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PROCURA DELLA REPUBBLICA DI
TRENTO – 30/09/2012
Le
mie vicissitudini giudiziarie, culminate nel dibattimento del 17 luglio 2000
nel processo penale da me subito (ma poi riformato positivamente in Appello),
il cui stile di tipo sovietico è riscontrabile nella relazione stenografica
contenuta nel sito: www.essedistudio.com/piovra,
il cui link avevo già fornito a codesta Procura, hanno coinciso con la mia
risposta alla lettera del procuratore di Treviso Gianfranco Candiani,
nella quale pur con il massimo rispetto ribadivo la mia richiesta che venisse
fatta piena luce su un grave episodio di illecita detenzione da parte
dell'avvocato di controparte di reperti sigillati la cui custodia era stata
ordinata dal giudicante “nel contraddittorio delle parti” e che erano stati restituiti, dopo alcuni
giorni dalla intimazione di restituzione immediata, privi di sigilli.
Non
fosse altro che per motivi scaramantici, mi auguro che la presente non preluda
ad analoghe disavventure di carattere penale.
Lei
accenna agli indizi, Sig. Procuratore, ebbene ne fornisco uno inedito ed assai
intrigante: al Casellario di Treviso risulta archiviato un esposto, il n.
1290/11 con la seguente annotazione:
“trasmesso
per competenza alla Procura di Trento”.
A quanto mi riferiva l'ufficio Casellario di codesta Procura, non
risulta traccia di tale esposto, sicuramente contenente quel “supporto
probatorio od indiziario” di cui Ella lamenta la assenza.
Senza
entrare ora nei dettagli, (ma ribadisco la mia disponibilità a documentare quanto affermo, come e quando
codesta Procura vorrà) sono ben tre le
occasioni in cui miei esposti non risultavano pervenuti a destinazione (gli
altri due sono stati recuperati in quanto, ammaestrato dalla esperienza di una
ultra ventennale persecuzione giudiziaria, sono andato a controllare).
Purtroppo
sono da decenni oggetto delle attenzioni di una “cricca” che, in quanto tale, opera dietro le quinte.
Grazie principalmente alla prosopopea e disattenzione dello avvocato di
controparte, tuttavia, sono decine gli indizi emersi che indicano la esistenza
di un sodalizio criminale formato da imprenditori, avvocati e appartenenti alla
pubblica amministrazione, magistrati compresi.
Tutti questi indizi e comportamenti unidirezionali e coordinati di vari
magistrati sono dispiegati in un ventennio e la loro visione di insieme forma
una prova inossidabile della esistenza di tale sodalizio.
Anche
se esistono sentenze, passate in giudicato, che descrivono ampiamente, ad
esempio uno dei falsi orchestrati dallo avvocato di controparte ( la sentenza
del tribunale di Palmanova emessa nei primi mesi del
2010) è evidente che non esiste uno specifico documento, sottoscritto dai
responsabili, che dichiara la loro colpevolezza.
Il
dolo è dimostrato anche dalle
dichiarazioni dell'avvocato di controparte, formulate in atti diversi e rivolte
a corti diverse, che sono costruite secondo la convenienza contingente e di
conseguenza sono opposte ad altre analoghe affermazioni esposte in precedenza.
Quanto meno il reato di falso è assai diffuso e comprovato. (N. B. prima di
essere redarguito con la osservazione che non tocca a me qualificare i reati,
dato di fatto che non metto certo in discussione, dichiaro che le mie
espressioni vanno intese come formulate secondo un linguaggio ed una logica
elementari: è evidentemente compito di codesta Procura fornire la veste
giuridica, ove ravvisi la effettiva consistenza dello indizio o della prova)
Invito
di conseguenza codesta Procura a leggere (o far leggere anche da personale
esecutivo, se non ha tempo, dato che è esauriente e facilmente comprensibile a
chiunque, il quadro che emerge) il purtroppo assai dispersivo racconto
contenuto nel sito, dopo di che sono pronto a spiegare e documentare tutti i
singoli punti che possono rimanere non ben compresi, anche a causa della
vastità e della durata della vicenda.
Soltanto
in questi giorni ho potuto leggere le motivazioni del provvedimento di
archiviazione emanato il 23 maggio 2012
e sottoscritto dal dr. Giuseppe Amato (n-558/12 mod
45) e della archiviazione priva di motivazioni sottoscritta in data 4 febbraio
2010 (120/10 mod 45)dal dr. Stefano Dragone e mi
sembra che la considerazione, rivolta al CSM che ha trasmesso gli atti, che
poteva nella propria sede disciplinare attivarsi, abbia trovato nelle dimissioni
dalla magistratura del Presidente del Tribunale di Treviso, accompagnate da
gravi insinuazioni verso il CSM (avvenute nel mese di giugno c.a.., come da allegate notizie riportate dalla stampa
(All. 1), un preciso indizio e conferma
che delle gravi anomalie esistevano e sono state evidenziate (ma non sono già ,
a Suo avviso, tali gratuite insinuazioni date alla stampa dall'ex Presidente un
indizio di reato, tanto più che hanno per oggetto una Istituzione, fondamentale
per la nostra democrazia, presieduta dal Presidente della Repubblica? Come mai
la Procura di Treviso, certamente al corrente, non si è mossa in obbedienza al
dettato costituzionale che prevede la obbligatorietà della azione penale?).
Del
resto, già nel 2010 avevo trovato su internet un articolo, che allego (All.2),
che in qualche misura, almeno per quanto riguarda il Presidente del Tribunale
di Treviso, sembra possedere qualche
intuizione profetica.
Fermo
restando tutto quanto sopra , faccio
presente che sto procedendo per via civile con le impugnazioni che sono
sicuramente consentite, visto che, dopo 22 anni, siamo di nuovo al primo grado
di giudizio (e a me questo sembra un altro indizio della capacità della mia
controparte nel processo civile di orientare il corso della giustizia) ma
rimane il fatto che la vicenda giudiziaria è costellata di tali e tante
anomalie e violazioni della legge che solo in ambito penale può essere valutato
in pieno il grave danno, morale e materiale,
che io ho subito insieme alla mia famiglia: il sodalizio criminale mi ha
sottratto i 20 anni cruciali della mia vita personale e professionale e di
conseguenza non trascurerò nulla ed affronterò anche i rischi correlati alla
contrapposizione verso appartenenti alla magistratura inquirente, pur di essere
risarcito! La vicenda penale che si è
conclusa con il dibattimento del luglio 2000 dimostra come io abbia schivato di
un soffio la patria galera in quel processo di stile sovietico, come emerge
dalla lettura della relazione stenografica del
dibattimento. E questo, ritengo, solamente per aver ribadito al
Procuratore Gianfranco Candiani, che si era
disturbato a scrivermi una lettera per una questione di ben poco conto, con il
massimo ossequio, che chiedevo venisse fatta luce sul grave episodio della
sparizione dei reperti, trovati dopo la indebita detenzione di 5 anni, nel
possesso dello avvocato Giovanni Bonotto, che seguiva
la controparte nel processo civile a nome e per conto dello Studio Nordio, che di improvviso è diventato una potenza assoluta,
in coincidenza con l'avvento di una certa forza politica.
Mi
scuso per la breve digressione, che tuttavia reputo essenziale per inquadrare
il contesto. Si tratta di quella stessa
forza politica che ho udito più volte contestare ad alcuni esponenti di forze
politiche contrapposte, di essere passati alla politica, dopo aver dato un
taglio netto al loro ruolo precedente di magistrati, e non dire nulla invece a
proposito del Procuratore aggiunto veneziano, dr. Carlo Nordio,
che dopo aver inondato il paese di articoli sulla stampa, unico in quel
periodo, di critica accesa verso i suoi colleghi magistrati e di lode
sperticata per il nuovo potere politico, è stato da questi incaricato niente
meno che di redigere il nuovo codice di procedura penale che, dopo essere stato
cestinato senza spiegazioni dal ministro Castelli, che pure era uno dei più
fedeli alleati, è tornato a fare il magistrato?
Come
può qualsiasi cittadino avere fiducia nella equidistanza, di fronte un
andirivieni fra la politica al massimo livello e la magistratura inquirente ad
un livello elevatissimo? Legame con la politica ancora attuale visto che, sia
in occasione della nomina del Ministro Nitto Palma
che di quella del ministro Paola Severino era stato il P.M. Nordio
proposto dal passato regime politico in prima istanza.
Cercherò
di esporre alcune notizie di reato che mi sembrano di più pronta intuizione e
chiaramente comprensibili anche ai miei concittadini non tecnici del diritto,
cui mi riservo di rivolgermi al fine di ottenere un sostegno che è nel loro
stesso interesse, se non vorranno correre il rischio di essere in futuro a loro
volta presi ad uno ad uno!
1)
la
controparte nel processo civile si è rivolta alla Cassazione unicamente per
ottenere la riapertura dei termini per ricorrere in appello, in quanto il
ricorso precedente era stato respinto a causa della affermazione di ricorrere a
nome e per conto della società, contenuta nel mandato;
dato che il ricorso è stato
respinto, il grado di appello non era stato svolto, non essendo nemmeno iniziato il merito della causa;
la Suprema Corte ha accolto la tesi
asserita da contro parte, che il riferimento alla società era dovuta ad un mero errore di stampa, anche in
quanto il Sostituto Procuratore Aurelio Golia si
era inserito ed aveva avallato tale tesi, nonostante più documenti
inoppugnabili dimostrassero che
invece era usuale per gli Andreon dichiarare di agire
a nome e per conto della loro
società (in coerenza con una logica
elementare, in base alla quale tutti gli impegni ed i debiti era loro convenienza attribuirli alla società e le
utilità attribuirle invece alle loro tasche
personali);
2)
nella
sua Sentenza la Suprema Corte ha ribadito espressamente che la legittimità
nella causa civile spetta unicamente ad Andreon
Francesco ed a nessuna società (accogliendo pertanto in pieno la tesi della
controparte su tale punto); (All. 3)
3)
nonostante
fosse l'unico oggetto della loro richiesta, gli Andreon
hanno lasciato scadere i nuovi termini fissati dalla Cassazione per adire un
nuovo appello e, di conseguenza, il processo doveva essere definitivamente
chiuso, essendo nel momento stesso di superamento di tali termini passata in
giudicato la sentenza di primo grado, emessa parecchi anni prima, come
espressamente previsto dall'art 310 del c.p.c., ma
come risulta assolutamente ovvio a qualsiasi anche incolto cittadino;
4)
invece,
in circostanze assai singolari e contro le previsioni della legge (che richiede
per quel provvedimento dei precisi requisiti, fra i quali la prova scritta),
nel mese di agosto 2009 e ad opera del giudice Valerio Mazza, subito prima del
suo collocamento a riposo , hanno ottenuto dal Tribunale di Conegliano un
decreto ingiuntivo;
5)
altri
5 giudici + il Presidente del tribunale, + i i vari
sostituti della Procura di Treviso, cui mi sono ripetutamente appellato, hanno
semplicemente ignorato, come inesistente, tutto quanto sopra e quanto segue,
nonostante sia stato ogni volta ripetutamente sottolineato, sia dai miei legali
che da me nei vari esposti e nel sito, il cui link è stato fornito a tutti quei
magistrati :
a)
che le statuizioni della suprema corte sono vincolanti anche per gli atti
successivi (art 393, secondo comma) e che quindi il nuovo processo a
Conegliano, essendo temerariamente stato aperto da una nuova controparte, la s.r.l di proprietà della vera controparte civile
(evidentemente in quanto tale s.r.l. è finanziariamente una scatola vuota,
utile solo per essere opposta al fisco ed ai creditori, come risulta dalla
ultra ventennale storia dei suoi pubblici bilanci), cui mancava la legittimazione
attiva, esplicitamente esclusa per qualsiasi società dalla Suprema Corte;
b)
la causa, che aveva già superato il terzo grado di giudizio, è tornata al primo
grado, avendo la controparte scelto illecitamente di evitare il grado di
appello, che era la sua unica via legittima consentita;
c)
la sentenza di primo grado era tornata vigente, dopo il respingimento della
istanza per il vizio del mandato da parte della Corte di Appello, per esplicita
ammissione della controparte in un suo atto rivolto alla Corte di Palmanova, ammissione, di una chiarezza esemplare, posta innumerevoli volte alla attenzione di
tutti questi giudici e che così recita:
“
il procedimento in grado di appello
veniva dichiarato inammissibile e la sentenza di primo grado riacquistava
efficacia provvisoriamente esecutiva e veniva nuovamente notificata dalla Essedi Studio e Associati sas
unitamente al precetto “
Ovvio che se aveva
riacquistato efficacia esecutiva dopo il respingimento della istanza di Appello, non poteva seguire
la caduta della sentenza di Appello, decisa dalla Cassazione!
6)
gli
indizi e le prove di reato nascono dai comportamenti di numerosi magistrati, tutti appartenenti al
Tribunale di Treviso che, non solo hanno con inossidabile determinazione ignorato i dati di fatto di cui sopra,
andando scientemente contro la legge in quanto la statuizione del secondo comma
dell'art. 393 c.p.c è stata sottoposta alla loro
attenzione in tutte le salse:
a)
in quanto costantemente richiamata nei numerosi atti legali da parte dei miei
avvocati;
b)
ripetuta di presenza, dal sottoscritto durante una udienza di fronte al giudice
Luca Deli, dall'avv. Santarcangelo
di Bassano di fronte alla giudice Sabrina Cicero (ho cercato di chiedere se per
caso fosse parente con il P.M. Giovanni
Cicero, dato che il cognome è assai poco comune nella nostra zona: è uno
dei segreti meglio custoditi!);
c)
ripetuta dal sottoscritto, via P.E.C. inviate allo
indirizzo mail dei magistrati: Luca Deli, Marica Loschi e Elisa Fazzini;
7)
un
formidabile contributo al quadro probatorio è dato dallo avvocato di
controparte, dr. Giovanni Bonotto, che si è prodotti
in artifici, manipolazioni documentali, trucchi e contraddizioni fra tesi
sostenute in determinati atti ed altre, opposte, sostenute in altri atti, ma
non solo:
a)
nella sua conclusionale del processo civile, ignorando che avevo sostituito
l'avvocato a cui credeva di rivolgersi,
lo ha espressamente invitato a non fare il mio interesse di cliente!
b)
in epoca assai più recente, ha minacciato via fax il mio legale Avv. Santarcangelo di adire all'ordine se non avesse distinto la
sua posizione dalla mia (che ero il cliente); in un altro fax ha ripetuto con
toni assai perentori l'invito a distinguere la sua posizione dalla mia;
ma
anche il dr. Giovanni Schiavon ha indebitamente fatto
pressione sulla giudice Elisa Fazzini, qualificando i
miei appelli come farneticazioni (All.4)
8)
dato
che tutto questo ho posto alla attenzione sia del giudice Luca Deli ,a cui ho rivolto una serie di quesiti assai gravi, ai
quali non ha ritenuto di rispondere
(All. 5) che alle giudici Loschi e Fazzini; è mia
convinzione che queste ultime siano delle brave persone e che le loro eventuali
omissioni siano assai sofferte e frutto di indebite pressioni (concussioni?);è
significativo, fra l'altro, che la Fazzini abbia
scritto in sentenza che era compito della Loschi prendere atto della assenza di
legittimazione attiva della Andreon s.r.l (mentre questa aveva negato essere la cosa di sua
pertinenza., ma quando la medesima questione è divenuta di sua competenza
(della giudice Fazzini), ha anche lei omesso di
prenderne atto);
9)
oltre
a quelle citate, sono molto numerose le altre anomalie descritte nel sito,
tutte portate a conoscenza sia dei giudicanti che di vari sostituti della
Procura; non è un indizio eclatante la ostinazione nello ignorare i gravi abusi
ed i gravi reati commessi ed emanare dei provvedimenti che oggettivamente hanno
favorito proprio la controparte che ne è
responsabile, addirittura agendo numerose volte “ultra petitum”?
10) la vicenda è
costellata sia di altri abusi commessi da magistrati e ben documentati (ad
esempio, got Di Tullio) che di circostanze che non
aiutano il cittadino ad avere fiducia nel Tribunale di Treviso:
a)
l'attuale reggente la Procura di Treviso è stato il primo ostacolo che ho
incontrato: dopo aver individuato nel giro di pochi giorni l'illecito
detentore, successivamente, dopo che questi ha attribuito l'illecito ritiro ad
una impiegata dello Studio Nordio nel frattempo
defunta, lo ha graziato delle indebita detenzione e restituzione dei reperti
senza alcun sigillo (ne ha consegnati due che riunivano il contenuto degli
originali tre), con la singolare motivazione che “era passato troppo tempo”,
nonostante fossero passati solo alcuni mesi dallo indebito possesso e
restituzione,
ebbene,
all'epoca tale magistrato era sostituto presso la Pretura, che salvo errore era
il primo gradino nella carriera in magistratura: di lì a poco è divenuto
reggente della Procura, superando di un solo balzo i numerosi sostituti presso
la Procura, sicuramente con maggiore anzianità di servizio e di esperienza;
se
non vado errato, gli intervistatori TV lo qualificavano in quel periodo come
procuratore aggiunto, ma poi ho saputo che è rimasto sostituto, presumibilmente
in quanto qualcuno dei sorpassati ha fatto reclamo;
un
episodio assai significativo, particolarmente se posto in relazione alla
abnorme archiviazione del gravissimo episodio dei reperti spariti dalla
custodia del tribunale, viene riportato dal nostro Gian Antonio Stella,
coautore del celeberrimo best seller La Casta (All. 6)
qualora
ciò che a ma risulta in buona fede corrispondesse al vero, sarebbe di una
gravità immane in quanto indicherebbe una specie di selezione alla rovescia; è
ormai noto che la assenza di merito, ed in particolare la selezione alla
rovescia delle classi dirigenti, insieme alla corruzione, cui è ovviamente
strettamente legata, è uno dei fattori principali del declino del nostro paese,
ben oltre la semplice dazione di denaro, pure imponente,come denunciato dalla
Corte dei conti!
11) Alla luce di quanto
sopra, è di particolare sconforto il muro di gomma opposto dai sostituti di
Treviso Antonio Miggiani ed Antonio De Lorenzi, non
solo opposto alle mie denunce di tutto quanto sopra descritto, ma persino alla
denuncia di una concussione, di cui esistono forti e concordanti indizi in occasione dello accertamento fiscale
operato nei primi mesi del 2009 presso una importante ditta; non so se quanto
ho saputo riguardo allo scopo della concussione (ottenere la mia estromissione,
dopo 30 anni di fedele ed efficace collaborazione) potrà essere riscontrato, ma
sono tuttavia in grado di dimostrare che in quella occasione gli
accertatori hanno regalato parecchi milioni di euro di tasse e sanzioni,
gravando in tal modo sulle nostre sudate tasse, nel pieno della crisi!
12) Non solo, data la delicatezza della mia
situazione finanziaria, dopo 20 anni di persecuzione giudiziaria e non solo,
pur essendo sino ad ora riuscito a mantenere la totale correttezza osservata in
oltre 40 anni di attività professionale, sono tuttavia arrivato a conoscere un
paio di informazioni che ritengo assai utili per dare avvio ad una fruttuosa
indagine sulla mafia (intendo anche quella tradizionale, non la cricca di cui
sono bersaglio) nella nostra zona; ebbene, dopo essermi reso conto che le mie p.e.c. indirizzate al P.M. Antonio De Lorenzi non erano
state registrate (analogamente a quanto accaduto negli anni 90 ad opera della
segretaria dello attuale reggente), ho ripresentato i due esposti alla
dirigente giudiziaria che ha fatto da tramite con la segretaria del P.M e che si è assunta anche l'incarico di riferire la mia
disponibilità a fornire gli importanti indizi sulla mafia, cosa che ha fatto
immediatamente; dopo alcuni giorni, recatomi per verificare la avvenuta
registrazione (con il modello 45, tuttavia) ho ripetuto il messaggio sugli
indizi di mafia anche al Cancelliere della Procura dr Infante:
nessuno
ha ritenuto opportuno convocarmi.
Penso che quanto sopra sia più che sufficiente
a colmare la carenza di indizi da Lei lamentata, ma ripeto che gli elementi
sono talmente numerosi che è stato indispensabile pubblicarli sul sito di cui
sopra, di cui La prego di leggere almeno i capitoli maggiormente significativi:
trama giudiziaria
prefazione
riassunto vicenda
giudiziaria
elenco allegati(pressing
Bonotto)
descrizione della
vicenda penale ;
la lettura può
richiedere alcune ora, ma gli elementi sono talmente evidenti che può essere
incaricato di essa un collaboratore generico,
che potrebbe realizzare un riassunto atto a risparmiare del tempo, fermo
restando che non ho problemi a collaborare con ogni mezzo, ed anche a venire a
Trento, per ogni necessità, compresa quella del deposito della mia firma in
luogo della autenticazione di cui viene lamentata la assenza.
Rammento che ho sempre
comunicato la massima disponibilità a fornire la documentazione ed i
chiarimenti ritenuti necessari e pertanto, Sig. Procuratore, mi sembra alquanto
strano che Ella abbia ritenuto opportuno archiviare senza dare,
presumibilmente, neppure una occhiata al sito, ove tuttavia la documentazione a
corredo è facilmente raggiungibile semplicemente cliccando sui link contenuti
nei punti opportuni del contesto della narrazione!
Data
la abnorme dimensione della vicenda, ho deciso di inserirla nel sito nel
momento stesso in cui ho cominciato a chiedere aiuto alla società civile,
attività che ho sospeso ma che mi riprometto di riprendere, e cioè in data
7/05/2010, in concomitanza con un convegno sull'etica organizzato dal livello
regionale di confindustria. Ho intercettato alla
uscita i relatori ed ho consegnato loro un biglietto con il link al sito:
a)
Emma Marcegaglia, sino a quel momento fra i maggiori sponsor del precedente
regime, ha improvvisamente mutato atteggiamento;
b)
il cardinale Scola, allora Patriarca di Venezia, fu il primo alto prelato a
parlare pubblicamente di regime, in occasione della sottrazione di frequenze di
cui era vittima la emittente Antenna 3 (soltanto parecchi mesi dopo le
ulteriori vicende indussero le autorità centrali ecclesiastiche a pubblicare un
duro giudizio su “certa politica”);
c)
il Ministro Tremonti, che successivamente arrivò a “ferri assai corti” con il
suo Presidente del Consiglio, riuscì (stranamente ed unico) ad evitare la così
detta “macchina del fango”.
La
Direzione Nazionale Antimafia ha ravvisato degli elementi di reato (anzi
proverò a rivolgermi nuovamente ad essa per aggiornarla sulla evoluzione
successiva) il Ministro Guardasigilli ha ritenuto di chiedere l'avvio della
inchiesta disciplinare da parte del CSM; al momento l'unico risultato sembrano
essere le dimissioni del Presidente del Tribunale, che aveva a mio avviso
illecitamente interferito presso i miei avvocati (sono purtroppo al quarto, ed
è stato assai arduo convincerlo ad assistermi, dopo averne interpellati
tanti) presso una giudicante accusandomi
di farneticazioni (allegato farneticazioni.pdf).
Da tutto ciò traggo la
convinzione che il “canovaccio” della mia vicenda sia assai chiaro e convincente, anche
per soggetti istituzionali comunque privi di ogni potestà di indagine! Spero che di
conseguenza lo diventi anche per Codesta Procura
alla quale ribadisco
ulteriormente la massima collaborazione a tal fine!
Data
la gravità di tutto questo, quale può essere un motivo che possa giustificare
il “muro di gomma” opposto dalla procura di Treviso, che pure ritengo sia
scontato che abbia ben compreso la mia determinazione di andare a fondo al fine
di recuperare dalla controparte nel giudizio (apparentemente) civile i gravi
danni materiali e morali subiti? A lume di logica ed a mio avviso, la
appartenenza al sodalizio del quale sono nel mirino non consente alcuna deroga
o retromarcia: ma non è questo un ulteriore, fortissimo indizio? Mi sembra prevedibile che i P.M di Treviso siano assai reticenti ad assumere delle
iniziative che li mettano in contrapposizione con il loro capo (ma non è questo
un ulteriore indice assai significativo, essendo impossibile immaginare altra
spiegazione per il “muro di gomma”)?
Per
concludere, possiedo dei precisi indizi
che fanno ritenere che la conquista della azienda a cui ho fatto sopra cenno
non sia altro che un primo esperimento di applicazione di una metodologia
uguale o simile per la attrazione nella
propria orbita criminale di altre importanti aziende. Ipotesi di una attività
eversiva, quindi, che espone la nostra società al rischio di un asservimento
economico senza precedenti. Questo ultimo punto rappresenterebbe una ulteriore
aggravante di un disegno che a mio parere emerge comunque dalla vera e propria “cartina di tornasole”
che la mia vicenda rappresenta: la presa di un potere, non cruento(fino a questo momento, per
fortuna) ma non per questo meno
insidioso e devastante, da parte del precedente regime! Qualcuno ricorda che, credo da una
intercettazione, è emerso che il precedente premier aveva dato ordine ad un
generale dei carabinieri di querelare qualcuno (Di Pietro, se non vado errato?)
Sandro
Dallavalle, via del Solstizio,2, 31044 Montebelluna (TV) tel
uff. 0423303623,casa 0423609390,fax 0423608266, mail sandro@essedistudio.com
Elenco allegati:
(sito
http://www.essedistudio.com/piovra)
All.
1 : stampa.dimissionischiavon_oggitreviso_21062012.pdf
e stampa_schiavon_lavocedirobinhood.pdf
All.
2 : osvaldopettene.pdf
All.
3 : cassazione_bonotto.pdf , sentenza001.pdf
e sentenza002.pdf
All. 4 : farneticazioni.pdf
All. 5 : luca_deli_7.pdf
All. 6 : stella.pdf
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