa ha correttamente spiegato la natura di tali
costi.
La
situazione è tale che nessuno può obiettare che
E'
appena il caso di aggiungere che, qualora i reati sopra descritti venissero
concretamente accertati in futuro, la prassi degli Andreon di attribuire le
attività alle loro "tasche" e le passività alla s.r.l. sarebbe anche
essa accertata e, di conseguenza, anche il
loro coinvolgimento personale sia nelle responsabilità finanziarie della s.r.l.
che in quelle penali!
“Dulcis
in fundo”, nella directory ctrlfirme, ci sono alcune firme di Andreon Francesco
sui bilanci e sui mandati allo avvocato per rappresentarlo in giudizio; le
immagini “scansione” riflettono l’intero documento, le immagini “rif” la sola
firma; i numeri progressivi finali collegano le immagini “rif” con le
rispettive immagini “scansione”,
Non
deve stupire se tutto questo, insieme alle innumerevoli, gravissime
irregolarità a cui ci ha abituati questa controparte, ha fatto sorgere un
piccolo dubbio (un miserabile sospetto, per dirla con le parole dell’avv.
Bonotto) in Sandro Dallavalle. Non occorre aggiungere altro: chiunque può
verificare di persona, nella directory ctrlfirme, ove, a confermare che non si
tratterebbe di un episodio isolato, ma di una prassi ulteriormente avvalorata
dalla consuetudine già in precedenza
descritta: che sia la Braido Vanna a rispondere alle raccomandate
indirizzate personalmente a suo marito, il cui contenuto esplicitamente era rivolto personalmente ed esclusivamente al
marito!); sembra che vi sia quasi un
marchio di fabbrica: anche qualche firma
apposta come approvazione sui bilanci della s.r.l. mostra una grafia
totalmente differente.
Una vicenda
come questa, date le numerose, gravi e concordanti anomalie da cui è
caratterizzata, anomalie che coinvolgono pubblici funzionari, non può certo
essere catalogata come vicenda solamente
privata!
Come
minimo, fatti come questi significano che nel nostro paese un qualsiasi estraneo (la Andreon s.r.l., nel caso specifico, è decretata tale
addirittura da una sentenza della cassazione) riesce facilmente ad ottenere nei
confronti di un qualsiasi normale cittadino dei provvedimenti atti a rovinarlo. Questa controparte ci ha anche
fornito un piccolo assaggio del metodo per raggiungerelo assaggio del raggiunto un tale risultato un tale
risultato: Nell’atto di precetto ha inserito un addebito per interessi di mora
ad un tasso usuraio (è noto dalle cronache come, partendo anche da cifre
contenute, mediante tassi usurai si raggiungono cifre importanti!).
L’allarme
sociale e la disarticolazione dei rapporti economici che deriveranno da quanto
sopra, una volta che la vicenda sarà di
pubblico dominio, saranno tanto più gravi in quanto è evidente che la metodica
poggia su una ragnatela di collegamenti dietro le quinte e che è difficile
immaginare essere costruita solamente
per accondiscendere ai desideri di un soggetto come la Braido: quindi è atta a colpire chiunque, anzi è
probabile che abbia già fatto chissà quante vittime le quali, colpite
nel patrimonio e con il discredito ben difficilmente riescono ad alzare la
testa al punto di far trapelare all’esterno la loro situazione!
E’ stato
abusivamente introdotto un altro fattore ancora più pernicioso, tanto più anomalo
in un momento in cui tutti gli schieramenti politici invocano, sia pure con
opposti intendimenti, la abbreviazione dei tempi della giustizia: da un
processo chiuso per sentenza passata in giudicato (dopo quasi 20 anni!) la
Andreon/Bonotto ha ottenuto la nascita di
nuovi processi:
-
quello
di Palmanova, al quale sono stare riproposte le solite ragioni di merito
-
quello
di Conegliano, al quale sono state riproposte le solite ragioni di merito
-
quello
di Treviso, sorto per esaminare la opposizione rispetto al Precetto emesso
illegittimamente, “ultra petitum”, senza
interpellare la parte colpita dal provvedimento.
-
E’ questa la enormità che emerge e non trova
confronti nel pur ben noto stato della giustizia nel nostro paese. E’ facile
prevedere quali saranno le conseguenza:
1) per il sottoscritto che, avendo
vinto nell’unica sentenza di merito, si troverà a dover subire allo infinito
(non solo fine pena mai, ad opera di questi cultori del più sfrenato garantismo
per loro, ma il metodo usato dagli Andreon/Bonotto, che sembra trovare sponda
in alcuni magistrati,
è intrinsecamente atto ad infliggere la persecuzione anche
alle generazioni future! Se da un processo chiuso e passato in giudicato se ne
fanno nascere altri tre, chi può prevedere uno scenario futuro differente e
migliore rispetto a quello appena descritto?
2) per la collettività, dato il
dispendio di energie a carico del sistema giudiziario.
Tanto più
preoccupante è la situazione in quanto ad avallare l’operato del Cancelliere
dr. Francesco Santoro,che ha apposto la formula esecutiva a carico del
sottoscritto, in contrasto con la legge e la stessa istanza di controparte, è
stato il Dr. Luca Deli, cioè il magistrato che ha l’incarico di esaminare nel
merito il relativo processo, deciso dal Magistrato Libero Mazza, in pieno
periodo feriale, poco prima di andare in pensione!
Tale
provvedimento è abnorme per i seguenti, ulteriori rispetto a quelli già
citati, motivi:
-
Nel
suo ricorso per ottenere l’abnorme decreto ingiuntivo la Andreon s.r.l. ammette
di citare
-
Gli interessi inseriti nell’atto di precetto sono
calcolati ad un tasso “usuraio”
(vedasi atto di opposizione al precetto nel cdrom); si tratta dell’ennesimo
errore o dell’ennesimo reato, fra i più odiosi e diffusi che la nostra
martoriata società conosca?
-
nell’atto
di notifica del precetto inviato a
Sono decine
le occasioni, in questa vicenda, in
cui il sottoscritto ritiene che le
regole e leggi siano state infrante nella maniera più plateale!
La
spiegazione di tutto questo non può ragionevolmente prescindere da una delle
seguenti alternative:
1a) che va scartata in partenza, che la nostra
civiltà giuridica vada collocata ad un livello
abissale!
(N.B. in effetti, quella penale, negli ultimi
quindici anni sembra aver fatto passi da gigante in quella direzione)
1b) che
siamo in presenza della azione
coordinata e continuativa di un sodalizio che opera dietro le quinte e si
avvale della collaborazione di parecchi pubblici funzionari (essendo
notoriamente, questo, il minimo comune denominatore di tutti questi
numerosissimi sodalizi che infestano il nostro paese, sia quelli diretta
emanazione delle mafie, sia quelli nati invece da ceppi di mala politica).
Il nostro
paese è collocato nelle stime internazionali fra i fanalini di coda rispetto
alla corruzione. La sproporzione dei costi nelle opere pubbliche rispetto alle
medie dei paesi europei, che pure si avvalgono di manodopera meglio pagata, ne
è un indice difficile da ignorare.
Tutto questo è autorevolmente confermato dalla corte dei conti, la quale ha
persino individuato il danno economico (di 60 miliardi di euro annuali, che
sarebbero una cifra tale da farci invertire la rotta: da quella diretta verso
la Nigeria a quella verso la Noregia; un
servizio di RAI 1 del 14/03/2010, condotto da Monica Maggioni , che sembra
sfuggito alla attenzione di “scodinzolini” , è molto interessante a tale
proposito, in quanto è riuscito a dimostrare che il fattore che differenzia il
paese ove si vive meglio da quello ove si vive peggio al mondo è, la corruzione,
la quale dipende a sua volta dal mancato rispetto delle regole!
Ci stanno
spiegando, invece, che ci sono solo
alcuni “mascalzoncelli”.
Continuano a ripeterci che sono le
intercettazioni, lo spreco nel nostro paese, e cioè l’unico, quasi, strumento
atto a porre qualche freno a questa
dilagante e drammatica deriva!
E’
convinzione del sottoscritto che la amministrazione della giustizia sia,
quantomeno in proporzione, una felice eccezione rispetto al fenomeno, anche
perché il trattamento economico è esplicitamente coerente con la finalità di
ridurre le tentazioni! Non è scontato,
tuttavia, che, qualora teoricamente entrassero in gioco possibili spinte alla
carriera, le proporzioni rimarrebbero le stesse! In ipotesi, la vicenda sopra
descritta potrebbe funzionare come una cartina
di tornasole! Anzi, il
sottoscritto, forte della esperienza molto anticipata rispetto a ciò che oggi è
visibile a tutti coloro che non hanno gli occhi foderati di prosciutto, ritiene
necessario esporre un ragionamento ineccepibile: oggi anche al nord, come è
sempre avvenuto al sud, sono le appartenenze che riescono a distribuire, non
solo i diritti, ma anche e soprattutto i privilegi. Ciò avviene anche allo
interno delle categorie già privilegiate, come possono ad esempio essere i
magistrati, ove al loro interno in certe sedi quantomeno, è possibile osservare
un rovesciamento dei criteri di merito negli avanzamenti e negli approdi di
giovani (su questi
ultimi, è
sufficiente un giro nei corridoi, per notare una singolare concentrazione di
cognomi (singolare, intendo, in quanto appare essere ben più numerosa di quella
fisiologica). Così come avviene per i primariati, le università ecc., il
fenomeno potrebbe essere ben più evidente se si conoscessero anche i cognomi
delle consorti!).
Poiché
tutto questo, se avviene, è a danno degli esclusi, che sono giocoforza la
grande maggioranza, dovrebbero essere questi ad uscire dal torpore. Purtroppo
oggi fare al meglio solamente il proprio dovere è troppo poco: occorre anche
impegnarsi per riequilibrare la situazione e migliorare la nostra società, ove
il primo caposaldo, non più da difendere, ma da riconquistare è che la
giustizia sia efficiente ed uguale per tutti.
Non
bastasse tutto quanto sopra, il sottoscritto è oggetto, ma non è in grado di
provare, di una feroce ed insistente opera di diffamazione a suo carico, che
dura da decenni e si concentra in particolare negli ambiti lavorativi! Spesso
ho avvertito la sensazione di essere intercettato, non rendendomi conto
altrimenti di come tale persecuzione possa arrivare a colpo sicuro a soggetti a
distanza poco tempo dal primo contatto : non ho da temere a tale riguardo, ma
sarebbe la ennesima dimostrazione che (così come avviene per i coltelli) il
problema non è lo strumento, ma chi e come lo usa. Diverso invece è l’interesse di chi , essendo un delinquente,
è proprio la sperimentata efficacia dello strumento che aborrisce e teme!
Rispetto
alla domanda canonica “se credere o meno nella giustizia”
Nel dolersi
di certi magistrati,
Alla luce
di ciò è tanto più doveroso per le Istituzioni che hanno il potere di indagare
su questi fatti andare a fondo,
ripristinare la legalità e rendere giustizia.
Riprendendo
brevemente l’argomento dello stratagemma sulla “mancanza di legittimazione
attiva di essedi” è interessante notare
con quali stratagemmi questa controparte ha riproposto l’argomento nella sua
istanza per ottenere il decreto ingiuntivo dal magistrato Libero Mazza. E’
evidente che tale stratagemma, ha potuto raggiungere dei risultati concreti,
quando si trattava di invalidare la posizione della attrice essedi studio sas;
nella causa aperta a Conegliano invece le posizioni si capovolgono: è la
Andreon s.r.l. la attrice e la essedi sas la convenuta!
Ecco che
allora questa controparte, per superare tale scoglio, si esibisce in una ricostruzione
dei fatti non solo falsa, priva di ogni
supporto e smentita da idonea documentazione (come il solito), ma che produce
una tale confusione in cui nemmeno la autrice si raccapezza più, tanto da non
rendersi conto del danno che arreca a se stessa.
E’
sufficiente esaminare i documenti riguardanti l’ultimo scorcio della causa per
rendersene conto:
-
Bonotto,
nel suo ricorso alla Corte di Cassazione, assume che la sua parte sia Andreon Francesco (ditta individuale) e che
la sua controparte sia “ il consulente
-
È
evidente quindi che, nella del tutto accademica ipotesi che anche le sentenze
non revisionate fossero da considerarsi annullate per effetto della sentenza di
cassazione, che sancisce tutta altra materia, si tratterebbe di sentenze
riguardanti soggetti del tutto estranei alla domanda di ottenere il decreto
ingiuntivo, la quale riguarda, invece:
-
Come
attrice, la Andreon s.r.l. e non il Sig Andreon Francesco (cosa non
indifferente in quanto la prima è piena di debiti ed il secondo invece pieno di
beni);
-
Come convenuta, la essedi studio sas che è soggetto ben diverso
da quello indicato alla Corte di
Cassazione e quindi oggetto della sentenza.
Di conseguenza, anche prendendo per buone le ultime
rappresentazioni del Bonotto (sorvolando sulle contraddizioni rispetto alle
rappresentazioni da egli stesso affermate in precedenti atti della causa) non
sussisterebbe alcuna relazione fra i soggetti
(“ad abundantiam”, di entrambe le parti) cui si riferisce il decreto
ingiuntivo e quelli cui si riferisce invece di Cassazione! Questa ultima,
addirittura, sancisce esplicitamente la totale estraneità della Andreon s.r.l.
Il dato estremamente significativo è che:
-
tale
decreto è stato accordato, senza nemmeno sentire la parte avversa
-
è
stata accordata la formula esecutiva ed emesso il precetto, non solo adducendo
un cavillo del tutto inattendibile, ma addirittura a carico di
Le
pochissime persone che hanno letto un resoconto od un riassunto della presente
vicenda, hanno manifestato una reazione univoca: mi hanno chiesto come ho fatto
a sopportare tutto questo! E’ questione di carattere ed anche di abitudine. Mi
sono rassegnato a convivere con questa iniquità e con questi rischi, sempre
attento a difendermi come posso. A darmi speranza è la inettitudine di questi
nemici, che hanno lasciato delle tracce di loro stessi, inequivocabili e non cancellabili. Non è
escluso che in futuro ci possano essere dei cambiamenti. Mi sono rivolto anche
al Presidente della Repubblica, pregandolo soltanto di far arrivare qualche eco
della mia vicenda al Consiglio Superiore della Magistratura.. Ebbene, contrariamente
a quanto temevo, mi ha risposto non negando la fondatezza di quanto denunciavo;
si è limitato a disimpegnarsi sostenendo che quanto richiedevo andava oltre i
suoi poteri! Datosi che egli è il presidente di detto consiglio, qualcun altro
potrebbe giudicare con un certo sarcasmo il tenore di tale risposta! Non il
sottoscritto, che proprio per la sua lunga esperienza, è ben consapevole di
quale sia la situazione complessiva e di come sia importante che il debolissimo
argine rappresentato dal Presidente della repubblica possa rimanere al suo
posto non disturbando il manovratore nelle questioni che, se pure alquanto
significative per la comprensione di ciò che sta sotto la punta dall’iceberg,
non sono stati ritenuti di drammatica emergenza: è chiaro quali sarebbero,
viceversa, i personaggi alternativi che verrebbero nominati alla più alta
carica!
Tornando
per un attimo all’altra situazione drammatica, quella del ventennio, da cui
siamo stati liberati dagli alleati, anche se certa retorica finge di dimenticarsene,
a mio avviso quella strada è anche oggi l’unica percorribile. Naturalmente,
fatte le debite proporzioni: se allora è stato necessario il sacrificio di un
intero e potente esercito, confido che oggi sia sufficiente, almeno per la mia
situazione specifica, ricorrere ai corrispondenti in Italia dei giornali
stranieri.
Qualcuno
potrebbe obiettare che ciò sarebbe contrario al patriottismo: è qui che entra
in campo la risposta del Presidente della Repubblica: essendo chiaro che se lui
non può, tanto più ciò vale per qualsiasi altro, nel nostro paese. C’è motivo
di sperare che una iniziativa del genere possa aiutare a risolvere la
drammatica situazione!
Una ultima
riflessione: le situazioni di cui sopra sono vecchie come il mondo; il Vangelo
così recita: "beati i perseguitati ad opera della giustizia, perchè di
loro sarà il regno dei cieli".
Il
sottoscritto, rammaricato di riconoscersi in tale qualificazione, avrebbe
francamente aspirazioni più modeste. Un frate molto colto, con cui ho
occasionalmente parlato di recente, si dice convinto che un certo personaggio,
re del mondo della celluloide e promotore del
culto della personalità (questo ultimo, tipico dei regimi, comunisti o fascisti è indifferente, viene oggi
praticato da schiere di persone sempre protese, che sono facilmente
riconoscibili a causa del loro livello di allineamento, al millimetro) è
assistito dal demonio. Un mio amico,
assiduo nelle frequentazioni ecclesiali, mi assicura che, in quello
ambiente , tale opinione è oggi ampiamente diffusa e non traspare allo esterno
unicamente in obbedienza alla strategia talvolta critica ma anche molto
prudente dei vertici. Sempre facendo il
parallelo con quel passato, spero vivamente che la prudenza non arrivi
al livello di quella che ha condotto, a suo tempo, alla stipula dei “patti
lateranensi”!
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